TransAnatolia 2017

link.png Jordi Viladoms e suo papà Angel


viladoms padre e figlioLo ha raggiunto oggi al bivacco, ma è qui dall'inizio della gara. Angel Viladoms, commissario moto negli anni Ottanta-Novanta sulla Dakar oggi è qui per tenere su il morale di suo figlio che è terzo assoluto nella classifica moto di questa Dakar 2014.

Angel Viladoms è qui con un suo amico e seguono la gara, giorno per giorno, spostandosi con un gruppo di conoscenti in camion. Vivono la gara alla radio - tanta è l'ansia - e lungo il percorso, ma il cuore di Angel ha un vuoto ogni volta che speaker radiofonici che non hanno ancora capito bene come funziona la Dakar fra posizioni di partenza e distacchi in speciale, annunciano che Jordi Viladoms non è ancora passato in un qualche punto particolare della speciale. "Pensa - racconta Angel - che quando io lavoravo sulla Dakar quando tornavo a casa dicevo a Jordi, non farai mai la Dakar. Tutti gli sport che vuoi ma non la Dakar. Corri in motocross, ma non fare mai la Dakar. E ora guarda dove siamo". Jordi ridacchia sotto i baffi, ma tutti sappiamo che quando ad un bambino dici di non fare una cosa vuol dire invitarlo, ovviamente, a farla. E questo detto vale naturalmente anche in Spagna.

Jordi in questo momento è in terza posizione assoluta e completa il pacchetto dei tre spagnoli nelle prime tre posizioni della classifica due ruote: Marc Coma in testa, seguito da Joan Barreda e da Jordi, appunto. Una Honda stretta a panino fra due Ktm. E a proposito di Ktm a Jordi ho chiesto i programmi per il prossimo anno: "Sicuramente il campionato del mondo Tout Terrain e se le cose andranno come spero anche la Dakar 2015". Con questa nuova moto che lui praticamente non aveva neanche provato prima di questa gara.

"Prima di partire per la Dakar sono andato da Marc Coma a farmi prestare la sua moto per fare un po' di foto, con il nuovo mezzo, e poi l'ho tenuta due giorni allenandomi qualche ora per provarla, il che significa quasi niente. La moto per me era completamente sconosciuta, tanto è vero che dovevo fare un test alla sospensione per adattarla un po' al mio peso, ed al mio stile di guida, ma non ci siamo riusciti. Era in programma a Rosario, prima delle verifiche, ma poi è piovuto e alla fine lo abbiamo fatto sulla prima tappa. Pronti, via ! Sono partito così, sistemando la moto alle mie esigenze giorno dopo giorno, cambiando piccole cose ad ogni tappa. Ora non so dire se mi sono adattato io alla moto o se la moto si è adattata a me, però sono contento di come va". E aggiunge: "E' una moto bellissima, una moto al top. Per fare un risultato alla Dakar ci vuole una moto così, questo non si discute, se no è impossibile".