TransAnatolia 2017

link.png Ruoso 33° assoluto alla Dakar 2017


IMG_20170105_180358.jpgTrentesimo di tappa oggi Alessandro Ruoso.Giorno dopo giorno sta risalendo in classifica e ora in generale occupa il 33° posto, primo degli italiani. Stamattina al momento di ripartire da Tupiza era 40°. Alessandro Ruoso è alla sua prima Dakar, ma per la verità il friulano è anche al suo primo vero rally raid. Prima di questa avventura aveva corso al Merzouga, in Marocco nel maggio scorso, senza finire la gara per una caduta da cui ha cominciato a riprendersi solo dopo due mesi. E' stato campione Baja, ma le sue esperienza nei rally navigati fino ad oggi erano minime. Era questo infatti l'aspetto che più lo preoccupava, visto che lui crossista da sempre non aveva dimestichezza con la strumentazione e le note di un road book.

E infatti il primo giorno, nella prima tappa di questa Dakar 2017 era partito troppo veloce ed un brutto volo la ha rimesso subito in riga, insegnandogli, e facendogli capire, che alla Dakar bisogna stare molto attenti se si vuole arrivare in fondo.
E Alessandro lo ha capito: “Un po' per la polvere, un po' perchè partivo indietro (ha il numero 70 il pilota di Pordenone) e volevo passare un po' di avversari per portarmi più avanti nell'ordine di partenza sono arrivato lungo in una curva e sono caduto per terra”. Una caduta secca che è stata ripresa dalle telecamere della televisione e che in Italia hanno visto dopo poche ore: “Mi sono cominciati ad arrivare messaggi dagli amici che mi chiedevano come stavo ancora prima che io arrivassi al bivacco”. La caduta gli ha lasciato un brutto occhio nero, il sinistro, e per fortuna poco altro, però in compenso gli ha schiarito le idee: “Il giorno dopo, nella seconda tappa, sono partito con più calma, sempre soffrendo molto per la polvere visto che stavo indietro. Poi nella terza tappa le cose sono cominciate ad andare meglio: ancora polvere e tanti sorpassi, durante i quali devi stare davvero attento perchè rischi molto, nella polvere”. Il primo passo in altitudine si è fatto sentire però: “Ho avuto un po' di giramento di testa – racconta ancora Ruoso – ma niente di preoccupante. Mi sentivo un po' strano ma non ho avuto bisogno di aiuto o di qualche intervento”. E la quarta tappa, quella che portava la carovana della Dakar in Bolivia, a Tupiza per la precisione, è andata meglio. Diciamo che giorno dopo giorno entra sempre più in gara: “Sono partito bene e ho cercato subito di staccarmi da quei cinque o sei che mi partivano davanti. Mi sono perso però, come tutti, intorno al chilometro 65 ma credo di aver trovato tutti i wpt. Ho visto ed affrontato le dune, belle alte, per la prima volta, se si esclude appunto il Marocco però non ho fatto fatica. Certo la moto – una Ktm Rally 450 – perde tantissimo in altitudine e non spinge. Le prime volte pensavo di avere il cambio rotto e non riuscivo neanche a salire, mi dicevo, ma ho messo dentro la prima oppure no? Invece lungo il tratto precedente, fatto di vegetazione e sabbia mi sono trovato in difficoltà perchè ho problemi con la sospensione della moto, non mi trovo con il forcellone né con l'avantreno. Tutto sommato non ho mai provato questa moto e quindi sto approfittando dei primi giorni di gara per fare un set up e trovare un assetto che possa adattarsi a me e al mio stile di guida”.
La differenza Ruoso l'ha fatta nell'ultimo tratto di speciale,, che ha chiuso in 34. posizione, che sembrava fatto per lui, abituato ai greti di fiume tipici della sua gara di casa, l'Italian Baja: “E' vero, ho preso un po' di vantaggio sui miei avversari in quel tratto ma devi stare attento perchè questa moto 'sbandiera' molto di più della mia usuale”. Mentre racconta i suoi primi giorni alla Dakar prepara il road book della tappa successiva e confessa la stanchezza, tipica per chi non è abituato ai ritmi della Dakar: “Sento un po' lo stress dei primi giorni e sto cercando di prendere il ritmo, anche nel fare cose normali. Al momento fra l'altitudine e la stanchezza non riesco ad essere concentrato come vorrei, nei primi tre giorni ho avuto nausea e vomito tutte le mattine, tanto da dovermi fermare in speciale e non riuscivo all'inizio a dormire più di tre ore. Adesso, dopo 4 giorni, sto cominciando a entrare in gara e mi sento meglio a livello fisico”.

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