TransAnatolia 2017

link.png Chaleco, dal cuore d'oro


foto di gruppo al bivacco di Chaleco con i bimbi orfani.jpgAll'entrata del bivacco di Calama c'è un gigantesco Dumper, oltre ad un poco di pubblico. Poche persone, però simpatiche e calorose, che sfidano il vento e la polvere, micidiale, del primo pomeriggio per vedere passare da vicino i loro beniamini, a cominciare dal Chaleco Lopez, l'eroe di casa.

Il bivacco è lo stesso di due anni fa, una immensa distesa di sabbia senza nulla intorno, spianata, e con questo Dumper che ricorda a tutti come Calama sia la sede della più grande miniera di rame del mondo, all'aperto. La città è poco lontana ed è una bella cittadina, grande, ben organizzata, a 2000 metri di altezza, per cui già si sa che appena calerà il sole bisognerà correre a coprirsi per sopravvivere al freddo. Due anni fa qui alla notte scendemmo sotto lo zero.
Intanto parliamo di classifiche perchè Francisco Chaleco Lopez oggi ha vinto a mani basse. Il pilota cileno in realtà ha viaggiato insieme a tutti gli altri ma essendo partito dalla settima posizione è stato il migliore sul traguardo. Alle sue spalle si attesta Ruben Faria, il portoghese della squadra di Cyril Despres e lo stesso Cyril ma i distacchi sono importanti: 2'34” per Faria e 3'48” per il francese. Botturi inizialmente era quarto in classifica ma poi è arrivato Kurt Caselli – Ktm – e ha scalzato Bottu che in questa maniera scivola in quinta posizione  lasciando tutti e 4 i posti alla Ktm, cosa che dall'inizio della gara non era ancora successa.
Chiedo a Chaleco come era la speciale e lui la descrive con dovizia di particolari, prima di sedersi a mangiare un boccone.
Chaleco con i bambiniChaleco è una persona straordinaria. Saluta tutti quelli che al bivacco si avvicinano a lui e lo inneggiano e gli battono le mani. Ha un sorriso e una parola per tutti e ci sediamo a mangiare, insieme a Bottu, Pedrero, Jordi Duran, Walter Fortichiari. Parlano della speciale, di quanto vanno forte le Yamaha e di quanto è bravo Olivier Pain, dicono che naviga bene e va veloce, mentre ognuno di loro si lamenta di qualche cosa...Pedrero chiede la velocità di punta agli altri e dice che la sua moto non andava oltre i 155 km/h, gli altri prendono nota mentalmente e non rispondono. Chaleco invece racconta dei due cali di potenza della sua Ktm “mi sono messo una paura !” dice, ma sia Walter che Botturi gli dicono che dipendeva dall'altitudine – circa 2000 metri – di un tratto della speciale. Intanto Botturi mentre gli dico 'ora sei la prima Husqvarna in classifica', perchè Viladoms ha avuto un problema all'iniezione, mi spiega che durante la notte hanno cambiato motore e che quindi ha preso 15' di penalità.
Capisco il suo rammarico però, finisce solo undicesimo a 27' di distacco da Pain e, veramente, la Dakar non è neanche a metà, ancora. Poi qualcuno viene a parlare con Chaleco e allora lui ci dice velocemente, “stanno arrivando dei bambini orfani a salutarci” e ci raccomanda con uno sguardo di essere carini con loro, come se ci fosse bisogno di dirlo. Arriva la frotta di piccoletti, tutti vestiti uguali, uno più carino dell'altro e ci salutano tutti, stringendoci le mani e apostrofandoci con un “hola!” pieno di allegria ma anche di un po' di timore. Chaleco è fantastico con loro, ci parla, firma i loro cappellini, gli mostra il casco, i suoi guanti e fa fatica a toglierglieli dalle mani, scherza con loro che lo guardano estasiati mentre uno dei bimbi è rimasto affascinato dai bicipiti del Bottu e lo fissa a occhi sgranati. E' in questo momento che la roccia Botturi si commuove, si gira dall'altra parte mentre guarda anche lui 'sognante' Chaleco così a suo agio con i bambini. Poi vanno via salutandoci con affetto e si ributtano nel polverone del bivacco, contenti come non mai di aver parlato e toccato l'idolo delle folle qui in Cile.