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link.png Bruno Femin, Peugeot Sport, a 360° sulla Dakar 2015


Bruno FaminUn giro nell'atelier di Peugeot Sport dove fervono i preparativi in vista dell'imbarco di Le Havre per la Dakar 2015. I preparativi per i camion assistenza, perchè in realtà le auto sono tranquille, con il solo telaio e qualche altro pezzo qua e là, nell'atelier, sonnacchiose perchè partiranno in aereo a dicembre, per l'Argentina. Con Bruno Famin, team manager Peugeot Sport un'intervista a 360° sugli ultimi mesi, la vettura DKR 2008, gli equipaggi, le aspettative della Casa.

"La Dakar fa parte della storia di Peugeot". Questa frase, a circa metà dell'intervista con Bruno Femin - direttore Peugeot SPort -  riassume tutte le motivazioni, tutta la passione, tutti i perchè del rientro della Casa francese nei rally raid, o per dirla tutto, alla Dakar.

Certo ci sono le motivazioni dettate dal mercato, dallo sviluppo dei nuovi Paesi emergenti, le vendite, il ritorno in termini di immagine, l'approccio scientifico, ma quello che conta è la storia, e nella storia Peugeot ci è entrata alla fine degli anni Ottanta, quando con 4 partecipazioni portò a casa quattro vittorie". Lo ripete Femin e a voce più bassa aggiunge a commento "certo mette un po' di pressione ricordarlo", quando parla delle 4 vittorie, e mentre alla conferenza stampa di Parigi, a marzo, parlavano già di vittoria, fin da subito, dalla prima edizione delle nuova era Peugeot, ora le cose sono un pochino diverse. "Il progetto si è sviluppato velocemente ma per essere veramente a posto ci sarebbero voluti altri tre mesi - ammette mentre pensa all'imminente partenza dei mezzi di assistenza che si stanno caricando giù, nel cortile dell'atelier di Velizy. - Abbiamo fatto tanti chilometri di test, è vero, ma non abbiamo avuto il tempo di controllare tutto. Sappiamo però che giorno dopo giorno, tappa dopo tappa scopriremo cose nuove, piccoli problemi, dettagli che alla fine non sono così piccoli dettagli. Se arriveremo a fine gara sarà sicuramente in una buona posizione". Di questo è più che sicuro il francese che ammette di vivere questa gara giorno per giorno: "Prenderemo le tappe una alla volta, vivendo alla giornata, non possiamo fare in altro modo - e aggiunge - quello che oggi ci interessa è l'affidabilità, non cerchiamo il confronto, non vogliamo vedere quanto valiamo rispetto agli altri e quello che è stato importante per noi, fin dall'inizio è stato che la vettura, da subito, è piaciuta ai piloti. Un buon inizio".

E da quell'inizio se n'è fatta di strada in questi ultimi mesi anche se i fondamentali alla base della vettura non sono stati cambiati. E quando parla della vettura lo fa con l'orgoglio di un padre che parla della propria figlia: "Quando la vedrete vi sorprenderanno la larghezza e la lunghezza perchè non è una vettura grande. Ha le ruote molto grandi, è vero e per questo vi sembrerà alta, ma in realtà è una vettura dalle dimensoni contenute. Certo se paragonata al buggy di Gache, che è molto basso, sembrerà altissima". Parla spesso del buggy di Philipe Gache "perchè è l'unico buggy che conosco" - ammette e poi perchè Carlos Sainz gliene deve aver parlato un bel po' visto che la Dakar 2014 l'ha corsa con quella vettura e che anche nel 2013 aveva tentato l'avventura con il buggy voluto e creato all'equipe di Nasser Al Attiyah e poi abbandonato l'anno seguente.

Parla di budget limitato Femin, ma suona strano se rapportato agli altri team della Dakar. Limitato sicuramente, come ammette lui stesso, se si paragona per esempio all'Endurance o ai rally, ma se si pensa agli altri team che corrono la Dakar di sicuro il budget messo in campo da Peugeot è notevole. E poi parla con grande rispetto della Mini della X Raid, una vettura bella, performante, completa, fatta molto bene e sviluppata nel corso di questi ultimi dieci anni, partendo dalla base BMW. E' il loro avversario numero 1, questo si evince chiaramente, ma poi Femin si ricorda che ci sono anche le Toyota, la Ford, la Mitsubishi con il progetto brasiliano di Thierry Viardot e afferma che "tutti sono nostri avversari". Almeno all'inizio viene da pensare, ma pensiamo alla squadra ora. 75 uomini in tutto, compresi gli equipaggi in gara: 1 4x4 in assistenza veloce, una Toyota con gli stessi colori della DKR 2008, guidata da Jean Jaques Ratet + un Mercedes Unimog iscritto in T4. Alle spalle del 3 vetture in gara solo questi due mezzi, e poi ci sono 7 camion iscritti in T5 di cui un bilico con i ricambi della carrozzeria e le gomme che in effetti prendono un sacco di posto grosse come sono.
E poi ecco la squadra. I piloti. 3 equipaggi ufficiali che già conosciamo, Stephane Peterhansel e 'Polo' Cottret, Carlos Sainz e Lucas Cruz e Cyril Despres con Gilles Picard. E si illuminano gli occhi, giustamente, di Femin quando parla dei suoi equipaggi e dell'esperienza incredibile che questi sei personaggi hanno portato in Peugeot. Il loro contributo allo sviluppo della vettura, che per favore non va chiamata buggy perchè non gli piace, "suona un po' dispregiativo in francese- dice - meglio 2 ruote motrici", è stato formidabile e prezioso in un modo che non si può calcolare. Di Peterhansel dice "meglio con noi che contro di noi", di Sainz loda la motivazione "è quello che spinge gli altri, ha una forza e una motivazione che oggi non si trova neanche in un giovane di vent'anni", di Despres ammira la conoscenza e la lettura del terreno, da esperto motociclista. E poi non dimentica i copiloti - come spesso accade - al contrario, riconosce con disinvoltura che in tutte e tre le macchine si lavora alla grande e che sono complementari, pilota e copilota. Sei grandissimi professonisti, e su questo nessuno ha nulla da eccepire