KRKA 2018

link.png David Castera: come sarà la Dakar 2014.


Non poteva mancare anche quest'anno l'intervista con David Castera, direttore sportivo della Dakar ed anche artefice della gran parte del percorso. Finita la conferenza di presentazione del percorso Dakar 2014, a Parigi, ecco le impressioni del pilota francese, ora concentrato solo sulla direzione della gara. I suoi ricordi di vent'anni fa, i piccoli segreti delle tappe marathon, qualche aneddoto.Logo Dakar 2014

David, durante la conferenza hai detto che la tua tappa preferita della Dakar 2014 è in realtà la prima tappa marathon che comprende terza e quarta, da San Rafael a Chilecito, perchè esattamente?
"Si è vero, l'ho detto. Amo molto la terza e la quarta tappa perchè le trovo molto varie, si tratta specificatamente di castera parigiuna vera tappa moto. E' molto bella perchè al suo interno c'è davvero di tutto, navigazione, fiumi, fuori pista, bisogna trovare il proprio ritmo e la marcia giusta. Ci sono piste belle, ed altre invece più brutte, c'è la montagna...insomma quando esci da lì puoi davvero dire che hai provato tutti i tipi di terreno. Tutto quello che esiste in un rally. Mi piace tanto, è una speciale simpatica e se parti bene, ed in forma, puoi fare un bel risultato, ti puoi giocare una bella carta. Tutto qua: mi piace. Ci sono un po' tutti gli ingredienti di una tappa della Dakar, in moto, ovviamente, e per questo l'amo molto". (nella foto, David Castera. DPPI/ASO)
Di anno in anno, in questi ultimi sei, il percorso è venuto progressivamente migliorando. Le moto hanno cominciato a differenziare il loro percorso rispetto alle auto e questa volta sicuramente avete migliorato ancora di più questo aspetto. Potete così permettervi di fare un tracciato molto più tecnico e più stretto per le moto, esattamente come volevate?
"Sì, in moto...beh, il vantaggio con la moto è che puoi fare tutto quello che vuoi. Puoi portare le moto in alcuni posti stretti – e mima i gesti con le mani a significare le piste più strette ed ondulate – ed ancora possiamo ridurre gli spazi, volendo. Certo, oggi ragioniamo ancora con l'idea di passare di là con le auto, e quindi sappiamo che si può ridurre ancora lo spazio. Ci sono dei passaggi stretti, davvero stretti, ed anche molto tecnici, ma una macchina comunque riuscirebbe a passare, e noi l'abbiamo fatto. Però in questo modo, cercando questi percorsi stretti sappiamo di aver ritrovato anche, non solo lo spirito del rally, ma di aver l'opportunità di rilanciare anche alcuni altri suoi valori, per esempio la navigazione. In futuro ci potremo, per esempio, permettere di abbandonare il road book e di dare solamente un cap, e dire di andare da una cresta all'altra delle dune, giocare così, oppure fare come si faceva su altre competizioni. Davi una carta e delle indicazioni, e nei momenti in cui spariva la pista dovevi trovare solo i punti giusti in cui passare. Sono solo delle idee, che avevamo e abbiamo in testa, e oggi che cominciamo a fare i percorsi differenziati a seconda del mezzo, possiamo pensare di realizzarle. Ma è solo una delle cose che abbiamo in mente, poi ne verranno delle altre".
E le due tappe marathon che avete annunciato, saranno delle vere marathon o alla fine della speciale e prima del bivacco, ci saranno i camion assistenza e i meccanici?
"No, saranno delle vere tappe marathon. Ce ne sono due e al momento nessuno sa neanche dove sono i bivacchi. Abbiamo sempre parlato di San Juan (fra le prime due giornate marathon ad inizio gara)ma in realtà il bivacco segreto delle moto è parecchio lontano da lì. E poi siamo riusciti a trovare dei posti belli, isolati, lontani da tutto e da tutti e siamo sicuri che non avremo problemi".
E nella tappa marathon in Bolivia noi giornalisti avremo accesso al bivacco?
"La stampa sì, ma non gli addetti stampa dei singoli team perchè c'è sempre il rischio delle assistenze non permesse. Organizzeremo un aereo per la stampa, con 80 posti che farà due voli in quel giorno".
Durante la conferenza avete nominato il fesh fesh sono alla decima tappa, non vorrai farmi credere che prima di allora non si troverà fesh fesh sul percorso di gara, vero?
David sorride di fronte alla domanda scherzosa: “Aaaahhhh, ce ne sarà sì certo, ma giusto un po'. Nella decima tappa invece ce ne sarà davvero tantissimo” e poi scoppia a ridere.
Infine un ritorno al passato. L'altro giorno all'Eicma a Milano ho incontrato Heinz Kinigadner e insieme abbiamo ripensato alla sua prima Dakar nel 1994, Parigi-Dakar-Parigi, che fu anche la prima di Ktm, e se non erro, anche la tua prima Dakar, da pilota.
“Me lo ricordo molto bene...era la sua prima Dakar perchè abbiamo viaggiato spesso insieme, certo. Mi ricordo il trasferimento da Parigi, lunghissimo, ed un freddo incredibile. E' un ricordo incredibile. Ed effettivamente era anche il primo anno di Ktm, è vero...Me lo ricordo bene, ho un sacco di ricordi, naturalmente. Con Kini avevamo viaggiato spesso insieme, e mi ricordo benissimo anche com'era vestito. Aveva una tenuta viola, della Diesel, ed era il primo anno della Ktm...In effetti, a ripensarci, sono dei bei ricordi. Era la mia prima Dakar ed io la sognavo da quando ero piccolo, quando all'epoca vedevo mio padre partire...Ci sono un sacco di cose che mi ricordo. L'emozione della partenza... e poi fu una Dakar particolare, con questo percorso che partiva ed arrivava a Parigi. Con questi trasferimenti interminabili, era un inferno. E tra i piloti moto ci fu una fortissima solidarietà, conservo davvero dei bei ricordi di quella gara".