KRKA 2018

link.png Dakar 2018: presentata oggi a Parigi


dakar 2018 poster“Ricordarsi le cose è segno di buona salute”. Comincia così Etienne Lavigne, direttore generale della Dakar la conferenza stampa dell’edizione 2018. L’edizione dei 40 anni e dei dieci in Sud America, preparata nei minimi particolari al Pavillon d’Armenonville a Parigi.

Sono venuti  in tanti, e soprattutto è stata allestita una mostra all’esterno con le vetture, e all’interno con le moto,  che hanno reso grande e famosa questa competizione. La Dakar 2018 sarà un traguardo importante per tanti, a cominciare proprio dai suoi organizzatori, la ASO. “Nei vostri occhi – dice Lavigne rivolgendosi ai piloti – vedo lo stesso sguardo di sfida che vedevo in quelli di Thierry Sabine” nonostante Etienne abbia cominciato la sua esperienza nelle fila dell’organizzazione nel 1993 e ne sia diventato direttore solo negli anni Duemila.
Il Perù, la partenza da questo magnifico Paese che per la terza volta torna a far parte del percorso della Dakar, è il momento saliente di tutta la conferenza, e lo sarà soprattutto il 6 gennaio quando dopo tre giorni di verifiche si lascerà Lima per affrontare una edizione della Dakar che almeno sulla carta sembra la più difficile degli ultimi dieci anni. E’ quello che pensano tutti, piloti, copiloti e team manager e non lo nascondono.
525 concorrenti, 337 veicoli, 105 auto – un bel numero se si pensa alle 63 del 2017 – 190 moto e quad, 42 camion, unico dato in forse discesa. 54 nazionalità con la Francia in prima posizione, seguita da Argentina e Olanda. Fra questi ci sono ancora delle sotto categorie, nel senso di 70 leggende della Dakar, vale a dire piloti che l’hanno affrontata più di 10 volte, 78 rookie, che l’affrontano cioè per la prima volta e ben 28 piloti ‘privatoni’, iscritti nella categoria Malle moto, Camion casse cioè in italiano che significa senza assistenza.

Oltre alle autorità dei tre Paesi attraversati dalla prossima Dakar a tenere banco oggi a Parigi è stato Marc Coma. “Questa è la gara della mia vita. Io ho 41 anni, la Dakar ne ha 40”. Coetanei quindi la Dakar e Marc Coma per il terzo anno direttore sportivo della competizione più famosa del pianeta. “Da piccolo la guardavo in televisione e sono cresciuto con questo mito dentro di me e se mi avessero detto che un giorno io sarei stato qui di fronte a voi, a spiegarvi come funzionerà questa gara, sinceramente non ci avrei creduto”. E invece Marc Coma, cinque volte vincitore della Dakar su Ktm, è proprio qui a Parigi e la platea, mai così numerosa pende dalle sue labbra. “I sogni si avverano – conferma il pilota catalano, che a chiusura della conferenza di presentazione ripete: “Un percorso per soffrire che però invita a sognare”.
E infatti la Dakar che lui snocciola, giornata per giornata, tappa per tappa, chilometro per chilometro incute timore. E richiede rispetto. Sulla carta ovviamente. Poco meno di 9000 chilometri complessivi con lunghezze diverse a seconda del mezzo per quanto riguarda le prove speciali: 4234 per le moto, 4329 per le auto e 4154 per i camion.
Si parte forte perché la sabbia del Perù che piace a tutti è anche un primo ‘scoglio’ da affrontare. Lima-Pisco infatti, la prima tappa 2018 avrà una speciale corta, esattamente come nel 2013 quando la Dakar partì per la prima volta dal Perù. 31 chilometri di sabbia seguiti da altre quattro tappe in Perù, di cui due ad anello, tutte concentrate sulla sabbia e le dune. Poi la Bolivia, con il giorno di riposo a La Paz, come nel 2017, e due tappe il 13 e 14 gennaio con l’immancabile Uyuni e Tupiza e la prima tappa marathon che tutti i mezzi si troveranno ad affrontare in due giorni. Da Tupiza si entra in Argentina, sempre passando da Salta e a quel punto si abbandonano montagne alte e frescura. La seconda settimana di gara nuovamente sembra essere la più temuta da tutti per il grande caldo, ma anche la prima non scherza con le dune del Perù. “Tre sono le caratteristiche di quest’anno – ha detto ancora Marc Coma – sabbia, altitudine e caldo, grande caldo”.
E già di fronte a queste parole  la preoccupazione serpeggiava, con un filo di adrenalina ed eccitazione fra tutti i presenti.
Cinque le tappe in Argentina, abbastanza classiche, con Fiambalà – e la seconda tappa marathon riservata alle sole moto. Poi Chilecito, Belen, San Juan e Cordoba che si sta preparando alla grande per un finale indimenticabile. “La cerimonia di chiusura – conclude Coma – si svolgerà in pieno centro e sarà qualche cosa di unico”. Non svela altro ma conoscendo gli argentini e la loro passione sappiamo già che all’arrivo della loro decima edizione – l’Argentina è l’unico Paese sudamericano a aver fatto parte di tutte le edizioni corse in America Latina – ci sarà forse più di un milione di persone. L’ultima tappa fra l’altro sarà ad anello, idea geniale a livello logistico e quindi con partenza ed arrivo a Cordoba, il che permetterà a tutti gli appassionati di vivere intensamente questo gran finale.