TransAnatolia 2017

link.png Curiosità e storie della prima tappa in Romania


Ci voleva Botturi in questa gara. Lui si che si sarebbe divertito. Perchè questa non è propriamente una Baja, bensì un vero enduro, roccioso, lungo, sinuoso, tecnico da impazzire. Al punto che i quad hanno fatto una fatica pazzesca in questa speciale lunga, così come i motociclisti specie quelli non allenati che dopo i primi venti chilometri si sentivano le braccia di "ricotta".

Le storie da raccontare sono già numerose, e fra queste un paio fanno parte della prima giornata, quella di ieri, e vanno assolutamente raccontate perchè danno l'idea dell'atmosfera, secondo me, unica di queste gare, e di questa disciplina.

A cominciare dalla prima tappina - diciamo così essendo una speciale di soli 7 chilometri - ieri pomeriggio. Alla partenza della speciale erano le auto ad entrare per prime e a seguire dovevano partire le moto solo che quando il numero 1, Alessandro Ruoso arrivava alla linea dello start il commissario che dava la partenza gli diceva di aspettare perchè c'era una vettura che si era impantanata e stavano cercando di tirarla fuori. Così tutti i piloti moto che sopraggiungevano si fermavano ad aspettare e a guardare quello che accadeva. L'auto impantanata era poco lontana da lì e c'era un'altra auto, dell'organizzazione, che la tirava per farla uscire dal fango. Il risultato è stato che anche la vettura venuta in soccorso si impantanava, di brutto. Allora arrivava una terza macchina ed anche l'organizzatore andava a vedere che cosa stava succedendo. Quando si è reso conto che anche il terzo mezzo stava per rimanere dentro decideva di lasciar perdere. Faceva uscire le due vetture di soccorso e decideva che sulla pista c'era abbastanza spazio per passare, nonostante la macchina ferma, e così dava il via alla prova Partenza peterper moto e quad.

A quel punto quando tutti si risistemavano per partire Stephane Peterhansel aveva qualche difficoltà a riavviare la sua Yamaha e Ruoso, in maniera devo dire carina, non arrogante, e con grande semplicità, si avvicinava e gli diceva "Ti spiego come si fa a mettere in moto questa Yamaha". Ero personalmente presente alla cosa e stavo per intervenire dicendo a Ruoso..."ma tu lo sai con chi stai parlando?". E invece sono rimasta zitta, per vedere come andava a finire mentre e Stephane guardava Ruoso ed accettava il consiglio. "L'avevo anche io questa moto - gli dice il pordenonese - e quando l'accendi devi cercare di farle fare questo scattino". Non è facile da spiegare, ma chi va in moto sa di cosa sto parlando. Stephane capisce quello che gli sta dicendo e lo mette subito in pratica, e voilà la moto parte al primo colpo. Sorride, il sei volte vincitore della Dakar in moto, e fa altri due tentativi, e la moto di nuovo parte al primo colpo. A quel punto ci scappa un sorriso, e gli dico "ed io che pensavo che tu non avessi più nulla da imparare". Peter ride e aggiunge, "certo avrei preferito una bella accensione elettrica" e subito dopo ringrazia Ruoso che nel frattempo si era già infilato il casco e si preparava al via. Questo vuol dire essere dei grandi campioni, ed anche delle belle persone: umiltà e gentilezza, sono due doti imprescindibili.