TransAnatolia 2017

link.png De Soultrait a Chilecito


Sono le 14,40 quando la prima moto fa il suo ingresso al bivacco di Chilecito. E' la Yamaha di Xavier de Soultrait che ha lasciato Salta stamattina alle 7. Quasi 700 chilometri all'andatura concessa dal regolamento ed eccolo qui, nel caldo bivacco di Chilecito, apparentemente fresco e pronto a difendere a spada tratta la ASO, società organizzatrice della Dakar: “Tutti gli anni abbiamo avuto incidenti e uno o più morti sulla Dakar ma quest'anno, finora, neanche uno.

 Questo dovrebbe sottolineare l'ottimo lavoro che sta facendo l'organizzazione.  Le polemiche non servono. Noi siamo dei piloti, dei competitori, corriamo tutti gli anni in tante gare diverse, ci alziamo tutte le mattine alle 3, e se facciamo 1000 chilometri in meno di speciale è un peccato, certo, però lo facciamo e la Dakar conserva intatto il suo fascino: e il trasferimento fa parte della gara in ugual modo che una speciale, è ugualmente difficile da organizzare e da gestire”. E aggiunge: “ASO è comunque una grande organizzazione e fanno un super lavoro e anche se siamo un po' delusi perchè oggi non abbiamo affrontato la speciale, è vero che se hanno deciso di annullarla vuol dire che c'era una buona ragione per farlo”. E con la sempre gran proprietà di linguaggio che distingue questo nobile francese, e la sua buona educazione fa un esempio calzante: “Immaginate che ci sia un attentato il giorno della partenza, o alla vigilia della Marathon di Parigi, secondo voi che cosa accadrebbe? Annullerebbero la gara, obbligatoriamente, e sono sicuro al 100 per cento che nessuno direbbe mai 'questa organizzazione fa schifo', al contrario tutti direbbero “avete fatto bene ad annullare la gara”. Qui abbiamo un villaggio di 600 abitanti che è stato portato via dalla frana, ed è comprensibile che ci siano delle conseguenze sulla corsa, anche se in effetti noi non abbiamo nulla a che fare con questo, ma non ha veramente senso continuare a correre, magari sul fango, sopra le persone che sono state sepolte dalla frana. La cosa più importante restano le persone, anche se è una cosa indipendente dalla Dakar, si tratta di rispetto per chi è stato coinvolto nella catastrofe, è accaduto nello stesso giorno della gara, nello stesso posto, e questo ha messo l'organizzazione in una condizione non gradevole che ha dovuto gestire come possibile”.
A chi gli chiede se secondo lui anche gli amatori la pensino nella stessa maniera Xavier sorride prima di rispondere: “Credo che gli amatori siano quelli più contenti di questa tappa annullata: perchè questa è una Dakar complicata, dura, molto più dura delle edizioni precedenti anche se è più corta, penso che siano ben contenti di non fare le speciali più difficili”.
E il pilota Yamaha è fiero di quello che ha fatto finora, non ha paura che un domani qualcuno possa dirgli 'hai fatto un bel risultato sì, ma perchè avevano tagliato tutta la gara' quasi si inalbera il nobile francese davanti a questa domanda “Chi dice questo non ha seguito la gara, e soprattutto non ha fatto la stessa gara che ho fatto io. Questa davvero non è una Dakar facile, è assolutamente la più difficile che io abbia mai fatto anche se più corta, non è davvero una gara facile, al contrario. Se metti insieme le ultime due Dakar 2015 e 2016 insieme saranno sempre più facili di questa del 2017 da sola. E' una Dakar complicata per la navigazione, difficile, non abbiamo molto tempo per riposarci, il timing è sempre molto serrato, dormiamo poco. Se la gente dall'esterno pensa che sia una Dakar facile, no, davvero, non ha capito. L'organizzazione ha voluto organizzare una Dakar difficile per noi e credo che allo stesso tempo si siano organizzati una gara davvero difficile anche per loro”.

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