TransAnatolia 2017

link.png Il ritorno di Dominique Housieaux


housieauxL'anno scorso era stato Jean Pierre Strugo a riavvicinarsi alla Dakar. Quest'anno è toccato ad un altro dei 'vecchi' piloti di una volta, e cioè Dominique Housieaux. Anche lui mancava da tanto tempo, in una gara che è sicuramente cambiata ma che incanta ancora i suoi veri appassionati... e non azzardatevi a dire che è diventata più facile.

16 Dakar sulle spalle, e tutte in Africa. E ora il ritorno, per la prima volta in Sud America nelle fila del team MD Sport, lo stesso di Romain Dumas, lo stesso di vecchie glorie e vecchie volpi come Yves Tartarin e Jean Pierre Strugo. Per lui un buggy 2 ruote motrici che lo diverte, ma che lo fa tribolare perchè lo costringe a soffrire e a partire spesso dietro troppe vetture e camion. Ha corso con team clienti ufficiali, Dalla Nissan Dessoude alla Mitsubishi, passando anche per l'italiana Tecnosport che serba un ottimo ricordo di lui. Una chiacchierata al bivacco di Calama, aspettando che i meccanici decidano il da farsi, al termine di una giornata non proprio buonissima, tanto è vero che Dominique Housieaux traccia un bilancio quasi catastrofico: “Non è stata davvero una bella giornata oggi. Ci siamo perduti ad inizio speciale, nelle dune e abbiamo mancato un WPT e in questo modo ci siamo beccati 40 minuti di penalità. E poi come se non bastasse nel fesh fesh non abbiamo visto una roccia abbastanza grande che abbiamo colpito con la ruota anteriore destra e si è storto completamente l'ammortizzatore”. A guardare adesso la sospensione sembra una parentesi tonda e difatti il pilota francese ammette che ha dovuto guidare in maniera un po' anomala: “Abbiamo rovinato il triangolo e l'ammortizzatore ma per fortuna il sistema era robusto e non si è spezzato, così siamo riusciti a proseguire, ma abbiamo fatto circa 150 chilometri come i gamberi. Giravo il volante a destra perchè il nostro buggy andasse dritto”. La cosa che fa soffrire moltissimo l'equipaggio è la polvere. “Questa mattina per la nona tappa eravamo partiti 25esimi ed eravamo davvero felici perchè per una volta tanto non avremmo avuto la polvere di quelli più lenti, ma anche dei camion davanti. Ma la nostra felicità è stata di breve durata perchè quando le cose non devono andare bene...Al decimo chilometro abbiamo bucato e se anche ci abbiamo messo solo 5 minuti a sostituire la gomma ci avranno superato almeno in venti fra vetture e camion”. Con il suo amico e compagno di squadra, oggi come allora, Jean Pierre Strugo, in questa speciale si sono incontrati in pista per ben 4 volte: “Ci siamo superati e risuperati ben 4 volte, ed alla fine lui è arrivato prima di noi al bivacco. Buffa davvero questa storia”.
La sua ultima Dakar è stata nel 2007, con partenza da Lisbona ed era poi iscritto a quella del 2008 che non è mai partita. Si era quasi ritirato dalle gare questo signore ricco e per bene, quando Strugo ha deciso di chiamarlo e di coinvolgerlo di nuovo in questa pazzia convincendolo a venire in Sud America. “Mi piace questa gara, mi piacciono i posti, però mi sembra una punizione terribile avermi affibbiato il numero 368. Siamo partiti indietro fin dal primo giorno e la polvere ci sta uccidendo. Sono sicuro che i paesaggi sono magnifici in questi Paesi ma io non riesco a vederli. Me li godo nei trasferimenti ma in prova è tutto talmente sommerso di polvere che non vedo neanche se c'è il cielo sopra di noi”.
Il primo obiettivo è quello di arrivare al traguardo e Dominique non è certo uno che molla. “Vogliamo arrivare alla fine, questo è certo, e non disdegno l'idea di tornare a correre qui in Sud America, ma con un numero più basso però. Mi andrebbe bene per esempio un 320”.

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