TransAnatolia 2017

link.png Dakar 2017, seconda tappa, Metelli recupera


Livio Metelli arriva a fine tappa con il 65° tempo di giornata. E gli va benissimo visto che ieri ha vissuto quella che si augura sia stata la sua ultima peggior giornata alla Dakar 2017.

 Il bresciano, iscritto nella categoria Malle moto, ieri ha avuto un sacco di problemi con il radiatore della sua Ktm, guai che non era riuscito a raccontare personalmente perchè era arrivato molto tardi a bivacco. Lo fa oggi, ripensandoci con ansia: “Sinceramente non ho ancora ben capito che cosa sia successo. Posso solo pensare che ci fosse un liquido sbagliato nel radiatore e scaldandosi, con le alte temperature, è diventato come un gel intasando tutto. Sembrava una mousse di fragole”. Sorride mentre ci ripensa ma ovviamente il problema ieri gli è pesato tantissimo anche perchè si è manifestato ancora prima che entrasse in speciale. “Me ne sono accorto ma non c'è stato modo di far nulla e allora sono entrato in prova pianissimo. Avevo paura che mi bollisse tutto. Non posso dire di essere andato pianissimo, però con una marcia lunga, appena appoggiata, per venirne fuori senza danni”.
E poi una volta uscito con il 77° tempo di speciale, dopo essere partito intorno alla cinquantesima posizione il calvario è proseguito: “Appena fuori mi sono fermato in un distributore di benzina e ho iniziato a smontare tutto, a buttare fuori il liquido e a lavare il radiatore. L'ho fatto praticamente ad ogni distributore che trovavo, ma con il caldo si era seccato tutto in fondo e non riuscivo ad eliminarlo”. Quando arriva al bivacco è quasi buio: “Sono arrivato e mi sono accorto che ovviamente, non girando con l'acqua era 'partito' anche il paraolio della pompa che così mi ha buttato l'olio dentro. In quella poca acqua che avevo messo e quindi, di nuovo, ho dovuto pulire tutto”. Nella sventura però Livio Metelli ha trovato due angeli custodi: Domenico Cipollone e Matteo Olivetto sono sempre stati con lui, senza abbandonarlo mai, fino all'entrata al bivacco. “Mi hanno fatto da scorta”.
Una nottata di sonno per fortuna e stamattina di nuovo la brutta sorpresa: “Ero convinto si fosse risolto tutto e invece dopo aver messo in moto ed esser partito dal bivacco mi sono fermato al primo distributore e mi sono accorto che c'era ancora olio dentro. Ho risciacquato tutto di nuovo ed è tornato tutto a posto. Probabilmente c'era ancora qualche cosa in giro, dalla sera prima, e si era mescolato. Sono riuscito ad arrivare qua stasera bene, e olio non me ne ha più mangiato”. Non guarda la classifica Metelli come aveva anticipato fin dall'inizio perchè in questo momento non gli interessa. Ieri ha temuto di ritirarsi e quindi per lui ora conta solo essere ancora qui, in gara. “L'importante per me ieri era solo arrivare al bivacco, così come oggi”.
E poi si parla di questa tappa un po' impegnativa, soprattutto a livello di fango e di acqua. Allagata in buona parte, e polverosa per il restante: “Basta guardare i nostri vestiti – ride – c'erano dei pozzoni di fango in cui sparivi dentro. Altissimi...passavi dal fesh fesh alla pozza di fango e non riuscivi quasi a stare in piedi perchè in superficie c'era il fango ma sotto era terreno duro come cemento e il fango faceva da isolante e l'acqua restava lì, come sospesa. L'impressione era quella di stare sul ghiaccio”. Se questo sia il chaco – che aveva annunciato appunto come inedito Marc Coma, il direttore sportivo della Dakar, nessuno lo sa: “Savana sicuro, erba, fesh fesh dappertutto e poi pista, in mezzo alla vegetazione e caregge secche di fango che diventano impraticabili e non si vedono. Ti sorprendi quando senti la moto che va da tutte le parti. E poi, a fine speciale, drittoni da 20 chilometri dove, avendo la moto che spinge potevi fare anche i 190 all'ora. Io però no, non ho tirato, la devo risparmiare la moto. Mi deve portare fino a Buenos Aires”.

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