TransAnatolia 2017

link.png Nani Roma: "Non è più la Dakar di una volta"


Nani Roma e la sua MiniUn'analisi attenta quella dell'ex motociclista catalano, al termine di questa Dakar che lo ha visto giù dal podio per soli 8 minuti. Nani ha chiuso in quarta posizione con la sua Mini All 4 Racing, dopo il secondo posto dell'anno scorso, sempre alle spalle di Peterhansel. Ecco uno suo scrupoloso esame della Dakar, così com'è ora, con le differenze da quella di non così tanti anni fa.

L'hai ammesso anche tu, questo quarto posto ti va stretto, eri venuto per vincere...

Assolutamente vero. Ma sia, la gara è diversa ogni anno dall'altro. Lo scorso anno abbiamo cominciato una gara tranquilla, è andato tuttoNani Roma bene, e abbiamo finito al secondo posto. Questo anno invece abbiamo cominciato male fin dal primo giorno e in questo modo entri subito in una dinamica negativa. Stai sempre con il pensiero vado bene, oppure no, parto davanti o parto indietro...Poi abbiamo vinto una speciale, e siamo partiti davanti, abbiamo aperto la pista e sai che quando parti davanti arrivano i problemi".

E difatti Nani è venuto giù male da una duna, non per colpa sua ma per un gruppo di fotografi ed operatori tivù che lo hanno deviato su un passaggio difficile - eh sì, succede anche questo sui rally, e più spesso di quanto si possa pensare -  e c'è rimasto incastrato. Per tirarsi fuori c'è voluto un sacco di tempo.

"Purtroppo siamo finiti in un buco...Abbiamo avuto l'unica chance di aiutare Stephane in quel momento. Il mio copilota è sceso al volo per avvertirlo di non passare da dove eravamo passati noi..ma per il resto. Sai alla fine, abbiamo fatto tutta la gara con la motivazione e la passione di trovare, cercare, questo posto e sono felice perchè ci sono riuscito. Con un'ora di ritardo sapevamo che non potevamo fare granchè, però almeno siamo quarti".

Recuperare il tempo perduto è sempre più difficile in questa Dakar ?

 "In una gara come questa con speciali da due ore, tre al massimo, cosa vuoi fare? Ho parlato con tante persone, compreso David Castera e gli ho detto che non avevo mai visto prima una Dakar con speciali così corte, nel senso di tempo...Solo il giorno che abbiamo fatto da San Miguel de Tucuman a Cordoba, e siamo stati in giro per tante ore, abbiamo visto quanti danni e incidenti si sono concentrati in quella prova, con quelle due speciali lunghe. La gente dopo 3 o 4 ore si affatica, fa errori, perde la concentrazione...Tutti si chiedevano ma come mai sono successe tutte queste cose in questa tappa che non era neanche difficile, relativamente?"

La risposta arriva spontanea: "E' ovvio, dai un'occhiata alla gara:  la prima speciale 2ore e 30, la seconda due ore e 45, la quarta tre ore, la quinta tre ore e mezza, poi due ore, poi un'ora e mezzo e non conto i trasferimenti...Se fai un errore, non essendoci più una gara lunga con sei, o sette ore di prova speciale, non hai più il tempo di recuperarlo...Adesso la Dakar è cambiata, non la riconosco più. Non è quella che io ho conosciuto, quando partivi alla mattina per una tappa di sette, o anche dieci ore, in moto, o in macchina. Quella era una storia diversa, un altro ritmo, ed ogni giorno succedeva qualcosa...Adesso non più. Devi fare una gara perfetta, anche perchè ora è veloce, tantissimo, è un'altra storia. E quindi mi assumo le mie responsabilità, ho sbagliato, è vero, non voglio dire di no, ma è difficile recuperare con questa Dakar".

Detto questo parliamo del suo pupillo, Joan Barreda che Nani Roma sta seguendo nella preparazione e nella sua crescita professionale. Che mi dici della Dakar di Barreda?  "Joan è stato molto bravo ma penso che adesso si debba fermare a riflettere, lui ed anche il suo team. Lui ha fatto un errore, sicuramente, ma credo che il primo errore lo abbia fatto il suo team. Che è un grandissimo team, formato da gente appassionata, ma credo che sia ancora una squadra giovane e debba imparare. Il suo team manger è bravo - Wolfgang Fischer - ma deve imparare. Sono persone straordinarie e c'è un grandissimo potenziale ma loro si devono sedere ad un tavolo e devono parlare. La moto è straordinaria e penso che Joan abbia un potenziale esagerato, così come Husqvarna e Bmw: hanno tutto, ma devono imparare..niente di drammatico. Si può fare, ognuno si deve fare una autocritica, come faccio io. Mi guardo nello specchio e mi faccio autocritica, sempre, e questo è molto importante. Lo devono fare anche loro, assumersi le colpe dei loro sbagli, non può essere sempre colpa degli altri. E penso che una volta fatto questo possano davvero diventare un grande team. Sono sicuro che ce la faranno".