TransAnatolia 2017

link.png La ragazza dal Brasile: la ASX Mitsubishi di Carlos Sousa


306 - Carlos Sousa - (Prt) - Paulo Fiuza - (Prt) - Mitsubishi.jpgMitsubishi Brasile sta portando avanti da due anni il progetto ASX con una vettura affidata nella progettazione a Thierry Viardot, geniale ingegnere francese che ha legato il suo nome e i suoi successi negli anni alla Mitsubishi ufficiale, passando dai prototipi Pajero alle Lancer. 

Prima della Dakar Viardot aveva riassunto così il suo lavoro: “La ASX esisteva già quando ci siamo messi al lavoro a livello di telaio, un tubolare iper moderno, ma era il motore che non ci convinceva,  soprattutto stando agli attuali regolamenti della Dakar e così abbiamo deciso, anzi siamo quasi stati costretti, a montare un motore diesel 3000cc riuscendo così a realizzare una vettura performante. Il propulsore diesel ha una bella coppia ci fa sentire tranquilli e la vettura spinge bene sulla sabbia grazie anche alle sue 4 ruote motrici ”. Prima di partire per la Dakar i test si erano limitati ad alcune sessioni di prove, in Brasile e in Europa, e ad alcune gare, il Sertoes in Brasle e l'Atacama rally, bella gara cilena, che aveva evidenziato il potenziale delle vetture. Ripartizione dei pesi ottimale con le gomme di scorta sotto i sedili, esattamente come la Mini, e tanti altri piccoli accorgimenti ne fanno una vettura completa sotto tutti gli aspetti. Ma purtroppo le cose non stanno andando come si sperava. Dopo un bell'exploit di Carlos Sousa, pilota portoghese estremamente esperto, che ha portato a casa diversi buoni risultati nelle speciali dei primi giorni ora le cose sono un po' cambiate: “Se devo essere sincero mi aspettavo di più – ammette Viardot – sulla vettura di Carlos c'è stato qualche problema di navigazione e questo gli è costato non poco in termini di minuti: 15 la prima volta e 40 la seconda e poi abbiamo un piccolo problema con gli ammortizzatori. Non posso dire che non lavorino bene, ma semplicemente perdono di efficacia durante il giorno. Nella prima parte della giornata funzionano bene poi si scaricano e questo costringe i piloti a rallentare. Ci stiamo lavorando sopra, piano piano troviamo e proviamo nuove soluzioni e qualche passetto avanti l'abbiamo fatto ma credo che si possa fare di meglio”. Purtroppo proprio ieri, nella tappa di Calama Giullermo Spinelli ha abbandonato, ed è uscito di scena, a soli 4 giorni da fine gara : “Purtroppo ha avuto un problema alla pompa del servosterzo, che era stata sostituita nel giorno di riposo”. Il pilota però aveva avuto la fortuna di tornare indietro, al bivacco di Iquique e trovare ancora i suoi uomini sul posto che in trenta minuti hanno sostituito la pompa permettendogli di ripartire : “Sarebbe dovuto partire per la speciale ma lui invece è andato via strada, in trasferimento, perchè pensava che si potesse fare, che lo avrebbero solo penalizzato, ed invece...è stato messo fuori gara”. Un equivoco che Viardot preferisce non approfondire, fattosta che ora in gara resta solo Carlos Sousa.

E intanto si pensa già al futuro perchè la vettura va bene e non ha bisogno di interventi rivoluzionari: “basterà sistemare le sospensioni, regolare alcune piccole cose perchè il motore diesel va bene;  il regolamento è abbastanza stretto e noi siamo già entro i limiti del consentito. Non corriamo nella Coppa del Mondo FIA perchè la vettura segue degli imperativi dettati da Petrobras che è lo sponsor numero uno. Sicuramente correremo in Argentina la Ruta 40, poi il Sertoes in Brasile e rifaremo credo l'Atacama rally in Cile che ho scoperto quest'anno e che ho trovato davvero interessante soprattutto per preparare una gara come la Dakar”.

Le voci dicono che Guillermo Spinelli ad inizio stagione voleva mettere in piedi un super team, con nomi del calibro di Nani Roma, o Carlos Sainz: “Credo che ogni cosa vada fatta al momento giusto – conferma Thierry Viardot – noi abbiamo un contratto con Petrobras e Mitsubishi Brasile e sono loro che decidono, inoltre la situazione economica e finanziaria del Paese ha costretto a rivedere un po' i budget”. E per finire un commento su questa Dakar, da un esperto come Viardot che ne ha vissute tante, in Africa e in Sud America: “Sinceramente a me non sembra una Dakar così difficile come sento dire. Quella dello scorso anno lo è stata molto di più ma questa...Questa mi sembra facile, davvero, c'è meno sabbia e si tratta di una scelta che gli organizzatori hanno fatto proprio per non creare troppe difficoltà e se togliamo la seconda tappa, che tra l'altro è stata resa difficile dal gran caldo, e dalla lunghezza, non trovo che le altre tappe siano state così devastanti”.

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