TransAnatolia 2017

link.png David Castera, a 360 gradi, dal dopo Dakar 2013 a domani...


Ho tenuto questa intervista nel cassetto aspettando di pubblicarla esattamente il giorno prima della conferenza stampa che a Parigi avrebbe svelato il percorso della Dakar 2014. David Castera è il protagonista di questa chiacchierata a 360 gradi, spaziando ovviamente dalla edizione 2013 e finendo a quella che domani vedrà la luce. Il direttore tecnico della Dakar si racconta in queste righe, con la semplicità che lo contraddistingue e che me lo fa stimare sempre moltissimo. Ora poi, che sta per trasferirsi in Argentina con tutta la famiglia, la stima nei suoi confronti aumenta ancor di più...con un pizzico in invidia, anche .

Cominciamo parlando del bilancio di questa Dakar 2013.

"Bè direi senza dubbio un bilancio positivo. Ho parlato con tanti piloti alla fine della gara e nel complesso mi sono sembrati tutti soddisfatti...Hanno trovato la gara interessante e personalmente ci sono state diverse cose che mi sono piaciute. Partiamo prima di tutto dall'aspetto sportivo. Nella gara moto c'è stata una bellissima battaglia, credo che da diversi anni non ci fossero distacchi così piccoli, ed oltre ai piloti ci sono anche diverse Marche davanti e questo è sicuramente positivo. Sono contento anche perchè si sono perduti, abbiamo fatto della buona navigazione, siamo riusciti a complicare un po' la navigazione che non è una cosa facile da fare, di solito. I piloti hanno avuto qualche esitazione, un po' di ritardo, commesso errori, e questo va bene, è interessante... è lo charme dei rally raid. Anche nelle auto è stato una bella gara, per fortuna – checchè ne dicano gli altri – avevamodavid al briefing fatto dei cambiamenti nel regolamento, cominciando proprio dalle flangie del turbo dei buggy 2 ruote motrici.  Se non l'avessimo fatto si sarebbe tutti trovati in un bel pasticcio....Credo che abbiamo preso la giusta direzione... forse dobbiamo fare qualche aggiustamento ma questo è un nostro problema. Stiamo andando nel senso giusto: la corsa è più aperta, ci sono più veicoli che combattono per la vittoria con buone possibilità, più vetture che possono equivalersi e vanno bene, una gara più aperta...avremo un 'plateau' più grande, come a suo tempo fu quando lanciammo l'idea di una cilindrata da 450 cc nelle moto. Al momento ci chiamarono folli, ma vedi oggi come sono andate a finire le cose. Per i camion è un discorso diverso visti i tre Kamaz nei primi tre posti....
Bè però questo è un risultato buono per loro, se calcoli che nell'ultima edizione le cose erano andate diversamente.
"Assolutamente sì, basta guardare la classifica 2012 senza neanche un Kamaz nei primi posti. Vuol dire che hanno lavorato bene, che si sono evoluti, che i giovani piloti stanno crescendo...anche se bisogna ammettere che De Rooy ha dato loro una bella mano. Sono tutti aspetti che mi fanno essere soddisfatto dell'edizione 2013".
Voglio chiederti una cosa...quando ci si trova obbligati a tagliare un pezzo di percorso, ad accorciare o annullare una speciale, ti fa male, vero?
“Sempre, sì, certo che sì. Sai benissimo quanto ci mettiamo per creare un percorso..fa tutto parte di un equilibrio, l'insieme delle tappe. Quando costruisci il percorso cerchi di costruire una cosa che va dalla tappa di domani, a quella del giorno dopo...speciali che si appoggiano una sull'altra e se ne levi una è come far cadere tutto il castello di carte. E quando sei tu che le hai tracciate ti fa ancora più male. Qualcuno diceva bisogna lasciarle, ma non sarebbe stato lo stesso. Ci sono momenti in cui devi prendere la decisione e ti fa male al cuore ma devi farlo. Le moto, anzi, sono riuscite a fare quasi tutto il percorso. Giusto le auto hanno avuto più problemi”.
Ti aspettavi una meteo così quest'anno?
Ma, sai che c'è questo rischio, esiste sempre. Fino ad oggi abbiamo sempre fatto un percorso con fiumi, guadi, Fiambalà...sfortunatamente"
Ho visto Jean Pierre Fontenay prima – pilota dell'equipe d'apripista – e mi ha detto che loro non hanno visto nulla, e ci precedono di due giorni...
“Esatto, lo so, non hanno visto nulla, ma noi arriviamo dopo di loro e tutto cambia...Ripeto il rischio esiste, e lo sappiamo”.
Aver ritardato la partenza al 5 gennaio è stata una buona idea per te? Sarà sempre così?
“Non resterà sempre così. Però pensiamo di alternare il periodo della partenza a seconda degli anni. Se fossimo partiti il primo gennaio la gente sarebbe dovuta partire da casa a Natale, come accadeva prima, e questo non fa piacere a nessuno. Ma il prossimo anno forse partiremo il 4 e forse l'anno dopo di nuovo l'1”.
Qualcuno dice che la gara era un po' facile, soprattutto in moto...le solite voci, oppure ?
