TransAnatolia 2017

link.png Una vera e propria tappa marathon


IMG_20170111_162945.jpgAlla spicciolata arrivano i piloti moto di questa 39. Dakar. Un trasferimento di 670 chilometri li ha portati fino a Chilecito ma soprattutto li ha portati al caldo, quello che aspettavamo da giorni ma che ovviamente si fa sentire ancora di più visto che ieri in molti di nuovo hanno patito il freddo della montagna, dei 4000 metri di altezza e del trasferimento notturno.

Anche Joan Perero (Sherco) ci ha messo quasi 7 ore e mezzo per arrivare, partendo alle 8,15 di stamattina da Salta. “Non ho chiuso occhio stanotte – racconta il pilota spagnolo – non so come mai, forse la troppa stanchezza. Sono andato a letto all'una e mezza ma poi sono andato dai medici per vedere se potevano darmi qualche cosa per  dormire. Ho provato di nuovo ma non è stato un gran sonno. Dopo tre ore mi sono alzato e mi sono preparato per venire qui”. Fa un gran caldo e Pedrero lo nota dicendo: “Viaggiare su questa strada, abbastanza dritta, per tutte queste ore è un calvario e mi sono addormentato due volte sul manubrio, per fortuna solo un colpo di sonno, però è stata dura”.
Sam Sunderland (Ktm) è certamente il pilota che più ha da guadagnare dalla cancellazione di questa tappa, vista la sua prima posizione in classifica assoluta, però ammette “Noi vogliamo correre, certo che vogliamo, però di fronte ad una tale situazione, la gara passa in secondo piano. Dobbiamo cercare di gestire le cose nel modo migliore e domani c'è un trasferimento abbastanza lungo prima di arrivare alla speciale e sto già pensando a quello”. Non sente la pressione della prima posizione il pilota britannico ormai da anni residente a Dubai: “Se devo essere sincero non ci penso molto, devo restare concentrato perchè la gara non è ancora finita e io devo andare avanti come ho fatto fino ad ora”. Anche il pilota della Ktm non ha dormito granchè stanotte: “Davvero non molto, forse tre al massimo 4 ore, dopo 1000 chilometri ieri e 670 oggi, è stata una bella tirata...ma la fine è vicina e la sento dentro. Devo solo restare concentrato e sperare che tutto vada bene”. A chi gli chiede se secondo lui oggi il rally ha perso qualche cosa, in termini di una bella speciale, risponde semplicemente: “No, non credo. Questo rally è stato già abbastanza duro, siamo passati dall'umidità e i 40 gradi del Paraguay alle montagne da 4000 metri della Bolivia, con 2 gradi e anche meno, e poi di nuovo ai 40 dell'Argentina, per non parlare delle difficoltà della navigazione. Un rally davvero molto fisico e che ha ritrovato il vero spirito della Dakar, e il senso della gara, della navigazione, siamo tornati ai vecchi tempi”.
Ivan Cervantes precede di un minuto il suo compagno di squadra Gerard Farres al bivacco di Chilecito e quando scende dalla sua Ktm Himoinsa è veramente stanco. “Questa è una vera tappa marathon della Dakar” esclama l'ex endurista, scherzando sulla sua stanchezza e soprattutto su quella del giorno prima e la decisione di annullare la tappa oggi : “la disgrazia avvenuta, con una popolazione sepolta dal fiume, e poi il lungo trasferimento che abbiamo fatto per arrivare al bivacco, era impossibile arrivare ad un'ora decente per poter ripartire il giorno dopo per la tappa. Era ovvio che avrebbero deciso di annullare la tappa”. E mentre lo dice pensa a quei piloti che sono arrivati a Salta alle due di notte, ma anche a quelli, come la sua compagna di squadra Rosa Romero che ha dormito al bivacco improvvisato di  Humahuaca e che oggi dovrà sorbirsi più di 1000 km per arrivare qui. I piloti che hanno dormito a Salta ne hanno percorsi 1005 ieri – fra speciali e trasferimenti da Uyuni - e 670 oggi in un vero regime marathon perchè nessuno ha potuto fare assistenza alla propria moto. “Oggi è stata un'altra tappa marathon per tutti. Alzati presto, nessuna riparazione sul mezzo, 670 chilometri di trasferimento. Sono davvero stanco, alle 17 oggi ci daranno il road book e a quel punto cominceremo a prepararlo pensando già alla tappa di domani”.
E da qualche ora serpeggia nel bivacco qualche insicurezza sulla tappa di domani: nel caso in cui non tutti i piloti riuscissero a raggiungere il bivacco infatti, ivi comprese anche le assistenze, l'organizzazione potrebbe decidere di non far ripartire la gara: “Non lo so davvero – prosegue lo spagnolo – parli con uno o parli con un altro e ognuno dice una cosa diversa. Stanno usando qualsiasi mezzo possibile per portare tutti qui a Chilecito però è difficile, anche perchè più del 60 per cento della gara sta procedendo sulla strada alternativa. Io non ho nulla qui con me, non ho vitamine, non ho ferri per aggiustare la moto, non ho nulla per poter affrontare la tappa di domani in modo decente e suppongo che tutti gli altri siano messi come me”. Però Ivan El Torito non ha dubbi sulla sua assistenza “so che arriveranno, so che faranno tutto il possibile per arrivare in tempo qui stasera, ma non sono neanche arrivati a Salta stanotte e quindi hanno tanti chilometri da fare”. E poi racconta una sua disavventura nel corso del trasferimento in notturna: “Sono caduto, non so ancora se per la stanchezza o per il freddo. Per fortuna dietro di me arrivava Laia Sanz e si è fermata a soccorrermi...per un quarto d'ora è rimasta con me fino a che mi sono ripreso. Non riuscivo a muovermi, di notte, non si vedeva niente, stavo sdraiato per terra, avevo freddo e non reagivo alle sue domande. E come me anche la moto è un po' provata, ci sono diverse cose da sistemare. Per me se non arriva l'assistenza sarà un bel problema”.
Anche Ivan ha dormito poco, ma un po' più degli altri. “Mi sono buttato per terra al bivacco alle 2 e mi sono svegliato verso le 7. Avevo per fortuna qualche cosa per mettermi a dormire: quando sono uscito dalla speciale sul trasferimento l'organizzazione mi ha detto 'guarda che dovete fare tanti chilometri' e allora ho recuperato le mie cose, quelle che avevamo consegnato due giorni prima per portarcele alla tappa marathon”. E mentre lo dice mostra un vistoso zaino che ha sulle spalle, praticamente da ieri e perso nei suoi pensieri rivà con la memoria al trasferimento di ieri notte: “Ci hanno detto una strada asfaltata di 300 chilometri ed invece era una pista, con soli 12 chilometri di asfalto. E' stata una fatica enorme, nella polvere dei camion...di notte, senza vedere niente. Questa sì che è una vera Dakar”.

Comments

There are no comments


Post a comment