link.png Pandakar al giro di boa di La Paz


DSC_0047.JPGPortarla al traguardo di Buenos Aires. Questa è la sola cosa che conta per il team Orobica Raid che per l'ennesima volta ritenta l'avventura in Sud America con la Pandakar alla Dakar 2017 Un coraggio da leoni, e forse anche un pizzico di incoscienza in questo team bergamasco che intanto è arrivato tutto intero alla giornata di riposo di La Paz.

All'appello rispondono presente sia la piccola Fiat, sia l'Unimog Mercedes di assistenza veloce che veglia sulla vettura da inizio gara.
Con Giulio Verzeletti il pilota, all'interno dell'abitacolo con Antonio Cabini, facciamo il punto della situazione, day by day: “Il primo giorno, quello della tappa da 39 km era andato tutto bene e in definitiva direi anche il secondo, quando solo verso la fine un sasso ci ha piegato un braccetto dello sterzo, ma con particolare attenzione siamo comunque usciti dalla speciale senza grossi problemi”. L'apice della sfortuna si è toccato nella terza tappa, quella che portava a San Salvador de Jujuy dove i due mezzi sono arrivati alle 7,30 di mattina. “Bè la tappa era tosta – ricorda Verzeletti – e poi in effetti ci sono andate male un po' di cose. All'inizio della speciale, al km 22 mi si è staccata una ruota dalla Panda, forse per colpa delle tante buche e del tracciato sconnesso si sono tranciate le colonnette. E quello è stato l'inizio di una serie di problemi legati al fatto che quei primi settanta chilometri hanno praticamente distrutto l'auto. Abbiamo rimesso su la ruota togliendo un dado da tutte le altre, poi abbiamo rotto un braccetto di sterzo e infine la coppa dell'olio perchè si era infilata della sabbia fra la coppa e la lama di paratia e prendendo un sasso la sabbia praticamente ha sfondato la coppa dell'olio. Abbiamo dovuto lavorare parecchio e i ragazzi della nostra assistenza veloce sono stati fondamentali”. A San Salvador dopo tutte queste 'disgrazie' sono arrivati alle 7,30 e solo un'ora a disposizione per ripartire per la tappa seguente, ma la direzione gara ha concesso loro di lavorare un po' di più dando la possibilità di ripartire alle 11, con solo qualche penalità in più.  A quel punto è arrivata la tappa delle dune, la quarta, verso Tupiza, in cui si poteva scegliere se tagliare i cinquanta chilometri di dune altissime, pur incappando in una penalità di 12 ore: “Quel giorno all'inizio della speciale avevano dei dubbi sul lasciarci entrare perchè i fiumi si stavano ingrossando e alla fine ci hanno testualmente detto, 'decidete voi, a vostro rischio e pericolo' e allora noi, ovviamente, siamo entrati”. L'entrata in Bolivia non era stata complicata per il team bergamasco tanto che al bivacco di Tupiza erano arrivati intorno alle 22,30. Poi la prima speciale tutta boliviana, quella del disastro, con una parte annullata fino a Oruro. “A parte la pioggia e il freddo è stata una vera tappa della Dakar. Mi hanno detto che dietro di noi, il fango ha fatto un po' di selezione, ma sinceramente noi non abbiamo avuto problemi, e neanche il nostro camion, tanto è vero che è uscito di speciale con il 18° tempo assoluto di categoria”. E poi l'annuncio della cancellazione, della seconda parte della quinta tappa e poi della sesta, intera. “E' ovvio che la cosa ci abbia risollevato gli animi – prosegue Giulio Verzeletti – ma onestamente in queste condizioni non si poteva andare avanti. Quando siamo arrivati alla neutralizzazione nella quinta tappa abbiamo assistito a qualche cosa di spaventoso. La gente di quella zona stava con l'acqua sulla porta di casa, erano tutti con le gambe in mezzo all'acqua e faceva male al cuore vederli in quelle condizioni. Ho guidato a 1km/h perchè non volevo procurare altri problemi, creare disagi alla popolazione, passando dentro le pozze d'acqua accanto a questa povera gente. E poi siamo arrivati a Oruro, in quello che qualcuno aveva chiamato bivacco ed era invece una palude. Ci siamo arrangiati sull'asfalto come hanno fatto in molti”. Un primo bilancio dunque, positivo “Tutto sommato sono contento – conclude il pilota della Fiat Panda – siamo arrivati fino a qua e la macchina non ha rotto più di tanto, qualche botta sulle dunette o sulle pietre, che si vedono esteriormente, ma per il resto va tutto bene e siamo pronti a ripartire”.

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