TransAnatolia 2017

link.png Una Dakar a misura di ...Marc Coma


marc coma confChi vincerà la prossima Dakar? La domanda presuppone non tanto un nome preciso ma una sorta di descrizione, una ricerca precisa delle doti che il pilota dovrà possedere. Vincerà il pilota più veloce o quello che saprà navigare meglio degli altri, o ancora l'esperto che dimostrerà una maggiore, e migliore, attitudine ?

Marc Coma non è molto convinto quando gli viene posta questa domanda: “Credo che sarà una gara molto varia e composta di tante incognite, più del solito. Giorno dopo giorno le diverse categorie in gara vivranno situazioni e condizioni differenti spesso non facili, e credo anche che questa novità che abbiamo introdotto nella navigazione (già nel Merzouga rally in maggio) renderà ancora più imprevedibile la corsa e il suo risultato”.
Ma questo cambiamenti nei wpt renderà le cose più facili o più difficili per il pilota?
Ci pensa su un attimo: “Bè abbiamo scelto di apportare questo cambiamento proprio perchè vogliamo portare la navigazione ad un livello più alto che secondo la mia filosofia è quello giusto. Negli ultimi anni la navigazione ha perso un po' di importanza alla Dakar e questa novità si propone di riportare in auge la vera navigazione, la rilevazione sul posto”.
Hai parlato di una sola tappa marathon?
“Sì in effetti alla fine abbiamo deciso di fare solo una tappa marathon, e di farla uguale per tutte le categorie, quindi moto, quad, auto e camion. Sarà ad Uyuni, nel giorno dopo la tappa di riposo, ed è una giornata con la filosofia del parco di lavoro. Questo significa che tutti i piloti saranno insieme e potranno lavorare la notte sui propri mezzi. Inizialmente si era pensato a due tappe marathon ma poi ci siamo resi conto che siamo già ad un livello alto, abbiamo fatto un percorso troppo duro, o meglio, il ritmo da mantenere è sostenuto e non era il caso di esagerare”.
Alla fine di questa Dakar 2017 potremmo dire che Marc Coma ha dato la sua impronta alla gara?
“Bè sì, in effetti sarà così. A poco a poco le cose si vanno trasformando secondo la mia filosofia, seguendo la mia maniera di vedere le cose per ricreare la Dakar che piace a me, in cui la navigazione gioca un ruolo importante. Una gara che è più un'avventura che non una gara in cui parti alla mattina al 100 per cento e arrivi al bivacco sempre nello stesso modo, cioè ancora al 100 per cento. No, in questa Dakar bisognerà saper gestire la navigazione, la meccanica... penso che siamo sulla buona strada, e sono molto contento di questo”.
Da pilota a pilota che cosa consiglieresti in partenza, a livello di strategia?
“Questa è una cosa che non si sa mai. Non è mai facile capire quale sia il giorno giusto per attaccare. E' l'esperienza che te lo fa capire. La verità è che non si può pensare di attaccare dal primo all'ultimo giorno nella stessa maniera. Bisogna imparare a capire quando è il momento giusto”.
Se dovesse piovere in Paraguay, la prima speciale potrebbe diventare una trappola, come accaduto nel gennaio 2016 in Argentina?
“No, se piove normalmente non dovrebbero esserci problemi. Il fondo è sabbioso e quindi non credo possa allagarsi. Bisogna sempre vedere di che pioggia stiamo parlando ma in condizioni normali la prima speciale è a posto, l'acqua non rappresenta una cosa di cui preoccuparsi”.
Un'ultima curiosità. David Castera nelle sue ricognizioni era solito usare la moto da enduro per tracciare alcune zone delle speciali, tu lo hai mai fatto?
“No, ho tracciato sempre e solo in auto. Non ho mai preso la moto ma per un motivo molto semplice, avrei dovuto avere la mia moto al seguito mentre eravamo in ricognizione e questo non è semplice da organizzare a livello logistico. Al momento mi muovo solo con le vetture fuoristrada”.
Il che tradotto, dovrebbe significare niente passaggi strettissimi o troppo enduristici.

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