link.png A volte ritornano...Giacomo Vismara al via della Dakar 2017


Giacomo Vismara.jpgAveva detto basta. Aveva ripetuto “questa Dakar in Sud America non mi piace”. Aveva addirittura messo in vendita il suo camion, quello T5, da assistenza fuori gara perchè di questa gara che tante soddisfazioni gli ha regalato, compresa la vittoria nel 1986 con un Unimog Mercedes, non voleva più saperne.

E aveva anche appeso il casco al chiodo...e cos'è successo? “E' successo che quando Martino Bianchi ha suonato al mio campanello il chiodo si è staccato e il casco è caduto per terra”. Ha voglia di scherzare il grande Giacomo Vismara, alla sua 26. Dakar, con una storia alle spalle da far invidia davvero a tutti i veterani di questa corsa. L'ha affrontata in macchina, con una piccola Suzuki negli anni Ottanta, poi con la Range ancora insieme all'inseparabile Ambrogio Fogar, poi in camion, in gara, in assistenza. L'ha seguita anche qui in Sud America dapprima come assistenza fuori gara e poi in gara, persino con il team della Pandakar e poi ha detto basta. O meglio...aveva detto.
“Il casco è caduto per terra e io ho dovuto riprenderlo in mano – prosegue Vismara. - In realtà era già da un po' che stavamo tramando, Martino Bianchi mi aveva contattato e io avevo il camion fermo, a casa” e lo dice quasi come se fosse una sorta di scandalo avere un mezzo che ha fatto la Dakar fermo in garage. “Negli anni scorsi l'assistenza nel team ufficiale Honda HRC Rally la seguivano i tedeschi, ma quest'anno Martino Bianchi, il general manager, è riuscito a prendere la situazione in mano e a cambiare un po' le cose. Così ci siamo trovati e ci siamo messi d'accordo. Ho preparato il camion e ora si parte di nuovo”. Con lui in cabina ci sarà un giovane spagnolo, un ragazzo che avrà tanto da apprendere da un 'peso massimo' come Giacomo Vismara: “L'ho conosciuto, è simpatico, abbiamo già fatto insieme l'OiLibya in Marocco e ci siamo trovati bene insieme. Lui vuole imparare l'italiano e io lo spagnolo, solo che io parlo bergamasco e quindi lui dovrà imparare due lingue. E poi all'ultimo momento è stato deciso che salirà con me anche Giulio Minelli”. Già. Soprannominato Topo dai suoi amici bergamaschi, Minelli, di Costa Volpino, è un altro veteran e la sua esperienza è infinita. In camion con Vismara, nel 1986 aveva vinto la Dakar, sul Mercedes: “Abbiamo vinto insieme quell'anno – ricorda Vismara – ed eravamo in team con Honda...l'abbiamo interpretato come un buon auspicio”.
L'ultima Dakar di Vismara era stata nel 2011, assistenza veloce della Panda, poi aveva provato l'avventura anche nell'Africa Eco Race, che si corre in questi stessi giorni in Africa sul vecchio tracciato della Dakar e poi ha ricominciato quest'anno, con Honda, sempre nel ruolo di assistenza, in Marocco, con due rally, il Merozuga e l'OiLibya. “Mi sono allenato – scherza - sull'asfalto e mi servirà anche qui perchè le trasferte in Sud America sono lunghe. Già solo salire a novembre da Barcellona a Le Havre ha richiesto una giornata: 1200 chilometri, di autostrada però. In Sud America le strade saranno più lente e poi c'è il divieto di superare gli 80 km/h... mi dicono”. Fra le cose che Vismara aveva cercato di dimenticare infatti, c'è proprio il Tripy quello strumento terribile, incubo di tutte le assistenze della Dakar, che registra qualsiasi infrazione e monitora la velocità in ogni momento suonando a più non posso nel caso si oltrepassi il limite. “E' vero, lo avevo rimosso” ride il bergamasco. E prosegue: “Non so bene cosa aspettarmi da questa nuova avventura, se dovrò temere l'altitudine, non so come reagirò. Ho visto però che a bordo di ogni nostro mezzo assistenza abbiamo una bombola di ossigeno, per quando guideremo in altitudine...e questo – sorride a denti stretti - mi preoccupa un po' in effetti”.

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