TransAnatolia 2017

link.png Roberto Boasso, Honda HRC analisi della Dakar 2017


Boasso primo pianoRoberto Boasso è il team manager Honda. Arrivato a maggio nello squadrone ufficiale HRC Rally, l'ex pilota ed ex Ktm – ha lavorato al fianco di alcuni dei migliori piloti della squadra, concludendo con Toby Price ed anche Pablo Quintanilla in Husqvarna – ha investito tutta la sua preparazione nella messa a punto della moto e i risultati si sono visti in questa Dakar appena conclusa.

Vogliamo tracciare un bilancio?
“Sono contento per come si sono comportarti i ragazzi perchè hanno fatto davvero un bel lavoro. Peccato per Ricky Brabec, caduto l'ultimo giorno e costretto a ritirarsi per un buco nel radiatore;  mi dispiace perchè meritava di finire. E' stato davvero bravo...”
E la presenza di Johnny Campbell nelle fila del team Honda quest'anno è stata importante. E' arrivato per aiutare Ricky ad inserirsi di più e ha finito per essere un punto di riferimento per tutti...
“Vero, per tutti, me compreso. Johnny è una persona incredibile. Pur essendo una leggenda ha fatto sempre tutto, dallo spazzare per terra a fare rifornimento di acqua nei camper, ed aiutarmi. Lo conoscevo ma non me lo aspettavo così, l'ho sempre visto solo come pilota. E' una persona stupenda e sono felice della scelta che abbiamo fatto. So che anche lui si è trovato bene, ha faticato un po' all'inizio a prendere il ritmo, due o tre volte l'ho visto stanchino e mi ha detto vado a dormire perchè non ce la faccio più. Però lui in questo modo, da pilota quale è, ha capito che cosa c'è dietro le quinte in un team. Ha capito quanto è grande il lavoro che si fa intorno ai piloti durante la Dakar”.
E il resto del team?
“Bene, benissimo. Paulo Goncalves è una forza della natura, è bravissimo e vederlo piangere a fine gara è stato doloroso. Ti fa capire quanto lavoro fanno questi ragazzi, la sensibilità e i sacrifici che fanno ti aiutano a capire quanto importante sia per loro questa gara, quanto ci tengono e quanto ci lavorano durante l'anno. Non è una preparazione di un mese, ma di un anno. Oggi abbiamo appena finito ma stiamo già parlando della Dakar 2018. Lui è un grande e meritava di più di quello che ha raccolto, fisicamente è a posto”.
Anche Barreda sembra essere molto maturato.
“Si è vero anche se in tanti ce l'hanno con lui, lo attaccano moltissimo, anche la stampa. Lui è uno che tiene tutto dentro, è una persona estremamente riservata, è una buona persona. E' un lottatore, uno che non molla, e questo era il suo anno. E' arrivato alla Dakar in forma smagliante, senza acciacchi, senza essersi fatto male in precedenza. Abbiamo seguito una strategia diversa per lui nel 2016, scegliendo alcune gare diverse dal solito per farlo allenare e questo ha pagato perchè è arrivato in Paraguay davvero  in forma, pronto. Ed è anche maturato a livello di testa perchè quest'anno non è mai caduto”.
E Michael Metge?
“E' il suo angelo custode. Ma è un ragazzo fantastico, se dovessi descriverlo in una parola direi l'educazione in persona perchè lui si prende cura di tutti i piloti. Viene da me e mi dice se ha visto qualche cosa che non va, è molto altruista e poi è un gran lavoratore. Si è messo a disposizione del team per i test, per gli sviluppi e ha lavorato tantissimo. I cambiamenti che abbiamo apportato alla moto magari non sono stati grossissimi, però la moto è diventata affidabile, e si è visto. E Metge è stato importante in tutto questo. Lui è molto allenato, lo puoi mettere in sella per tutto il giorno e lui ci sta. E' molto sensibile poi sulle regolazioni, i test, gli sviluppi perchè viene dalla scuola di Cyril Despres e sa tanti piccoli trucchetti utili,  è molto bravo. Alcune delle modifiche, per esempio i settaggi delle sospensioni, le ha fatte lui”.
E Kevin Benavides?
“Lo recupereremo appena guarirà...guardo lui e mi sembra di vedere Barreda quando era giovane, con queste cadute pazzesche, che fa perchè è sempre al limite. Se lui invece riuscirà a dominare la sua irruenza ed abbassare un po' la velocità farà sicuramente bene. E' un ragazzo educato e ha voglia di imparare e di sacrificarsi”.
E Ricky Brabec?
“E' in crescita, confesso che all'inizio avevamo qualche dubbio, non sapevamo bene perchè gli americani hanno un altro stile, però ha dimostrato di esser bravo. Ha lavorato tanto con Barreda e poi con Jhonny Campbell e i risultati si sono visti. Nessuno se lo aspettava e confermo che è in crescita. Penso che nel 2017 farà tutto il campionato, poi staremo a vedere”.
Tu che li conosci tutti, che hai lavorato con loro in Ktm, sei contento, al di là di tutto, del podio 2017?
“Ma sai io dico sempre che chi vince la Dakar se lo è meritato e Sam è stato sicuramente bravo. Mi dispiace tantissimo per Toby Price che si è rotto il femore. E il terzo posto di Gerard Farres è strepitoso perchè lui è una persona fantastica, un grande. Lui viene sempre in gara a farti i complimenti, ha abbracciato Adrien Van Beveren a fine gara quasi scusandosi per avergli portato via il terzo posto. So cosa si prova quando succedono queste cose. Alla fine chi vince se lo merita, vuol dire che è stato bravo”.
E i programmi di Roberto Boasso adesso di che cosa parlano?
“Da qui andrò in America una settimana perchè dobbiamo vedere delle cose sulla moto, sulla nostra Honda CRF450Rally. Poi tornerò a casa una settimana per riposarmi e poi ho una riunione per pianificare il futuro, confermeremo le date delle prossime gare e andremo avanti con il lavoro. Però non posso dire altro fino a che non faremo questa riunione”.

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