link.png L'apocalissi sulla Dakar 2016


In venticinque anni non avevo mai visto accadere nulla del genere alla Dakar. In altre gare sì, per esempio in Russia nella Transorientale del 2008, ma alla Dakar mai. Al massimo il vento, la tempesta di sabbia, forte da fermare gara, aerei ed elicotteri, ma pioggia così, potente e spaventosa, no.

La pioggia fortissima è arrivata ieri pomeriggio, intorno alle 17,30 e lì per lì si è pensato ad un normale acquazzone, di quelli che in questi giorni passano e poi se ne vanno. Alle 14 circa ne aveva già fatto un altro, di mezz'oretta, che aveva poi lasciato il posto al sole e all'afa, con i campi erbosi del bivacco caldissimi, a spingere in alto aria calda e irrespirabile.
Per cui quando verso le cinque e mezza ha ricominciato a piovere, in realtà nessuno ci ha fatto particolarmente caso. La vita è andata avanti tranquillamente al bivacco, solo con qualche piccolo impiccio e difficoltà in più, ma nulla che non si potesse affrontare. Poi la situazione è peggiorata. La pioggia è aumentata, è diventata forte, molto forte, e piano piano l'acqua è montata invadendo i vialetti erbosi del bivacco, raggiungendo i campi, i tratti in asfalto, molto dei quali già a pezzi e la forza della pioggia ha cominciato a spingere. La potenza della pioggia, che batteva rumorosamente sulle tensostrutture del bivacco e sugli edifici della caserma in cui la Dakar fa base in questi due giorni a San Salvador de Jujuy, è diventata spaventosa, ma per fortuna senza vento. In due ore è diventato impossibile muoversi, spostarsi da dove ci si trovava e il livello dell'acqua è montato velocemente. La grande tenda medicale che si trovava in fondo ad un vialetto si è vista arrivare addosso un fiume in piena, di terra, detriti e acqua ed è stata smantellata come accade durante una inondazione. Per fortuna proprio lì accanto c'era un casermone sanitario utilizzato dai militari che lo hanno aperto di corsa e hanno portato tutto all'interno. Poi l'acqua ha cominciato a riversarsi dappertutto e a portare via tutto quello che trovava sul suo passaggio. Chi aveva aperto i gazebi per lavorare, chi aveva già montato le tende per dormire, ha cominciato a combattere con l'acqua, svuotando le tende che si riempivano, cercando in qualche modo di coprire le moto che sono state letteralmente sommerse. La luce è saltata in tutto il bivacco e le connessioni e le comunicazioni sono andate a farsi benedire. Lampi e tuoni assordanti si sono abbattuti sul bivacco a cominciare dalle 20, ora argentina, illuminando a giorno una scena spaventosa. Nel buio più completo solo i fari dei camion che arrivavano e solcavano, immergendosi fino a metà ruota, i campi per andare a cercare un posto dove aprire il proprio bivacco, rischiaravano una situazione apocalittica. E l'acqua non ha mai smesso di cadere. Alle 20,30 il briefing è stato arrangiato dentro uno stabile, in un angolino, per mettere al corrente tutta la carovana della Dakar della situazione, spiegando però che la gara oggi si sarebbe svolta regolarmente e che il tempo sarebbe stato buono. In realtà il sole non c'è, ma almeno, in questo preciso momento, non sta piovendo.
Muoversi per il bivacco ieri sera è diventato complicato. Per attraversarlo con l'acqua fino alle ginocchia ci voleva tempo e soprattutto con questo fiume di acqua calda e piena di terra, marrone, non si aveva nessuna idea di dove si mettessero i piedi. Il controllo passaporti è andato avanti tutta la notte per semplificare poi le operazioni doganali al confine con la Bolivia, ma anche la tenda dei militari di frontiera è stata trascinata via dall'acqua e hanno lavorato senza luce, sotto l'acqua con dei tavolinetti arrangiati come possibile. Ognuno si è dato da fare, ma camminare, spostarsi, cercare un riparo per dormire è stato complicatissimo. I sacchi giganti della immondizia sono diventati improvvisamente il miglior amico, inseparabile, di ognuno. Per coprirsi, per trasportare le cose, per metterci dentro magari un cambio e un sacco a pelo, evitando di arrivare dall'altra parte del bivacco con la roba fradicia. I piedi e le gambe, camminando, spingevano nell'acqua alta, senza vedere che cosa si calpestava, scontrandosi ogni tanto con un pezzo di asfalto che veniva trasportato via dall'acqua, o sprofondando in un campo fino alle cosce, in un solco buio lasciato magari da un camion che era passato da quelle parti.
Stamattina tutte le assistenze da regolamento devono lasciare il bivacco – direzione Bolivia – fra le 5 di mattina e le nove ma uscire dai pratoni non è stato semplice per molti di loro. Dovranno percorrere 465 chilometri spezzando in questo modo il lungo trasferimento vero Uyuni, in Bolivia e stasera si fermeranno al bivacco di Tarija, allestito appositamente per loro, per poter partire nuovamente domani e coprire i restanti 551 chilometri. Il pensiero principale ora è come far asciugare le cose. E' tutto fradicio e le assistenze sono state costrette a ripiegare tutto e caricarlo in camion: senza sole non sarà facile asciugare tende, sacchi, abiti, gazebi e quando arriveremo in Bolivia la temperatura sarà intorno allo zero e allora, davvero, cominceranno i problemi veri.

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