TransAnatolia 2017

link.png Mikko Hirvonen: "Sono qui per imparare"


“Non mi aspetto molto dalla mia prima Dakar”. Mikko Hirvonen, alla sua prima Dakar al volante di una Mini del team X Raid, non si stanca di ripeterlo, specialmente in questi primi giorni di Dakar 2016, con tutti i giornalisti che gli ripetono le stesse domande, molte delle quali un po' fuori contesto.

La battaglia che in passato aveva contrassegnato le sue stagioni in WRC con Sebastien Loeb potrebbero riproporsi alla Dakar? Forse sì, si può facilmente rispondere, ma di sicuro non quest'anno, con entrambi i piloti, ex rallisti, alla loro prima esperienza in una Dakar.
Così Mikko raffredda gli animi: “Sono qui per fare esperienza perchè davvero, davanti a gare di questo tipo non ne ho – ripete il pilota finlandese. - Ci sono talmente tanti piloti più esperti di me, io sono una sorta di rookie quest'anno. E' possibile che in futuro mi troverò a combattere con i più forti, ma non credo che sia questo il momento. Ripeto, sono qui per imparare”.
E' vero che il percorso di questa 38. edizione ricorda più un WRC che una vera Dakar però questo non significa affatto che per i rallisti sarà più facile guidare su questo tracciato, oppure trovare il giusto equilibrio fra concentrazione, velocità e feeling con il copilota. “Le piste che ci troveremo a percorrere in questa Dakar sono in effetti simili a quelle che di solito si affrontano in un rally tradizionale. Ma qui ci sono differenze enormi. Prima di tutto per i tempi, la durata delle speciali qui è dilatata e noi, rallisti, non siamo affatto preparati a questo. E poi quello che più si differenzia è il fatto che nei rally io conosco la strada, la provo e la riprovo e di anno in anno spesso le speciali sono le stesse, i percorsi simili fra loro e so sempre che cosa mi aspetta il giorno dopo. So sempre cosa c'è dietro l'angolo. Qui è esattamente il contrario. E' un approccio molto diverso”.
E poi confessa con semplicità quello che è al momento il suo più grande problema: “Non riesco ancora a capire bene quando è il momento di attaccare e quando invece andare più piano. Trovare il giusto equilibrio fra andare veloce, attaccare e stare attento a dove mettere le ruote. Qualche volta non mi è facile, attacco troppo presto e rischio di fare qualche errore importante, altre volte invece vado troppo piano e faccio ugualmente un errore. Le speciali non sono così lunghe nei rally e anche a livello fisico lo sforzo è diverso, per non parlare della concentrazione. Mantenerla così a lungo non è cosa da poco”.
E l'altitudine è l'altra grande incognita per il campione finlandese. “Amo sciare e mi piace andare in montagna, ma questo non vuol dire che io sia pronto per andare in altitudine. Sinceramente non sono mai stato così in alto e non so bene...Ma non si sa mai e noi andremo più in alto di quello che si fa normalmente. Staremo a vedere perchè davvero non so che cosa aspettarmi”.

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