TransAnatolia 2017

link.png La Dakar 2016 in numeri, proiezioni per il 2017


Lavigne 2017Una cinquantina di persone non di più. Ad assistere alla conferenza di presentazione della Dakar 2017 in una nuova sede, all'Aero-Club di Via Galileo, a pochi passi dall'Arco di Trionfo, e soprattutto dalle principali ambasciate sudamericane non erano in molti.

Giornalisti, francesi e stranieri, una piccola delegazione inviata dalle tre ambasciate dei Paesi coinvolti, il personale ASO, quattro o cinque responsabili stampa dei principali team partecipanti.
Tutto qui. Eppure su questa edizione della Dakar c'era un bel po' di curiosità: in tanti si chiedevano da dove sarebbe partita e passata il prossimo anno la gara che, stando ai conteggi, indagini e inchieste presentate, rappresenta il secondo evento motoristico più importante al mondo. Più della Dakar è conosciuta la Formula 1, con il 90 per cento, e subito dopo, con il 77% arriva la Dakar. Alle sue spalle con il 50 per cento il WRC e con il 46 per cento il Moto GP.
Un gigante mediatico l'hanno chiamata questa competizione che nel 2016 ha contato la bellezza di 1200 ore di diffusione totale in tivù: attenzione, di cui il 73 per cento in Sud America, il che significa che negli altri Stati, Europa compresa sono state trasmesse circa 324 ore che vanno quindi suddivise fra 4 continenti, tutta l'Europa appunto e l'America del Nord. 190 i Paesi coinvolti nella mediatizzazione dell'evento e 4 milioni e 400 mila gli spettatori lungo il percorso.
Tirando una linea e facendo i conti tutto ciò vale la bellezza di 104 milioni di dollari.
E non contenta ASO ha fatto anche un altro conto: dal 2009 a oggi in tutto, l'impatto economico diretto per i Paesi che hanno ospitato la Dakar ha superato il miliardo di dollari.
Ovvio quindi che quando il Cile si sia offerto alla Dakar per ospitarla nell'edizione 2017, ma con la chiara intenzione di non tirare fuori una lira, o meglio, un dollaro, ASO si sia quasi scandalizzata di fronte a tale richiesta. Per usare le parole esatte di Etienne Lavigne, direttore generale della Dakar: “Il Cile voleva tornare a far parte del percorso della Dakar, ma a condizioni economiche inaccettabili per ASO. Il Perù in compenso, si è rifatto avanti e ci sollecita per entrare di nuovo nel gruppo dei Paesi da attraversare”.
E lo stesso Lavigne non nasconde la sua vera speranza, un rally del Pacifico che stanno inseguendo da tempo e che non sembra più così impossibile come era negli anni scorsi. “Partenza da Santiago del Cile dice, e poi via verso nord, passando dal Perù, dalla Colombia fino in Ecuador, con una piccola incursione, eventualmente, in Argentina”. Un progetto amibizioso, ma ASO si sa, ha sempre portato avanti progetti ambiziosi. “Il successo di una Dakar dipende dalla nostra capacità di proporre tappe differenti fra loro. Un tracciato vario, sempre diverso, giorno dopo giorno”.
Ed è contento di questa prima traccia abbozzata oggi a Parigi, ed in effetti non proprio definitiva: “La Dakar 2017 ha davanti a sé delle nuove geografie. Sarà una gara originale e sorprendente con una giornata di riposo - a La Paz, nella capitale più alta del mondo con i suoi 3600 metri - davvero interessante”.