link.png Laia Sanz, nessuna come lei


Laia bivaccoQuesta lunga intervista con Laia Sanz è stata realizzata alla fine della Dakar 2013, all'ultimo bivacco, in tutta tranquillità..si fa per dire visto che Laia riceve un mare di telefonate tutto il giorno per collegamenti radio, interviste ed altro. Non l'ho pubblicata fino ad oggi perchè l'avevo realizzata prima di tutto per Enduro Magazine, il magazine francese e poi per Scout Motorbikers e non è professionale uscire con lo stesso materiale. Per cui, ora che tutti e due l'hanno già pubblicata posso proporla anche ai lettori di WRR.

Prima di tutto è stato trial, 12 titoli mondiali, poi è stato l'enduro con il titolo mondiale, il primo, conquistato nel 2012. Ma finalizzato ad una cosa sola: correre la Dakar.
Laja Sanz, 27 anni, l'ha sempre saputo, fin da quando, piccolina, guardava la televisione e seguiva la Dakar, i piloti, le loro avventure, il deserto, la fatica...
“Dieci anni fa avevo una moto da enduro e andavo sempre a girare al campo da cross – ricorda la spagnola - poi sono caduta e mio papà me l'ha tolta, mi ha detto basta e ha venduto la moto !”.
Ma non è bastato, vero?
“No. Due anni fa ho fatto la mia prima Dakar e per prepararla ho ricominciato con l'enduro. Tre anni fa spingevo per fare la Dakar e allora ho cominciato a fare il mondiale di enduro e ad allenarmi”.
Perchè proprio la Dakar?
“Da piccola la guardavo alla televisione, ma non so bene perchè...Guardavo tante cose in realtà in tivù, la Formula uno, i rally, ma la Dakar mi aveva catturata, a ripensarci oggi non saprei dire perchè...”
Era un sogno?
“Sì, certamente, si... ma da piccola non avrei mai immaginato di riuscire a farla. Però penso che grazie a tutto quello che avevo fatto prima – il trial, cioè – ho avuto la possibilità di avere i soldi e di trovare gli sponsor per andare a fare la Dakar”.
Chi ti ricordi dei primi tuoi anni di appassionata alla Dakar?
“Mi ricordo le battaglie di Peterhansel in moto, Arcarons, Mas e poi Meoni”.
E poi che cosa è successo? Come hai conosciuto Jordi Arcarons?
“L'ho conosciuto perchè Jordi era team manager alla Repsol ed anche io faccio parte del team, con il trial, e lui sapeva che io volevo fare la Dakar...”
Scusa, ma come faceva a saperlo?
“Gielo avevo confessato io, qualche anno prima e lui mi aveva risposto, sei matta ! Poi mi ha visto fare trial, siamo andati a fare enduro una volta insieme e lui si è convinto. E così abbiamo deciso di venire a fare la Dakar”.
Nacque così la vostra prima Dakar, tu ed Arcarons al tuo seguito...
“Sì, però non è che si fece tutta la gara insieme. Lui mi ha aiutato ad avere fiducia in me, sapevo che avevo lui alle spalle e quindi ero più tranquilla. Per me si trattava del primo rally e quindi i primi tre giorni ero totalmente sperduta fra road book, GPS, navigazione, però alla fine sono andata abbastanza bene per essere il primo anno”.
Se tu dovessi fare un confronto fra queste tre Dakar quale ti è piaciuta di più?
Non esita neanche un secondo: “Questa ! Senza dubbio. Vedi, la prima ti rimane dentro, perchè è la prima, la sensazione che ho provato a finire la prima Dakar non l'avrò mai più. Però quest'anno come gara, come tappe, per la mia guida...è questa la Dakar migliore, quella in cui sono orgogliosa di me. E' questa, sono andata molto meglio rispetto alle altre..”
E poi c'è stata la notte trascorsa nel deserto...
“Sì, davvero ! Me ne avevano sempre parlato ma non l'avevo mai vissuta di persona. E' stato brutto perchè penso che potevo fare un bel risultato quest'anno, secondo me potevo puntare ad arrivare nei primi 25, ma nello stesso tempo sono cose che succedono, meglio che sia per una rottura che non per una caduta. Alla fine sono riuscita ad arrivare e questo è quello che conta, e sono cose che ti servono per imparare”.
