KRKA 2018

link.png Cyril Despres dopo la sua prima gara su Yamaha


CyrilEra ovvia. Anzi scontata. Ti pare che Cyril Despres viene in Sardegna a fare la sua prima gara della carriera con una Yamaha e non gli si chiede come è andata? Ma ti pare che lo rimandiamo a casa senza mettere il naso nelle sue prime sensazioni? Scambiate alla sera, nella discoteca che ospitava la premiazione, davanti ad un cocktail, a quattr'occhi.

E' abbastanza ovvio e scontato che ti chieda le tue prime impressioni sulla nuova moto...
“Bè certo, è ovvio, ma soprattutto parliamo di prime impressioni in gara perchè questo ha rappresentato la Sardegna. Dei semplici test, solo per provarla, li avevamo già fatti, in Francia e in Spagna. Ma non con questa moto, bensì con la moto da rally....- e prosegue - Le impressioni sono buone, talmente buone che mi sono trovato a giocare un ruolo da protagonista già nella prima giornata di gara, e non credevo di avere un buon ritmo fin da subito...La moto che ho utilizzato qui in Sardegna ha la stessa base che già abbiamo usato sulla moto da rally, a parte la carena che non è ancora pronta. Si tratta del modello da cross YZF 450 modificato per i rally, con le stesse sospensioni perchè dato che non conoscevo la moto e non avevamo neanche il tempo di organizzarci...”.
Impressione positiva, dunque?
“Assolutamente positiva. Un motore molto buono, il telaio in alluminio non ha nulla a che fare con quello che ho utilizzato in questi 12 anni con la KTM, cambia a livello di peso, il motore è diverso (la testa è rovesciata), l'iniezione è sul davanti, lo scarico dà sul posteriore, le masse del motore sono utilizzate differentemente, l'equilibrio dei pesi... soprattutto i pezzi in rotazione e la posizione del motore sono diversi...L'equilibrio è simile. E' una moto che funziona con una iniezione, la stessa della moto da rally: la potenza del motore, lo spazio di utilizzazione, sono molto gradevoli, e l'iniezione si adatta a seconda del posto in cui ti trovi: in riva al mare, al caldo, al freddo, in altitudine. Non è male...”
E le sospensioni?
“Le sospensioni, onestamente, non abbiamo avuto il tempo di provarle...Abbiamo fatto qualche piccola regolazione durante la gara ma praticamente quasi nulla. La base della regolazione della moto è standard e arrivare qui...- poi cambia argomento, o meglio pensa alla classifica - è un peccato che non siamo riusciti ad ottenere un posto migliore in classifica, però il nostro progetto si basa su un lavoro di tre anni che riguarda la Dakar che è ben diversa da un Rally in Sardegna. Io sono un pilota e non è mai simpatico correre e non giocarsi la vittoria”.
Contratto di tre anni dunque, che comprende cosa? Ti occuperai tu dello sviluppo della moto?Metge
“Sono io che correrò sulla moto anche durante i test, insieme a Mickael Metge...saremo tutti e due...”
Durante la Dakar, quest'anno ti è accaduto di correre accanto alla Yamaha, magari con Olivier Pain, o con Verhoeven, hai notato qualcosa in particolare di questa moto?
“No, sai come sono fatto io. Non presto mai particolare attenzione, non lo so. Quando sono in gara io mi occupo della mia gara, non degli altri, e neanche delle loro moto. Però la Yamaha mi interessava. L'ho provata per capire se ci stavo bene sopra. Ma avevo voglia di partire con loro per questo progetto. E la moto mi è piaciuta. Per questo ho preferito firmare con loro...Ripeto: la moto mi piaceva, ma mi interessava soprattutto il progetto nel suo insieme”.
Hai fatto le prove davvero insieme a Peterhansel o era piuttosto una sessione fotografica?
“Abbiamo provato insieme in effetti,  giusto due giorni...per foto e video”
