link.png Una Dakar tutta concentrata in un solo Paese


Dakar 2018 briefingAlle ore 12 di oggi ASO, società organizzatrice della Dakar, darà l'annuncio ufficiale. E sarà la prima volta, se i pronostici verranno rispettati, che la gara si correrà in un unico Paese. Il Perù. Mai prima d'ora la gara si era disputata in una sola Nazione. Di certo non in Africa, e neanche in Sud America da quando è sbarcata, oltre oceano, esattamente dieci anni fa. La prima edizione si corse fra Argentina e Cile e poi entrarono a far parte del gruppo anche Perù, Bolivia, Paraguay. Ma perchè tutti i Paesi hanno girato le spalle all'organizzazione francese? E' davvero solo un problema di soldi?

Ancora una volta è il vil denaro che decide le sorti di una gara che appunto, ormai da anni, è improntata solo sul business. Sparito il lato umano, nel senso di attenzione al partecipante non certo di difficoltà mentale e fisica, la Dakar da anni è ormai volta solo al piano imprenditoriale che si concentra sul guadagno. Non dimentichiamo che il giro d'affari di questa competizione è colossale ed è gestito da chi, di grossi impegni sportivi se ne intende, e non poco, visto che il gruppo Amaury gestisce fra gli altri anche il ricchissimo Tour de France. L'abbandono dell'Africa quindi ha aperto le porte nel 2009 ai pagamenti da parte dei Paesi attraversati che in cambio hanno sempre ricevuto una visibilità, una pubblicità ed anche un'entrata a livello turistico sicuramente molto elevate. Sei milioni l'Argentina, 4 dal Cile, almeno 2 dalla Bolivia e quattro dal Perù durante gli anni. Poi i governi dei diversi Paesi si sono resi conto che c'erano urgenze più immediate nei loro Paesi, specie dopo catastrofi naturali come un terremoto o una inondazione e così si sono, man mano, tirati indietro.

Poi sono sorti piccoli conflitti, per esempio sui territori da attraversare, il rispetto dei luoghi e della loro importanza storica, archeologica, naturalistica e qualcuno si è imposto dicendo no ai francesi.

Fattosta che fra il malcontento comune in questi ultimi anni i concorrenti si sono un po' allontanati dalla competizione - che conserva inalterato nel tempo il suo nome e la sua leggenda - e oggi lo hanno fatto i Paesi ospitanti. E' successo così che a metà maggio 2018 ASO si sia ritrovata senza percorso per la Dakar 2019. Il Cile ha detto no, e subito dopo lo ha fatto la Bolivia, seguita a ruota dall'Argentina.

L'Ecuador, sul quale il direttore generale della Dakar, Etienne Lavigne ripone le sue speranze da anni, ha detto sì, ma per il 2020, così come ha fatto anche il Cile.

Sì, ma per arrivare al 2020 bisogna imperativamente transitare nel 2019. E allora che si fa?

Il Perù è il terzo Paese del Sud America per grandezza del territorio (dietro Brasile e Argentina). La sua estensione in chilometri parla di oltre 2000 km in lunghezza, dal confine con l'Ecuador al confine con il Cile e di circa 1000 nel tratto più ampio in larghezza, dal mare alla Bolivia. La morfologia del terreno è ricchissima. In Perù ci sono deserti, altopiani, bassopiani, spiagge, mare e foreste. Tante piste sterrate, tante dune e la sua area globale misura 1.285.000 chilometri quadrati. Basteranno ?

L'idea infatti, è proprio quella, fare la gara tutta in Perù, magari con un percorso ad anello, come accadeva nelle prime edizioni, con partenza ed arrivo a Lima che si è già dimostrata in grado di sostenere bene l'impatto di una partenza ed anche di un arrivo. E poi? Poi si potrà andare a sud, verso il confine con il Cile e ad Est verso la Bolivia. Per il Nord bisognerà fare attenzione perchè verso l'Ecuador la zona è più impervia, fatta di montagne e quindi di altitudini importanti, meno conosciuta, ma ugualmente bella soprattutto a livello storico, costellata di spiagge e di foreste. Il tutto magari sperando in un ripensamento dell'Ecuador che potrebbe accelerare i tempi e fare un primo esperimento per vedere come reagisce la sua popolazione e il Paese stesso all'invasione dakariana. Magari un paio di tappe, vicino al confine, per saggiare autorità, dogane, frontiere, popolazione, in attesa di fare l'ingresso in pompa magna nel 2020. Chissà, magari il governo in questi mesi la voglia se la fa venire e d'altra parte le ricognizioni, che in attesa di un direttore sportivo - la cui ricerca non appare nella lista delle priorità di Lavigne - finiranno di nuovo nelle sapienti mani di Tiziano Siviero e dello stesso Lavigne mentre il road book sarà disegnato ancora una volta da Xavi Colomè, con buona pace di tutti gli amanti della buona navigazione. 

Certo prima di poter dire qualche cosa ci vorrà del tempo e difatti le conferenze stampa, inizialmente previste per questa settimana, slitteranno tutte e metà giugno, a cominciare da Barcellona dove si terrà il 12 giugno.

Le iscrizioni invece, apriranno il 21 di maggio.

Ma davvero le persone si iscriveranno ad occhi chiusi, contando solo sul fattore 'leggenda' ad una gara di cui si sa poco e nulla a cominciare dal numero dei chilometri complessivi?