TransAnatolia 2017

link.png Intervista al ministro del turismo, Enrique Meyer


Enrique MeyerNei sette anni di permanenza della Dakar in Sud America Enrique Meyer, ministro del turismo argentino, è sempre stato al fianco della gara e della sua organizzazione, giocando anche un ruolo strategico nelle scelte di ASO. Un ministro carismatico e gentile, che sa parlare e che sa cosa è bene per il suo Paese, come conferma in questa intervista.

La prima edizione della Dakar partì da Buenos Aires, era il 2009. Poi la partenza si è ripetuta nel 2010 e nel 2011 e si parlò di un milione di spettatori presenti in strada, crede che questa volta la stima sia in aumento?
“Prima di tutto dobbiamo pensare anche alla partenza dello scorso anno da Rosario, perchè fra la partenza e la prima tappa, sulla strada, raggiungemmo il numero di un milione e 500 mila spettatori. Stimiamo quindi che quest'anno a Buenos Aires ci saranno ancora più persone a seguire la partenza e la parata in città”.
E Buenos Aires sarà nuovamente chiusa al traffico, come accadeva in quei primi anni, con le strade deserte e senza traffico?
“Sarà chiusa al traffico, sì, ma il problema è che proprio il 3 gennaio comincia l'esodo per le vacanze estive (visto che si tratta di un sabato) e quindi in città ci sarà la metà delle persone che normalmente la popolano. E' anche vero però che arriverà tutto il pubblico della Dakar e a questo punto avverrà una sorta di ricambio e di ripopolamento”.
Parliamo per un momento del significato che ha la Dakar per l'Argentina, a livello economico...
“Il movimento economico che la Dakar genera per il nostro Paese ammonta a circa 150 milioni di dollari, che corrispondono a quasi 950 milioni di pesos argentini in un anno. E quest'anno con la partenza da Buenos Aires siamo sicuri che questo movimento aumenterà di molto. Con più di 1200 ore di diffusione televisiva nel mondo, per la precisione in 190 Paesi, e 70 canali, più di 2000 giornalisti accreditati e 261 permanenti che coprono tutta la gara la Dakar è una opportunità unica di promozione nel mondo per la nostra terra. L'edizione 2014 è stata seguita, su tutto il territorio, da 2 milioni e mezzo di persone".
Una promozione importante per il vostro Paese..
“Molto, molto importante per l'Argentina e in più l'operazione ha un doppio effetto. Da una parte la promozione del nostro Paese in tutto il mondo, non solo la città di Buenos Aires ma anche quella delle città che sono più interne e che sono molto belle, e forse meno note. E nello stesso tempo regaliamo agli sportivi argentini qualcosa di unico. Il pubblico argentino ama due cose: il calcio e l'automobilismo, di qualsiasi genere. La Dakar è una gara che mostra due grandi valori: la sfida con se stessi e quindi la possibilità di superarsi e la solidarietà. Nella Dakar ci sono i piloti più grandi di tutto il mondo che competono gomito a gomito con concorrenti amatori, ed ognuno è impegnato a realizzare il suo sogno, oppure a superare la sfida. La Dakar è molto di più che uno sport, è un'avventura, una delle sfide più forti dei giorni nostri. Un mix di destrezza fisica e di rigore, di controllo e concentrazione che seduce da 35 anni persone di tutto il pianeta”.
L'Argentina quest'anno torna prepotentemente a far parte del percorso della Dakar, mentre negli anni scorsi era sembrata un po' in declino...l'amore ritorna, i fidanzati, l'Argentina e la Dakar si ritrovano?
Meyer ride della battuta e sta allo scherzo “E' un fidanzamento lungo, e soprattutto che si rinnova di anno in anno, direi quasi permanente. La Dakar è per l'Argentina una opportunità unica di mostrare al mondo i paesaggi unici e diversi del nostro territorio, attraverso la televisione e le coperture giornalistiche che incentrano l'attenzione su questa gara in un mese che è povero di altri grandi eventi sportivi”.

 


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