KRKA 2018

link.png Paolo Ceci e il cerchio spaccato


 
cerchio ceci 2.jpgSembra il titolo di un film ed invece è quello che è accaduto a Paolo Ceci nella quarta speciale della Dakar 2015. Un danno notevole che per fortuna non è sfociato in qualche cosa di peggio, però ha privato Paolo del piacere di correre come gli sarebbe piaciuto sulle dune di Copiapo.
 Poco male, l'importante che le cose continuino ad andare cosi'.

Dopo Botturi il miglior italiano in classifica è Paolo Ceci. Modenese, da due anni corre nel team boliviano di Chavo Salvatierra che lo ha voluto accanto a sè nel 2014 nel ruolo di 'mochilero' che tradotto vuol dire portatore d'acqua, colui cioè che copre le spalle al pilota ufficiale in ogni momento della gara. Paolo ha accettato volentieri anche se qualche volta la sensazione è quella che lui sia superiore a livello tecnico e di navigazione al boliviano e che quindi debba rallentare un po' la sua andatura per stare dietro Chavo.
Ma a questo Paolo non ci pensa quando corre con la sua Ktm, ed oggi a fine tappa è arrivato 28° assoluto, risalendo di qualche gradino in classifica generale dove occupa attualmente la 32. posizione. “La tappa di oggi è stata davvero lunghissima, prima di ogni altra cosa bisogna dire questo. Il trasferimento di stamattina di oltre 600 chilometri, attraverso le Ande, ci ha distrutto tutti, ma in tanti abbiamo messo un cuscino sotto il sedere e questo ci ha aiutati parecchio. Alla speciale la prima parte era veloce ma molto molto pietrosa e infatti ho visto che ci sono state un po' di cadute anche importanti. Personalmente ho distrutto un cerchio, e me ne sono accorto quando sono arrivato al rifornimento, più o meno a metà speciale (che oggi misurava 315 km) ma per fortuna ha tenuto, anche perchè sono andato più piano, per paura che si rompesse del tutto. Peccato perchè nell'ultima parte sulle dune mi sono divertito tantissimo, però con il cerchio rotto non sono potuto andare come avrei voluto. Era talmente bella la seconda parte della speciale che se mi proponessero adesso di partire per andare a fare altri 100 chilometri accetteri subito”.
Non pensa alla classifica al momento ma sa che le cose stanno andando bene. “L'obiettivo per me è di correre senza rischiare e di arrivare bene in fondo. Per tre volte ho chiuso la Dakar fra i primi venti e quindi mi basterebbe rifarlo anche quest'anno”. E quanto sia umile e con la testa sulle spalle questo pilota modenese lo conferma la sua risposta alla domanda se sarebbe pensabile arrivare nei primi dieci “Non ci penso neanche. Perchè sono obiettivo e perchè io ho anche un lavoro da mochilero nei confronti di Chavo ragione per cui questa cosa sarebbe improponibile. E poi il livello degli altri piloti è cresciuto tantissimo, ne vedo alcuni andare e mi chiedo come facciano a correre così forte. Però oggi il fisico ha tenuto bene, mi sentivo bene, ne ho passati tanti in speciale che partivano prima di me, e ho trovato il mio ritmo. Quindi nel complesso sono molto soddisfatto. Ho visto che quelli che superavo non riuscivano a seguirmi, e quindi... Il mio obiettivo resta quello dei primi venti, ma mi sembra quasi inutile parlarne adesso, quando siamo solo alla quarta tappa”.