link.png Sono tutti pazzi questi dakariani


Come si vive sulla Dakar ? Quello che ai nostri occhi sembra normale in questi giorni, a casa non solo forse ci scandalizzerebbe, ma con ogni probabilità non ci passerebbe neanche per l'anticamera del cervello. Di farlo, e di vederlo fare ! 

I comportamenti che si tengono alla Dakar sono quanto meno bislacchi. Ce ne rendiamo conto solo quando ci fermiamo a pensare e quando notiamo gli altri che fanno cose strane. Ma la vita sulla Dakar, durante i trasferimenti, quando si passa nelle città o nei paesini, è davvero complicata e tutto scorre ad una velocità tripla rispetto alla vita quotidiana.
La frase che quest'anno rappresenta la Dakar di tutti quelli che la vivono, dai piloti, ai meccanici, ai giornalisti, ai manager è : “Avete il wi fi qui?” oppure in argentino “Tiene il wi fi aqui?”
Ormai è un automatismo che scatta appena ti fermi in qualche posto: distributore di benzina, bar, ristorante, hotel, supermercato, villaggio. Quasi non si dice buongiorno, si entra e subito si chiede se c'è il wi fi e se la risposta è positiva la seconda domanda è, “c'è una password?”
In questo modo ogni posto è buono per lavorare. Si entra con il computer sotto il braccio, o nel caso dei piloti con lo smartphone in mano, e si comincia, a testa bassa a contattare tutto il mondo. Twitter, facebook, instagram, siti e blog, amici e mogli, fidanzate e genitori, colleghi di lavoro, fans.  E qualcuno dimentica le basi della buona educazione.
Ma qui nessuno ci fa caso. Avere una persona della Dakar che lavora nel tuo bar, mentre fuori tutti i vicini, gli abitanti della zona, gli amici, ecc ecc, stanno fotografando la sua auto, la sua moto o il suo camion è un onore: i famosi 15 minuti di popolarità di cui parlava Wharol. Quindi se quando entri non saluti non ci fanno caso. Se sei vestito e impolverato ai limiti della decenza, se magari l'ascella ha anche un po' ceduto e se i tuoi capelli sembrano un cespuglio di erba chameaux (tanto per restare in tema) a loro non importa.
Entriamo nei centri commerciali alla velocità della luce (io faccio la stessa cosa alla vigilia di Natale con mia cugina a Roma e sembriamo due maratonete che abbiano sbagliato strada), saliamo scale mobili, le scendiamo ed entriamo in tutti i negozi chiedendo se hanno il chip, che poi sarebbe la nostra sim card. Non è facile trovarla, così come per esempio in Cile non è facile trovare dove cambiare i soldi, perchè in molti hanno la ricarica, ma pochissimi hanno i 'chip prepago', che sono poi quelli che servono a noi. E allora ci aggiriamo per le città, sempre camminando con il passo veloce del maratoneta e chiediamo buttando la testa dentro i piccoli chioschi: “tiene chip?”.
E i meccanici o i piloti chiedono a noi di autarli. “Mi compri questo? Mi compri quello?” Perchè loro non hanno modo di andare in città e così scatta la solidarietà, per permettere loro di restare collegati con il mondo esterno, anche con una card cilena o argentina e seguire e aggiornare tutti i social.
Ieri nel trasferimento verso Iquique ho visto un altro esempio tipico di follia dakariana, quegli atteggiamenti e comportamenti che a noi sembrano normali qui, ma che se solo vedessimo qualcuno a casa che fa lo stesso non esiteremmo a chiamare la polizia ! In un paese stavano annaffiando le aiuole che fungevano da spartitraffico fra le due corsie di scorrimento. Un camion assistenza è arrivato, ha scavalcato l'aiuola si è parcheggiato sulla corsia, opposta, di sorpasso, della strada, contromano, ha preso la pompa dell'acqua e ha cominciato a riempirsi i serbatoi di acqua. Nessuno gli ha detto nulla, nessun automobilista gli ha suonato o lo ha insultato per l'atteggiamento. Atteggiamento che sinceramente è sembrato un pochino esagerato.

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