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link.png Dakar 2018: sarà Perù davvero?


cartina dakar 2018La storia insegna. E soprattutto la storia si ripete. Ciclicamente.
Cosa bisogna aspettarsi dunque, dalla dichiarazione di ASO sul percorso del 2018, inerente al Perù?
Lo splendido Paese sudamericano ha già fatto parte del percorso della Dakar per l'arrivo della competizione nel 2012, e per la partenza nel 2013 e venne poi annunciato nel marzo del 2015 per l'edizione 2016.

Alla presentazione di Parigi, che in quell'anno si tenne di fronte all'ambasciata argentina zona Wagram, si annunciò il percorso con partenza dal Perù, con passaggio in Bolivia e arrivo in Argentina, per la felicità di tutti i partecipanti per il ritorno del Perù che è davvero un posto incredibile a livello di terreni e paesaggi.
A fine agosto 2015 però il Perù fece marcia indietro, spiegò con il cuore in mano che il passaggio di El Niño aveva sconvolto il Paese e la popolazione e che quindi i soldi che sarebbero serviti per garantirsi il passaggio della Dakar andavano investiti in cose più importanti e determinanti per la sopravvivenza del Perù.
Ad ASO allora, rimasero solo tre mesi per mettere in atto il Piano B e ricostruire un percorso, che si snodò poi alla fine fra Bolivia e Argentina e che lasciò praticamente tutti scontenti.
Mercoledì scorso a Parigi, di nuovo Etienne Lavigne, direttore generale della Dakar in una sede diversa – ogni anno si cambia per la presentazione di primavera, stavolta in via Paul Valery nel museo Dapper, sempre a pochi passi dall'Arco di Trionfo – ha riconfermato un inizio della Dakar da Lima, la capitale del Perù. Esattamente come era avvenuto nel 2015 e con ogni probabilità il percorso sarà lo stesso visto che sulla carta quella gara già era stata tracciata, per essere abbandonata appunto a soli tre mesi dal via della 38. edizione.
Ma chi ci garantisce che esattamente per le stesse ragioni il Perù non si tirerà indietro, magari di nuovo ad un paio di mesi dal via, quando quindi una larga fetta degli equipaggi si sarà già iscritta ed avrà anche versato i soldi dell'iscrizione nelle casse della società francese? Etienne Lavigne, con i suoi modi spicci ha liquidato velocemente la domanda: “Allora si era trattato di problemi politici, questa volta sarà diverso, abbiamo già firmato tutte le carte necessarie”. Poche parole, laconiche, come nel suo stile, che vogliono dire tutto e niente. Anche perchè nel 2015 non furono problemi politici, quelli casomai, si realizzarono nel 2014 quando appunto ASO sulla scia del successo della Dakar 2013 aveva proposto al Perù di poter nuovamente usufruire dei suoi paesaggi per il nuovo percorso. Solo che il Perù disse no, esattamente come fece il Cile l'anno dopo, e cioè il 2015.
Il problema, più che politico sembra essere unicamente economico e la solidarietà di ASO con il progetto #UnaSolaFuerza campagna lanciata dal governo peruviano per rispondere alle emergenze della situazione non è stata né spiegata nè approfondita in sede di conferenza stampa. Fonti ben informate però dicono che il nuovo presidente del Perù,  Pedro Pablo Kuczynski sia fortemente motivato verso la Dakar e la sua presenza sul suolo del Paese che sta dirigendo da nove mesi. Kuczynski è figlio di un ebreo polacco e una svizzera, ma è nato a Iquitos, nel cuore dell’Amazzonia peruviana. Dopo aver studiato filosofia ed economia a Oxford e Princeton, ha lavorato come banchiere e ha un importante precedente di governo, come ministro dell’Economia di Alejandro Toledo, tra il 2001 e il 2006. Un politico quindi che sa far bene i conti e che sa cosa significhi la Dakar per il Perù al di là di quello che potrebbe essere l'obolo da versare nelle casse francesi. I colleghi sud americani, nel senso di stampa specializzata e non solo, storcono il naso, “Andrà a finire come per la Dakar del 2016” dicono perchè loro sanno, meglio di noi sicuramente, che cosa El Niño Costero sta causando alle coste del Pacifico. Ma il cambio al vertice del Paese potrebbe, stavolta far la differenza.

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