link.png Dakar 2018: una premiazione da dimenticare


podio dakar 2018 de villiersPer quanto la mia memoria vada indietro nel tempo non trova una premiazione tanto insulsa quanto quella della Dakar 2018. E' davvero impossibile, ma non solo ripensando ai podi di questa gara, ma anche di altre gare, minori. Perfino ad un regionale di enduro, senza nulla togliere a queste spesso splendide competizioni ma il paragone ovviamente si riferisce ai budget, le premiazioni sono organizzate meglio. Anzi, con più rispetto per il pilota. Ecco quello che è mancato. Il rispetto, la volontà di dare ad un pilota quello che si è guadagnato in 15 giorni di sudore, fatica, angoscia, ansia, dolore. Un semplicissimo podio con un arco.

Il tutto comincia dal briefing della sera prima del podio, quel 19 gennaio, al bivacco di Cordoba, nel briefing. Xavier Gavory anticipa l'entrata di Marc Coma - direttore tecnico - sul palco riservato al briefing per spiegare come funzionerà la giornata seguente, l'ultima della Dakar 2018, e far capire a tutti come comportarsi. Chi avrà accesso e come, i parcheggi, i vip che saranno quest'anno, dice testualmente "i piloti stessi e le loro famiglie e i loro meccanici", il passaggio sul palco, orari e tante altre cose ancora.

Ognuno prende nota, per non sbagliare, sapendo che la cerimonia di premiazione della Dakar è sempre una bolgia ed è facile sbagliare accesso o restare segregati fuori dagli spazi riservati.

Forti di tutte queste istruzioni però ci si presenta alla cerimonia, che doveva cominciare alle 20, con i primi piloti all'uscita del parco chiuso alle 19,45, e ci si trova il passo sbarrato. Il braccialetto dei meccanici non è valido, ce ne voleva uno apposito "non siete andati a prenderlo?". Dove, quando, chi lo ha detto? Il pass stampa entra ma non dall'entrata principale, "mi spiace questa è riservata ai vip", ma come non si podio dakar 2018era detto che non ce n'erano stasera piloti, a parte? I giornalisti insieme a tutti gli altri devono fare tutto il giro per entrare, circa 800 metri con scale, salite e discese. Ok. Parcheggi? Nemmeno l'ombra.

Finalmente dentro ci sono schermi giganti dappertutto ma la cerimonia è bella da vedere con i propri occhi e così ci si fa spazio fra la gente ma l'area destinata agli ospiti è alle spalle del palco che...udite udite, non è sotto un arco, nel senso che l'arco ci passa sopra. No, l'arco è laterale. Praticamente il veicolo sale e l'arco è alla sua destra...cioè davanti a tutta l'area destinata agli ospiti della Dakar che non vedono nulla !! Per questo hanno messo i mega schermi. Per fare delle belle foto quindi dovresti andare dal lato opposto, quello delle tribune del pubblico della città di Cordoba, ma attraversare è impossibile, se non facendo un giro di quasi un chilometro e mezzo.

Poco male, andiamo nell'area riservata ai fotografi...sì, ok, ma cosa vedi? Un palco vuoto, senza neanche una scritta Dakar perchè l'arco è laterale e NON SI VEDE !!

podio 1Vabbè, pazienza, ma poi arrivano il primo quad e la prima moto e nessuno li invita a salire sul palco. Li salutano e i piloti sfilano via, accanto al palco, come di solito fanno i camion perchè troppo grossi e pesanti. Neanche si fermano. Passano, salutano, e proseguono la loro passerella. Ma stiamo scherzando?

La sera prima Gavory aveva usato due metafore: "Come la sfilata degli atleti alle Olimpiadi" o ancora "Uno spettacolo uguale a quello del Carnevale di Rio". Ma quale? Ma dove?

I piloti sfilano, e i fotografi come tante formiche impazzite si sparpagliano come possibile correndo in ogni dove per cercare uno spazio per le foto, ma è impossibile trovarlo (a parte i soliti cinque o sei eletti che lavorano per ASOe sono all'interno delle transenne). Transenne ovunque, spazi strettissimi, controllo zero e quindi ci sono persone sparse dappertutto, anche negli spazi riservati. Si cerca di chiamare i piloti per un primo piano mentre passano ma il rumore è assordante (musica, motori, folla) e loro ovviamente non sentono. Nessuno sale sul palco, neanche chi ha vinto una categoria. Allora i piloti in moto e quad si fermano lungo questo 'circuito' noioso allestito per loro, per un saluto, una foto, un bacio con qualcuno che li sta aspettando, ma dopo poco la sicurezza, richiamata dai vertici della Dakar, li fa sgomberare. La passarella si fa in movimento. Vietato fermarsi.

cervantes podioLa passarella dura una vita, quasi venti minuti e al termine si arriva ad un cancello: lo si oltrepassa e lì, al buio - come d'altra parte al buio era anche gran parte della passarella - davanti ad un container aperto, su un tavolo, sono disposti i trofei. Le ragazze del servizio Addetti ai concorrenti li consegnano al pilota che è ancora in moto, gliela infilano sotto il braccio, come una baguette, appoggiano le targhe sui serbatoi, nei marsupi perchè ovviamente avendo le due mani sul manubrio il pilota non sa bene come afferrarla. Poi ognuno parcheggia la moto o il suo mezzo in parco chiuso ed entra nell'area hospitality. In un angolo ci sono due podi alti 70 centimetri per farsi le foto. La gente è basita ma aspetta pazientemente il suo turno e sale cercando disperatamente qualcuno che scatti delle foto professionali.

Poi? Poi basta. C'è il buffet, per altro buonissimo, e l'open bar. E quando i Kamaz arrivano sul palco, anzi, loro sì accanto al palco, ormai la gente se n'è andata. La cerimonia è iniziata alle 20,40 circa e manca podio 2poco a mezzanotte quando arrivano i camion.

I piloti, a parte i primi tre, non sono saliti sul palco. Niente foto ricordo, niente testimonianza della fatica fatta in 15 giorni da mostrare alla famiglia, agli amici, allo sponsor.

Niente. E niente è esattamente quello che questa premiazione ha lasciato nella memoria e nei cuori di tutti i presenti.