Ti va di raccontare che cosa è accaduto esattamente quel giorno?
“Ma, guarda, una rottura stranissima. Non era mai accaduto prima. Questi motori li usiamo tantissimo e non hanno mai un problema, penso che potremmo correre tre Dakar di fila senza romperne uno, e invece..è saltato un tubo dalla testa, ho perso tutto l'olio ed è entrata la polvere. Mi sono fermata e ho cercato di aggiustarlo come possibile ma dopo dieci chilometri si è staccato di nuovo. Allora ho aspettato Miguel che ci fa da 'seguidores' quest'anno e mi ha tirato con una corda per 30 chilometri fino alla fine della prima speciale. Nel tratto di neutralizzazione abbiamo cercato di riparare il motore ma dopo 3 ore non avevamo risolto nulla. Allora per non ritrovarci fuori gara siamo ripartiti per circa 100 chilometri fino all'entrata della seconda speciale, al traino. Lì ci hanno detto che se non fossimo partiti per la speciale ci avrebbero messo fuori gara e quindi c'era poco da scegliere. Siamo entrati, con la corda. Poi la moto si è accesa e sono riuscita a fare una ventina di chilometri, poi si è spenta e ho proseguito al traino, con la corda legata alla moto di Puertas. Siamo entrati nella seconda ps alle 6 e mezza di pomeriggio, e dopo due ore era buio. E' stato brutto, io non avevo neanche la luce...la corda si continuava ad arrotolare e ad impigliare nel disco, sono caduta diverse volte..siamo arrivati al bivacco di Carlos Paz alle 5 e mezza di mattina”.
Ti sei un po' scoraggiata? Hai pensato di fermarti lì e di farla finita con questa gara?
“Sì, sinceramente un po' il pensiero mi è venuto. Dopo essere caduta tante volte, sono anche caduta un po' forte e per fortuna c'era Miguel che mi ha aiutato tantissimo, mi ha dato la forza, mi ha spinto tanto, senza di lui non ce l'avrei fatta”.
E quando sei arrivata al bivacco?
“Sapevo che avevo solo un'ora per poter dormire. Mi sono buttata con l'abbigliamento da moto sul materassino, con polvere, olio, sporchissima. Mi sono svegliata e mi sono fatta una doccia perchè ero veramente in uno stato pietoso. Poi siamo andati dai medici perchè per ripartire ci voleva il loro benestare e siamo partiti. E' stata durissima. Mi hanno fatto partire mezz'ora dopo l'ultima moto, quindi tardissimo. Miguel ed io eravamo insieme e siamo andati pianissimo perchè avevamo sonno ed eravamo stanchi, sembravamo due morti. Faceva un caldo da morire...”.
Ma è successo ancora qualcosa in questa speciale, vero?
“Dalle tante botte che la moto aveva preso il giorno prima ho rotto tutto il supporto della strumentazione. Ci siamo dovuti fermare perchè stavo perdendo tutto. Abbiamo cercato di fissare le apparecchiature ma era impossibile, allora me le sono legate sulla schiena e ho proseguito così...Erano pesanti e portarle sulla schiena è stato un calvario. C'è successo di tutto in due giorni...siamo arrivati al bivacco alle nove e mezza di sera e dopo aver fatto il road book sono andata a dormire. Ho dormito 5 ore, veramente bene, e il giorno dopo quando sono ripartita mi sentivo bene e ho chiuso con il 25° tempo”.
Le guardi le classifiche durante la gara?
“Un po' sì, ma non è che mi preoccupa la posizione. Se io sono contenta di come sono andata per me non ha importanza che posizione ottengo, però mi serve per fare il confronto con gli altri, per capire come vado. Sai, dopo tre o quattro giorni di gara si finisce per viaggiare con gli stessi piloti. C'è un gruppetto che fa più o meno sempre gli stessi tempi e quindi in speciale ti ritrovi sempre con la stessa compagnia, per così dire. Hanno il tuo ritmo...c'erano piloti che fino a quando non ho avuto il problema in speciale correvano con me tutto il giorno”.
