KRKA 2018

link.png Paolo Ceci, un semplice eroe della Dakar 2016


ceci dakarSono le 20,40 quando Joan Barreda e Paolo Ceci fanno il loro ingresso al bivacco di Uyuni. Sono stravolti tutti e due, stanchissimi e Joan Barreda si ferma a rispondere alle domande dei giornalisti e di tutte le televisioni che stanno aspettando al paddock Honda mentre Paolo Ceci entra nel suo camper e si fa una doccia.

Poi si mette a preparare il road book. Lo fa adesso nonostante la stanchezza perchè domani mattina vuole restare a letto almeno mezz'ora di più, e visto che partirà parecchio indietro in classifica se lo può permettere.
Racimola le ultime forze per raccontare la sua giornata...terribile !
“Stavo andando anche abbastanza bene stamattina – inizia il pilota Honda HRC. - Avevo passato i tre che mi partivano davanti: Verhoeven, Patrao... stavo venendo su forte, avevo guadagnato su Casteau al rifornimento e poi dopo essere ripartito dalla benzina circa venti chilometri dopo ho visto Barreda fermo”.
Ma scusa, tu non saresti il portatore d'acqua di Paulo Goncaleves?
“Sì, però gli altri che mi precedevano non lo hanno visto. Non so cosa dire...L'ho visto da lontano e mi sono fermato. Siamo qua per fare questo lavoro. Paulo certo è rimasto scoperto, essendomi io fermato con Joan. Secondo me lo si vedeva bene, ma io sono qui a lavorare per la squadra e a prescindere dal fatto che fosse Paulo o meno quello fermo, noi siamo qui per lavorare tutti insieme. Il fatto che Barreda sia arrivato al bivacco stasera è molto importante perchè lui da domani diventerà il primo portatore d'acqua di Paulo Goncalves, il più veloce, quello che gli starà più vicino”.
Domani infatti, grazie alla sua 'priorità' Joan Barreda partirà nelle prime venti posizioni e potrà quindi seguire da vicino le mosse del suo compagno di squadra portoghese che in questo momento si trova in testa alla classifica assoluta. “E' importante che lui riparta perchè sarà quello che gli starà più vicino”.
E poi racconta la cronaca nuda e cruda di questa lunghissima giornata di gennaio: “Barreda era fermo al chilometro 202. Io mi sono fermato da lui e il problema, al motore, era di quelli che non si possono risolvere. Una cosa stranissima. E così abbiamo sistemato la cinghia, abbiamo legato le nostre due moto e poi siamo partiti, io davanti, lui dietro, al traino. La cinghia si è rotta almeno dieci volte (anche perchè la speciale non era esattamente semplice oggi), le parti di sabbia erano terribili e la cinghia si continuava a spaccare, lui è caduto due volte, e alla fine ci siamo ridotti con pochi centimetri di corda ed eravamo praticamente appiccicati”.
Poi è arrivato un buon samaritano: “Si è fermato un pilota con il quad e ci ha dato la sua cinghia, una di quelle vere, da traino, ce l'ha prestata ma noi avevamo già fatto 150 chilometri. Poi siamo arrivati a fine speciale e da allora abbiamo attaccato il trasferimento: 180 chilometri...”. Alla fine Paolo scoppia a ridere, dalla disperazione più che altro: “Davvero non poteva andare peggio, oggi era la speciale più lunga della Dakar e anche il trasferimento più brutto, su pista sterrata e tolè ondulée, l'unico della Dakar di quest'anno...Sono davvero tritato!”
L'altro giorno Paolo Ceci, nella prima tappa aveva trainato Paulo Goncalves su asfalto sotto la pioggia per 350 chilometri, oggi ne ha fatti oltre 550 con Barreda... e nonostante la stanchezza Paolo aggiunge: “Provo a immaginare il dispiacere che abbia provato Barreda quando la sua Honda si è fermata. Quest'anno lo vedevo bene, era bello carico, e l'unica cosa che mi ha detto quando mi sono fermato da lui è stata 'un anno a lavorare, tutto un anno buttato via così...' capisco bene anche lui e la sua sofferenza”. E poi Paolo si rimette al lavoro con i pennarelli colorati sul road book della tappa di domani.