link.png Uno, due, tre: Kamaz !


Airat Mardeev - (Rus) festeggia il 1° posto.jpgNon si sono accontentati di vincere, hanno stravinto. Nel vero senso della parola. Airat Mardeev, il figlio del povero Ilgizar che ha perso la vita nell'agosto dell'anno scorso per un incidente stradale, ha coronato un sogno che era stato di suo papà prima di lui. Solo che papà non era riuscito a vincere e non è neanche, tristemente, riuscito a vedere suo figlio farlo.

“Dedico questa vittoria a mio papà perchè so per certo che mi ha seguito ed aiutato lui a conseguirla”. Lo dice il giovane Airat Mardeev, 28 anni festeggiati il primo gennaio, già a Buenos Aires, sul palco di Tecnopolis quando ci parcheggia accanto il suo Kamaz numero 507 ed alza al cielo il trofeo della sua prima vittoria alla Dakar. Suo papà, Ilgizar, otto Dakar sulle spalle come pilota, poi ingegnere motorista alla Kamaz nella repubblica del Tartastan ha perso la vita l'agosto scorso in un incidente stradale interrompendo quella complicità con il figlio che li vedeva insieme, all'interno del team, ormai da otto anni. Airat è approdato alla Kamaz nel 2006, come test driver e nel 2009, la Kamaz lo ha messo su un camion, per la Dakar, a bordo con papà e in quello stesso anno, e poi nel 2011, aveva ottenuto la quarta posizione in classifica, nel ruolo di meccanico al fianco, appunto, di suo papà. Da quel momento aveva capito che poteva spiccare il volo e la Kamaz gli ha affidato un camion, con il ruolo di pilota. Ritirato dalla Dakar del 2012, Airat aveva poi ottenuto la seconda piazza nel 2013 per la gioia di un papà che lavorava ormai dietro le quinte. Nel 2014 era uscito di scena presto, dopo tre tappe, ma quest'anno ha saputo prendere in mano la situazione e mantenere la testa dei tre Kamaz che oggi occupano le prime tre posizioni della classifica camion della Dakar 2015. Airat confessa, festeggiando le vittorie, le sue piccole superstizioni: “Ho un volante personale che viene sempre con me, in ogni Dakar. Lo passo da camion a camion senza mai cambiarlo, è il mio primo compagno, all'interno della cabina e lo bacio, ogni volta, alla partenza di una Dakar”. Un gesto scaramantico che gli ha portato fortuna: “Sono cresciuto dentro gli stabilimenti Kamaz, fin da quando ero piccolo dopo la scuola andavo lì a vedere cosa facevano mio padre e il team”. A 11 anni già correva con il kart e il suo futuro era segnato: “Sono davvero contento di aver vinto questa Dakar, specialmente quest'anno, dopo la scomparsa di papà. Il merito del mio successo è tutto suo, in ogni senso, perchè so che lui mi sta guardando e spero con tutto il cuore che possa anche lui da lassù condividere questa felicità”.

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