Parliamo della tua vita privata...hai amici, o frequenti persone, che non vanno in moto?
“Sì certo. Tanti. Però la maggior parte è gente o appassionata di moto, o di macchine perchè è il mio ambiente. Però ho tanti amici a cui non piacciono i motori, oppure altri amici che ho conosciuto al centro sportivo dove studiavo...”

Il tuo tempo libero, anche se poco, come lo trascorri?
“Mi piace il cinema ma non ho molto tempo per andarci. Però mi piace andare a cena con gli amici, uscire ogni tanto. Faccio una vita normale quando non vado in moto...”
Il che vuol dire?? In un anno quanti giorni non vai in moto?
Ridiamo tutte e due perchè conosciamo la risposta “Pochi, troppo pochi. Dipende. Di solito mi alleno, alla mattina sono in moto, poi mangio e al pomeriggio vado in palestra, però fra andare e tornare...esco di casa alle 8 e torno alle 20...A volte parto da casa in moto oppure in bici...”
Fai molta bici per allenarti?
“Sì ho cominciato da due anni a fare bici anche se per il trial non va bene, non è un tipo di allenamento adatto..Per la Dakar invece è un allenamento che mi ha aiutato molto. Durante l'anno fra trial e l'enduro non ho tanto tempo però quando finiscono i campionati salto in sella e pedalo”.
Con chi ti alleni di solito?
“Con Marc Guasch (l'altro pilota della Gas Gas) è bello perchè andiamo via insieme, tante ore in moto, oppure in palestra o in bici, è più divertente in due...da solo a volte non andresti, magari ti dici 'oggi resto a casa, non ho voglia' e invece in due questo non succede”.
La musica è importante in gara? Che musica ascolti?
“Ne ascolto tanta perchè mi piace molto. Italiana, un po' di tutto, Jovanotti, Vasco Rossi, Eros Ramazzotti, Coldplay, Springsteen...Qui alla Dakar per non addormentarmi mentre faccio il road book oppure nei trasferimenti l'ascolto tanto”.
Ma quando esci alla sera, con gli amici, ti metti in tiro?
“Sì, certo. Mi curo, mi trucco. Tanta gente mi conosce qui alle gare e poi mi vede quando usciamo e cambio tanto. Qui alle gare non hai tempo di pettinarti, di metterti le creme, ma se sono a casa mi curo...Abito da sola, ho un compagno, Andrea...Si preoccupa tanto nel sapermi qui...Ci messaggiamo tantissimo, non ci telefoniamo perchè costa troppo...Ma mi sostiene tanto, ed anche i miei...”
E in questo 2013 che farai??
“Non lo sappiamo ancora, abbiamo detto che ne avremmo parlato a fine Dakar. Penso che questo 2012 sia stato troppo duro, troppe cose da fare...Per farle bene devi puntare solo ad alcune...Mi spiacerebbe non fare più il trial perchè mi ha dato tantissimo, però devo preparare la Dakar. Se facessi solo quella avrei la possibilità di andare più forte, credo che enduro e Dakar siano più compatibili...Adesso però prima voglio fare un po' di vacanze..Basta moto per un mese, anche il corpo ce lo chiede...Per me vacanza vuol dire non pensare alla moto, fare sport, questo sì perchè non mi piace fermarmi mai, però niente moto”.
Hai una tua cameretta qui sul camion durante la Dakar?
Laia Sanz, cuccetta“L'ho sempre avuta su questo camion, dalla prima Dakar ed è fondamentale, non tanto per il lettino, quanto per il proprio bagno e la propria doccia.  Ho avuto questa fortuna e anche se è piccolissima ne sono davvero contenta. Penso che qui la gara sia molto dura sportivamente, le tappe sono più tattiche rispetto all'Africa, però i bivacchi sono un'altra cosa...molto più facile da vivere..”
Piloti preferiti?
“Da quando corro la Dakar li ammiro ancora di più..quelli che stanno davanti per 15 giorni correndo sempre a manetta... sono incredibili”.