TransAnatolia 2017

link.png Dal quad alla Mini: la storia di Abu Issa


DSC_0022.JPGMohammed Abu Issa è un giovane 26enne del Qatar che da sempre si è fatto apprezzare sui rally raid con il quad. Sono quattro anni che corre la Dakar ma ha partecipato anche a diverse altre gare del calendario mondiale di specialità.

Il 2016 per lui è stato un anno particolare. Il servizio militare prima di tutto che lo ha impegnato per quasi tutto l'anno e poi il passaggio dal quad alle auto. Un passaggio che in realtà era già previsto, anche se forse non così presto. “Ho lasciato il quad a casa questa volta – sorride un po' mestamente il pilota del Qatar – perchè purtroppo il team per il quale correvo si è fermato, non avendo più il supporto della Casa costruttrice, e io non avrei avuto più il mezzo giusto per partecipare. Mi dispiace in realtà perchè era una sfida che volevo portare avanti e soprattutto vincere, ma il destino non ha voluto così. Sono passato alle auto, il che era già nei miei progetti, ma non così presto. Il team con cui ho corso lo scorso anno in quad ha accantonato il suo progetto e si è messo a lavorare su uno nuovo, con un mezzo nuovo, che però non sarà pronto prima di un anno, fra costruzione e test, e così nel frattempo io mi sono guardato attorno”.
Il servizio militare lo ha impegnato per un bel po' e poi appena finito Abu Issa è partito per il Marocco, per l'OiLibya Rally, ultima gara del panorama mondiale di specialità: “Mi ha chiamato X Raid e mi ha chiesto se volevo correre con il loro buggy due ruote motrici e ho detto sì. Ho corso con loro e mi sono divertito, soprattutto mi sono trovato bene. Ho visto che sono un team serio, che lavorano bene, con meccanici capaci e per tutta la gara ho avuto modo di fare esperienza. E lo stesso deve essere stato per loro perchè al termine della gara mi hanno offerto di fare la Dakar con la Mini, con Xavier Panseri come copilota”.
Certo una bella differenza fra il due ruote motrici e la Mini, 4 ruote motrici, con una motricità, un sistema di sospensioni e un motore completamente diversi: “Davvero nulla a che vedere, con due ruote motrici è tutta un'altra storia. Però sono andato di nuovo in Marocco e ho partecipato ad una sessione di test con loro e a quel punto mi sono reso conto che mi piaceva la Mini e così, eccomi qui oggi”.
Un ragazzo gentile e semplice, nonostante le sue origini di alto lignaggio, che sorride timidamente e si lascia guidare dalla macchina organizzativa di X Raid durante le verifiche. Per lui è tutta esperienza di cui far tesoro: “Sono qui e so che questa sarà una nuova sfida per me. Con un team di alto livello come questo, è ancora più stimolante. Ricomincio da zero. Certo l'esperienza fatta sul quad aiuta ma io non sono mai stato prima dietro un volante alla Dakar e quindi tutto quello che devo fare è finire la gara, arrivare al traguardo e mettere via un tesoro di 10000 chilometri di esperienza”. Sorride pensando che ha scelto la Dakar più difficile per operare questo passaggio dal quad all'auto: “Lo so ma non potevo fare diversamente. La Dakar è dentro di me, nei miei sensi, nel mio sangue e non potrei mai dire ok, salto la Dakar e inizio la mia carriera con le auto dalla gara di Abu Dhabi ad aprile, no, mai. Io faccio la Dakar e poi faccio tutto il resto”  nel senso delle gare del Mondiale FIA.