link.png Oui, je suis Polò Cottret


Polò CottretGiunto alla sua 29. Dakar, almeno crede di ricordare che sia la ventinovesima, il copilota di Stephane Peterhansel, uno dei migliori del circus della Dakar traccia un profilo del suo team, del lavoro svolto finora e di quello ancora da svolgere con la sua proverbiale chiarezza e puntigliosità. Una bella intervista con Cottret su questa nuova esperienza e su quello che li aspetta, nel bene e nel male, nella loro prossima avventura sudamericana.

Innanzitutto gli chiedo quante Dakar ha già corso
Strabuzza un po' gli occhi, perplesso e risponde: “Credo la numero 29 ma non sono sicuro...Sono un po' anziano".

Il ghiaccio è rotto da una risata di entrambi e a questo punto la chiacchierata può iniziare, partendo proprio dal principio, dalla nascita del progetto, e dall'impegno dell'equipaggio Peterhansel-Cottret.

"Per noi, cioè per me e per Stephane, era giunto il momento di provare qualche cosa di nuovo. Cercavamo una nuova esperienza. Una nuova sfida è qualche cosa che ti dà sempre una nuova motivazione, uno stimolo in più e la sfida Peugeot ci è sembrata perfetta : un costruttore francese, come Peugeot che vuole rientrare nelle gare, nei rally raid con quel passato sulle spalle...Quando io ho cominciato a correre alla Dakar, alla fine degli anni Ottanta, Stephane - PoloPeugeot non era ancora arrivata e ci ha messo piede subito dopo. Quando Peugeot ha deciso che voleva tornare a correre e ha cominciato a prendere qualche piccolo contatto con noi ci siamo detti subito che era davvero una bella sfida da raccogliere...Soprattutto perchè nasceva tutto da un foglio bianco, un progetto due ruote motrici che non avevamo ancora vissuto con Stephane”.
Però tu avevi già corso con un due ruote motrici?
"Sì in effetti io avevo già provato quest'esperienza. Avevo corso con Philippe Wambergue, nel 1994 ed avevamo finito la Dakar terzi assoluti, alle spalle delle Citroen con un buggy diesel.”
Accidenti, bella storia, un bel biglietto da visita per te...

"Con Stephane ci eravamo detti spesso che un nuovo costruttore che fosse arrivato in questo mondo con un nuovo progetto a due ruote motrici avrebbe forse trovato un buon terreno da sondare, tecnicamente, con l'attuale regolamento. Così ci siamo detti 'Andiamo!' E oggi siamo contenti di aver aderito alla nascita di questa nuova vettura. Il lavoro che ci aspetta è ancora notevole. La vettura era un foglio bianco fino a pochi mesi fa, non bisogna dimenticare che noi abbiamo cominciato a girare con la DKR 2008 all'inizio di luglio, ma bisogna anche pensare che fra luglio e agosto sono tutti in ferie e questo ha rallentato non poco la nostra attività e i test. Abbiamo ripreso il lavoro a settembre e non ci siamo fermati mai, noi, e tutta l'equipe. Sappiamo che una gara come la Dakar è molto complicata ed esigente e dobbiamo restare molto concentrati. Siamo coscienti del lavoro che ci aspetta, ma l'obiettivo con Peugeot è far arrivare al successo questa vettura".

E non è una cosa da poco...

"Il primo anno sarà molto complicato ma tutti lavoriamo tantissimo... Abbiamo altri test da fare e non dobbiamo dimenticare che quest'anno ci sarà anche una tappa marathon nella Dakar che per noi non sarà proprio l'ideale perchè la vettura è giovane. Relativamente al percorso sappiamo che ci sarà molto fesh fesh e questo ci preoccupa perchè questa tipologia di terreno è insidiosa, può nascondere qualsiasi trabocchetto, dalle buche alle grosse pietre che non si vedono...rompere la vettura, strappare qualche particolare del mezzo può accadere in un attimo. E sarà ancora più pericoloso se per caso sei arretrato in classifica e quindi partendo indietro troverai il percorso ancora più rovinato e segnato". 

Una delle tue responsabilità è anche fare il meccanico su questa vettura. E' facile o più difficile rispetto alle altre con cui avete corso?
“E' vero che tutte le vetture sono diverse fra loro ma in questo caso ci siamo allenati bene, soprattutto in previsione della tappa marathon. Non solo a lavorare a livello meccanico ma anche a livello diagnosi della vettura, proprio per la tappa marathon: controllare le cose che sono obbligatorie...e magari chissà, la tappa marathon per noi potrebbe fare la differenza se sapremo giocare bene le nostre carte. Anche l'altitudine può giocare in nostro favore, se gli altri la patiscono o ne risentono...Insomma può succedere di tutto, questo lo sappiamo, ma con tutta l'esperienza che abbiamo noi due, insieme, in un rally come è la Dakar, così imprevedibile....anche le cose impossibili possono realizzarsi”.
C'è un po' di preoccupazione, tensione nell'equipe?
“Questo è inevitabile perchè, tolti i piloti, tutto quello che gira nella squadra è nuovo, e non ha esperienza di Dakar. Per questo noi, che siamo super motivati, agiamo da spinta. Tiriamo tutto il team, mettiamo al loro servizio la nostra esperienza, quando necessario li confortiamo, quando invece hanno bisogno di spiegazioni cerchiamo di dargliele, di chiarir loro tanti aspetti oscuri o poco conosciuti, di quello che può accadere durante la gara. Già durante i test in Marocco abbiamo fatto cose che riproponevano la realtà di un rally raid. E' un grande lavoro e l'obiettivo è di cercare di far vincere l'equipe Peugeot”.
Da Polò che ha affiancato Stephane Peterhansel alla sua prima uscita sulle quattro ruote, dopo una lunga carriera in moto alla Dakar, vorrei sapere cosa ne pensa di Cyril Despres..
“Giustamente guardo con molta curiosità a Cyril, anche perchè c'è un ottimo rapporto fra noi. Quando ho saputo che Cyril sarebbe venuto con noi nella squadra sono stato davvero contento perchè ci conosciamo bene ed è un bel cambiamento. Mi è piaciuta subito l'idea di portare all'interno del team un altro pilota francese che potrebbe in futuro conquistare la vittoria sulle 4 ruote oltre che sulle due (come già fatto da Hubert Auriol e Stephane Peterhansel). Ci piace osservarlo, aspettare che salga in macchina per girare e quando scende spiegargli che cosa ha fatto di diverso rispetto al giorno prima e lui è sempre molto interessato al nostro punto di vista e ai nostri suggerimenti. E' sempre molto coinvolto, interessato a tutto quello che facciamo, guarda, ascolta, quando Cottret e Cruzc'è un po' di tempo in più ci fa un sacco di domande su tutto...cose che a noi vengono naturali lo sorprendono e allora ci chiede perchè avete fatto questo, o perchè lo avete fatto così..."
E Carlos?
"Bè lui è un grande. Un combattente, uno che non lascia nulla al caso. Ha una grande esperienza, ed è super motivato. Abbiamo già lavorato insieme anche a Lucas Cruz (il copilota di Sainz) e ci troviamo bene, e lo stesso con Gilles. Insomma, abbiamo una equipe omogenea e ci conosciamo tutti molto bene... e in ogni caso tutti faremo il possibile per portare al successo i colori Peugeot".


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