Ti ha dato dei consigli?
“Mah, veramente lui era molto più curioso di provare la moto da rally perché non l'aveva mai provata e allora ha approfittato dell'occasione. Abbiamo una relazione molto amichevole uno con l'altro...”
Quali sono adesso i programmi, per quest'anno?
“Prevediamo di andare in Brasile, con la moto da rally a fine luglio e poi il rally in Perù ad ottobre, per concludere l'anno con la Dakar. Ma i test sono sempre e solo in Francia o Spagna...”
E' naturale che tu abbia pensato che la tua sesta vittoria potrebbe arrivare con una Yamaha Motor France, l'unica Casa ad aver già vinto sei volte la Dakar...
“Certo che sì, non è una coincidenza, anzi, è il nostro obiettivo. Voglio dire... se mi hanno chiamato non è stato certo per una scelta presa alla leggera. Loro vogliono tornare a correre ai massimi livelli, vogliono essere in primo piano. Anche se questo è un ingaggio diverso rispetto a quello di una grossa Casa come Honda o Ktm, sono persone esperte, un team esperto e non sono in molti ad aver avuto così tante vittorie in un rally con la stessa equipe”.
E Peterhansel non si scoccia all'idea che tu possa battere il suo record di vittorie?
“No, no, assolutamente. Anzi, è lui che lo ha detto...Ti spiego, la storia è andata così. Dopo la Dakar ci siamo trovati per qualche giorno di vacanza da passare insieme. Siamo andati da lui in Svizzera con la mia famiglia per sciare insieme e proprio lì lui mi ha detto 'se mai un giorno ci sarà qualcuno che potrà uguagliare o battere il mio record alla Dakar, quello dovresti essere tu e se un giorno avrai la possibilità di correre e di farlo con una Yamaha sarebbe magnifico'. Lui è sempre rimasto molto attaccato alla marca, e quindi voilà...da quel momento sono cominciati i contatti e la cosa si è venuta via via concretizzando in maniera davvero semplice”.
Mi gira in testa una domanda... Conoscevi Jean Claude Olivier che è stato il deus ex machina della Yamaha France. E' mancato all'inizio dell'anno e quindi non potrà vederti in sella ad una Yahama, come pensi che avrebbe reagito lui, alla notizia?
“Di sicuro le persone che lavorano e che hanno lavorato tutta la loro vita in uno stesso posto, che sia Yamaha France o Yamaha Europe sono fortemente appassionate. Quando arrivi da loro, in ufficio e nell'officina ci sono foto dappertutto...di Stephane, ma anche di Magnaldi, di Jean Claude Olivier stesso, di Serge Bacou, di Neveu, dappertutto. Penso che non stia a me giudicare cosa avrebbe potuto pensare Jean Claude ma i valori che aveva e che ha portato avanti nel suo lavoro mi piacciono...la persona che lo ha rimpiazzato da 3 anni, che si chiama Eric de Seynes ha gli stessi valori e io mi trovo molto bene, ed  per questo che abbiamo trovato un'intesa perfetta subito”.
E allora a questo punto aspettiamo di aggiungere qualche foto tua alle altre...
“Sì, certo, ma prima dobbiamo lavorare un bel po' per cercare di adattare, di finire, tutte le piccole cose che da due anni devono contribuire ad integrare il progetto. Piccole cose che ci prenderanno un po' di tempo e poi vedremo..Alla Dakar manca ancora un po', la partenza è ancora lontana, l'arrivo ancora di più...ma tutti siamo pronti a lavorare in una unica direzione e la fortuna che abbiamo è che nelle ultime tre Dakar il motore ha già dimostrato di essere uno dei più solidi e dei più rapidi ed è una delle cose fondamentali, per me, quella che mi ha fatto andare lì. Non c'è bisogno di essere 70 persone per avere un team performante....”
Non posso fare a meno di chiedermi....Che sia una leggera stoccata per qualcuno questa chiusura??