“Sì lo so, ma mi sorprende un po' perchè invece per le auto non è certo questa la sensazione. Secondo me invece il discorso è diverso. Nel parco partenti moto noi di anno in anno facciamo una maggiore selezione, oltre a piloti preparati a livello sportivo e fisico, magari non super piloti,  cerchiamo anche persone motivate che hanno buona volontà...abbiamo rifiutato 60 piloti, e penso che noi eliminiamo via via le persone che non hanno esperienza e non sono preparate. Però guarda anche le moto: sono tutte belle, preparate bene, nuove, e i piloti si sono evoluti, anche il morale...Magari qualcuno non è bravissimo ad andare in moto ma ha una tale forza morale che gli ha permesso di arrivare in fondo, magari addirittura dopo essersi fatto male".
Come viaggia David Castera sul rally?
“Parto in aereo tutte le mattine prestissimo in modo tale da trovarmi dall'altra parte, all'arrivo, al momento della partenza della tappa. Prima della partenza della prima moto io mi sono installato sul PC Course e da lì gestisco tutta la sicurezza, i movimenti degli elicotteri, le auto, e recupero tutte le info..”
Te ne stai nascosto tutto il giorno lì dentro - sorrido - ...non riesci neanche a seguire la gara sul terreno
“Non sono nascosto – ride alla mia provocazione – ma questo è il mio ruolo. Sono io che conosco il rally e il terreno, che sa  come posizionare le persone, dove, che le preparo in funzione del terreno, e sono obbligato a seguire la sicurezza..Non riesco a girare per il bivacco, ci vado pochissimo. Quando la tappa è finita noi dobbiamo preparare il road book, c'è molta pressione su questo e dobbiamo concentrarci passiamo molto tempo con Tiziano Siviero sul road book".
Quanto riesci a dormire durante la notte
“4 ore, ogni notte”.
Bastano?
“Sì, per quindici giorni si, poi quando arrivi a casa esplodi. Quando rientro sono malato per due giorni, ma malato vero !”
E veniamo al percorso del prossimo anno, 2014.
“Ci sono tante cose da decidere (bisogna ricordare che l'intervista è di fine gennaio) e non siamo così avanti come invece è accaduto negli anni scorsi. Stiamo negoziando ancora per diverse opzioni, abbiamo alcune nostre idee, ma non abbiamo ancora un'opzione sicura. Bisogna pensare che quello che andremo a fare nel 2014 ricade anche sull'edizione del 2015 e sul 2016. In tutte le nostre negoziazioni che portiamo avanti con i Paesi interessati noi cerchiamo di avere sempre un po' di anticipo: la prossima Dakar,ok, ma discutiamo nello stesso tempo di quella a seguire. Ci sono cose che vorremmo fare e che se non sarà possibile fare sposteremo all'anno dopo ed è su questo punto che non siamo completamente d'accordo, ma ci sono cose che si stanno preparando...Il 'nuovo' è bello ma non lo conosci e hai bisogno di scoprirlo subito, perchè non sai cosa attenderti. Siamo su due filosofie...o cose ben note nel prossimo anno e completamente nuove nel 2015, in un senso o nell'altro, oviceversa, è qui il nodo della faccenda”.
Vai ancora in moto?
“Pochissimo, purtroppo. Ma conto di ricominciare. La Dakar ha completamente cambiato la mia vita. Avevo immaginato che fosse un lavoro di un certo spessore ma da quando siamo qui in Sud America siamo entrati in un nuovo modo di lavorare, che chiede più energia e abbiamo più persone che lavorano con noi. Malgrado quello che la gente può pensare è molto più difficile e complicato organizzare una gara come la Dakar in un Paese civilizzato, sviluppato, dove c'è tutto. E invece è molto più complicato perchè ci sono procedure più complicate, fogli, autorizzazioni, permessi...”
Quanto tempo fa hai cominciato?
“Me lo hanno proposto nel 2005, nel mese di novembre, sono arrivato per caso. Ho fatto l'edizione 2006 così, senza conoscere il percorso, in sostituzione di Stephane Le Bail che si era fatto male in un incidente. Un azzardo, ma mi avevano visto nell'edizione precedente lavorare sulle 'malle moto' e così Etienne mi ha chiamato. Incredibile, non conoscevo nulla! Facevo tutti i briefing spiegando alla gente dove doveva passare e io non li avevo neanche mai visti quei posti...Favoloso. E poi ho proseguito, 2007,8,9,10,11,12,13”.
Te l'aspettavi questa carriera?
“Sono sincero? No ! Sono contento perchè prima ero pilota, poi avevo una piccola società di organizzazione di eventi, lavoravo tranquillo, tutto solo – campionato di Francia di enduro, di cross country, di rally, ...Dopo ha preso una dimensione un po' diversa, mi sono trasferito, e voilà. Prima pensavo solo 15 giorni alla Dakar ora...”
Ora forse sono solo 15 i giorni in cui ti puoi permettere di non pensare alla Dakar?
Ridiamo insieme “Esatto. Vero, è vero ! Forse riesco a malapena a ritagliarmi 15 giorni di vacanza nell'arco di un anno, all'incirca”.