link.png Ceci e Viglio gli unici al traguardo su due ruote


Erano partiti in tanti, armati di belle speranze e di tanta voglia di correre questa Dakar da una vita. Per diversi di loro era la prima volta. In tutto erano 15 piloti suddivisi fra il team di Franco Picco, quello di Boano e poi Speedbrain e TM, ma solo due di loro sono riusciti ad arrivare al traguardo. Sono Paolo Ceci numero 31 in gara e Luca Viglio, numero 173. Speedbrain per il primo, Beta Boano per il secondo.

Paolo Ceci e Luca Viglio sono gli unici due italiani al traguardo della categoria moto. Paolo era l'ombra di Chavo Salvatierra, pilota boliviano, e lo ha seguito per tutta la gara, nel suo ruolo, interpretato perfettamente, di portatore d'acqua. Ha chiuso in 19. posizione dando la possibilità al suo pilota di chiudere quattordicesimo. Ovviamente il pilota di Modena non ha potuto fare una gara indipendente e soprattutto negli ultimi giorni è stato costretto a rallentare la sua andatura, per aspettare Salvatierra che era letteralmente “scoppiato” come si dice in gergo. Ceci invece, più passava il tempo e più entrava in forma. A parte il dolore alla mano che ha battuto a metà gara contro un concorrente in quad che gli aveva  tagliato la strada, a fine gara Paolo lamenta solo un po' di stanchezza, segno indiscutibile della sua preparazione. La sua Speedbrain è andata bene ed ha tenuto testa al grande caldo, ai lunghi trasferimenti e alle speciali bollenti e lunghe e sicuramente l'esperienza di Paolo Ceci non solo è aumentata ma ora ne fa ancora di più un pilota affidabile e sicuro, sul quale – come ha toccato con mano Salvatierra – si può contare.
Luca Viglio invece ha vissuto tutt'altro tipo di gara. Ieri sul podio di Valparaiso era frastornato e quasi non riusciva a godersi la sua impresa. Luca è arrivato 76° con un tempo globale di 104 ore che significa quasi due Dakar 2014 di Marc Coma. Lo spagnolo ha chiuso infatti in 54 ore e 50 minuti complessive, che significa poco meno di 50 ore prima di Viglio. Luca ha tenuto botta per ben 13 giorni nonostante gli sia capitato di tutto. La sua Beta, preparata da Boano, è stata affidabile, cedendo solo in piccole cose, ma la grinta e la caparbia di Viglio hanno fatto sì che lui si riscuotesse da tutte le fasi negative chiudendo la tappa, spesso con il buio, ma sempre con grande serenità. Il ginocchio gonfio, con una sospetta frattura, recuperato nell'ultima tappa della Bolivia, gli ha impedito quasi di camminare negli ultimi giorni ma lui non ha mai ceduto al pessimismo, ed anzi, ha incoraggiato tutti quelli che gli stavano vicino minimizzando su un dolore che invece doveva essere intenso. Ieri nell'ultima giornata di gara ancora una piccola sfortuna, lo ha colpito sul trasferimento verso Valparaiso: “Ero contento, avevo fatto una bella speciale, ero tranquillo – racconta - e cominciavo a godermi l'arrivo, il podio, la folla per strada che salutava con bandiere al vento e urla da veri fans. Così per una volta mi sono concesso qualche saluto. La mano alzata verso il pubblico, qualche accelerata più decisa. Ad un certo punto, fuori da un casello, davanti a tutte le persone che aspettavano sotto il sole il nostro passaggio ho pensato di dare una bella sgasata ! L'effetto è stato quello voluto ma subito dopo la moto si è spenta. Si era letteralmente staccato il cavo dell'acceleratore...una cosa che davvero, in vita mia, non avevo mai visto succedere”. Per fortuna alle spalle di Viglio, ad accompagnarlo e vegliarlo negli ultimi chilometri c'erano Giulio Napoli, altro pilota di Boano ritirato alla terza tappa, e i meccanici della Boano Racing. “Si sono fermati subito ma non avevamo con noi gli attrezzi per riparare. Per fortuna più avanti c'era un camion assistenza di un altro pilota e ci ha prestato quello che ci serviva. Marco e Renato (i due meccanici) hanno veramente costruito un rimedio al volo e sono potuto ripartire verso Valparaiso”.
L'ultimo colpo al cuore prima di finire questa gara nel parco chiuso. Luca entra dopo il podio per mettere al suo posto la moto e in quel momento Camelia Liparoti fa marcia indietro con il suo quad senza guardare. C'è mancato un pelo che lo centrasse con violenza e che si facessero male tutti e due. La Dakar è finita, finalmente, per Luca che nell'ennesimo parco assistenza polveroso, ormai libero dagli impegni della gara, zoppicante sul ginocchio malato, ripete...”E adesso che faccio? Mi sento inutile, datemi qualcosa da fare”. Sindrome da post Dakar?