link.png 11 gennaio 2016 e 11 anni son passati


L'undici gennaio 2005, esattamente 11 anni fa, Fabrizio Meoni se ne andava.
Per sempre.

Se ne andò mentre correva quella gara che a lui aveva dato tantissimo, e a cui anche lui aveva dato un'infinità di cose. Se n'è andato lasciando un vuoto incolmabile, fra i suoi compagni di squadra, fra i suoi avversari, nel mondo intero dei rally raid.
Ma come sempre accade dopo tanti anni oggi si ripensa a Fabrizio con il sorriso, quello stesso sorriso che lui aveva sempre nei suoi occhi malinconici, in quel sarcasmo tipicamente toscano che a volte si nascondeva nelle sue parole. Si pensa a lui quando oggi, su questa Dakar così diversa, si raccontano gli aneddoti, si ricordano certi momenti dal sapore speciale, si parla di una figura carismatica, l'ultima in effetti senza nulla togliere agli altri vincitori della Dakar che sono venuti dopo di lui.
Aneddoti su Fabrizio ce ne sono tantissimi e sicuramente un artista come lui avrebbe gradito quei 60 chilometri a fuoco che due giorni fa Alessandro Botturi e Antoine Meo hanno corso insieme, enduristi nel cuore, e nell'anima, trasmigrati in un Paese al di là dell'oceano per misurarsi con una specialità sportiva e una gara uniche nel loro fascino, e nella loro pericolosità. Gli sarebbero piaciuti perchè lui era uno di quelli che se si annoiava troppo durante una speciale andava a cercare un fuoripista, una duna da attraversare, anche se non aveva nulla a che fare con il percorso. Perchè cercava sempre un piccolo brivido sulla schiena, quel qualche cosa di diverso che lo faceva grande campione, nello sport, ma anche nella vita di tutti i giorni.
Impossibile non chiedersi se a Fabrizio piacerebbe questa Dakar: a parte i paesaggi fantastici e le immense distese, per esempio della Bolivia che tanto hanno ricordato ai “vecchi” dakariani le tappe mauritane di Atar, o Tichit, Fabrizio non amerebbe di sicuro tutti questi controlli di velocità innestati nelle prove speciali, e non amerebbe forse questi bivacchi chiassosi, con i piloti alloggiati nei camper rinfrescati dall'aria condizionata, isolati da tutto il resto della gara.
Però di sicuro controlla tutto dall'alto, curioso di sapere che cosa fanno i suoi amici, piloti o meccanici che siano, e in qualche modo veglia su questo rally sprint che ormai sa poco di Dakar.

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