TransAnatolia 2017

link.png Ivan Cervantes prende confidenza con la Dakar


Ivan Cervantes ha chiuso in ventesima posizione oggi, a 4'21” dal vincitore, Joan Barreda. Il campione del mondo enduro che corre con una Ktm del team Himoinsa arriva al bivacco accaldato perchè la pioggia degli ultimi chilometri li ha costretti sul trasferimento a vestirsi con l'antipioggia e quando arrivano al bivacco dove il sole sta facendo trasudare tutta l'umidità attraverso asfalto e campi erbosi, l'afa rende l'aria irrespirabile per il gran caldo.

“Oggi non mi è piaciuta tantissimo la speciale, la preferivo ieri, sia il terreno che la speciale. Oggi non mi dava fiducia, soprattutto il primo pezzo, da 100 chilometri, perchè in certi tratti era stretto e, con la roccia che affiorava dal terreno, con l'umidità era facile scivolare. Mi è successo una prima volta, che la moto mi è partita di traverso e allora mi sono detto, è meglio che scali una marcia. Dopo verso la fine, quando mancavano circa 40 chilometri mi sono trovato un po' meglio con la pista e ho tirato un pochino. L'ultimo tratto era molto bello, largo, si poteva fare una bella traiettoria veloce. Acqua per un po' l'abbiamo trovata” nel senso di terreno, non di pioggia, quella è arrivata solo sul rasferimento – c'era qualche pozza di fango ma poco, non come ieri”. E la navigazione, oggi come ieri continua ad essere inesistente. “Navigazione poca, anzi zero, il che per me va benissimo, sembrava una speciale da enduro – sorride Cervantes. - Però anche se non c'è da guardare il road book io lo guardo in continuazione, sempre, perchè devo imparare a trovare un equilibrio fra la velocità e il leggere le note. Sono venuto qua, e me lo diceva anche il team manager, per imparare. Anche quando il percorso è ben segnato, oppure sugli incroci, è sempre meglio abituarsi a guardare il road book perchè i prossimi giorni saranno più difficili, da domani si comincia a navigare davvero”.
E poi l'argomento penalità, per gli eccessi di velocità, cosa che nell'enduro davvero non esiste: “Ieri mi hanno beccato – si rimprovera El Torito – e quando mi hanno dato il foglio ho letto che avevo fatto 51 km/h al posto di 50. Allora ho sorriso e ho detto al commissario, con una pacchetta sulla spalla, vabbè dai, per un chilometro in più. E invece loro serissimi hanno replicato 'tolleranza' zero, vai ! Ho capito....”
Ma non si arrabbia Ivan : “Però va bene ti fa imparare che non devi andare sempre al limite, no. Quando c'è scritto 50 meglio andare a 45 piuttosto che 48”.
Viaggia da solo Ivan, sia ieri che oggi senza trovare altri piloti con cui fare il confronto. “Ho viaggiato da solo, oggi negli ultimi chilometri mi ha preso Michael Metge. Mi ha raggiunto al rifornimento, dopo una decina di secondi, e poi quando siamo ripartiti da lì mi ha ripreso e abbiamo fatto cinque o sei chilometri insieme, poi io ho dato gas e me ne sono andato, lasciandolo indietro”.
Difficile chiedere in questo momento che cosa un neofita pensi di questa Dakar perchè è talmente strana, anomala rispetto al solito che nessuno si riesce ancora ad adeguare al ritmo, e al tempo, nel senso di meteo. “Magari ne parliamo in Bolivia, perchè per il momento...” E poi si parla della tappa marathon: la prima prevista per domani con un primo anello con partenza ed arrivo da Jujuy. “Domani andiamo tranquilli, perchè basta una stupida caduta, o una rottura di qualsiasi cosa, per causare un guaio grosso. La tappa marathon va gestita con grande calma e prudenza”.
E Gerard Farres che oggi ha chiuso ottavo assoluto è il guru per Cervantes: “Gerard è molto bravo e mi ha aiutato tantissimo. E' da ottobre che faccio test con lui, e che imparo la navigazione, ma è stato prezioso per me. Di più di tutti: ho fatto due mesi vivendo con lui, dormendo da lui, però anche tutto il team è splendido”. E se c'è una cosa che piace allo spagnolo è proprio l'atmosfera della squadra Himoinsa: “Stiamo bene tutti insieme, c'è un clima molto familiare. Alla sera si ride tutti insieme raccontandoci che cosa è accaduto durante la giornata e non c'è la pressione di altre situazioni. Nessuno ti punta la pistola alla testa per obbligarti al risultato. Miguel che è il team manager mi ha detto chiaramente 'Ivan non mi importa niente, se fai ventesimo, o quarantesimo, davvero non mi importa, il nostro obiettivo con te quest'anno, è arrivare a Rosario”. E strizza l'occhio il campione di enduro per sottolineare che questo, ovviamente, è anche il suo obiettivo per la Dakar 2016. In questo momento in classifica è 16° assoluto, a 9 minuti e mezzo dal primo.

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