link.png Andrea Mayer "Imparo a copilotare per correre con Stephane"


Andrea verifAndrea Mayer è pur sempre tedesca. Quindi mentre gli altri spostano gli orari, si danno appuntamento e arrivano mezz'ora dopo, organizzano sessioni fotografiche o si perdono in chiacchiere lei puntuale alle 10 si presenta alle verifiche amministrative del Rallye del Marocco. Da sola. Sorridendo dice "Non dimentichiamo che io sono tedesca e quindi la puntualità per me è un obbligo". La sua avventura al fianco di Stephane Peterhansel, suo marito, è cominciata così, stamattina, a Fes.

Non è la prima volta che si trovano a condividere un abitacolo, "Ricordi - mi dice - la prima volta è stata a Pordenone all'Italian Baja". E me lo ricordo sì, anche perchè era la prima volta che affrontavano quella gara a bordo di un SSV, tra l'altro proprio quello Yamaha che ancora nessuno aveva praticamente visto ma che già stava facendo parlare molto di sè. "Abbiamo fatto qualche Baja insieme e anche qualche gara del campionato francese. Ah sì e poi abbiamo corso insieme al Rally Bandama, te lo ricordi?". Anche in questo caso eccome se me lo ricordo, erano gli anni Settanta ed è stata la gara antisignana, quella che ispirò poi la Dakar di Thierry Sabine. "Ora non è più come allora, è un rally più corto - prosegue la bionda Andrea - a margherita, che parte e arriva sempre dallo stesso posto e ci è piaciuto molto ritornare in Africa. Abbiamo corso a fine febbraio in Costa d'Avorio sempre intorno alla città di Yamoussoukro. E' stato bello perchè abbiamo ritrovato l'atmosfera di una volta, quella tipica delle gare africane".

Anche in quel caso Stephane Peterhansel guidava e lei navigava "Sì sì questi sono i nostri ruoli, sempre. Prima di tutto a Stephane non piace navigare, non si diverte, non lo trova piacevole, e nello stesso tempo se guidassi io sarebbe una controindicazione perchè comunque si parte per realizzare un bel risultato e io non sono in grado di guidare come lui. Lui è ovviamente più veloce di me e se è la performance che cerchiamo..."

Però, a parte il suo passato da motociclista, Andrea Mayer non ha mai copilotato in un vero rally raid, come si sta preparando o come si è preparata a questa nuova esperienza? "No, non ho fatto nessuna scuola, o corso specifico. Certo posso dire che la navigazione oggi è cambiata tantissimo rispetto a quando correvo io, e comunque in macchina non è affatto la stessa cosa. La base della navigazione ce l'ho ancora ben chiara in mente però ci sono cose che ancora mi rallentano. Prima di tutto la lingua. Ho imparato il francese e quella è la lingua che parliamo a casa però io nella mia testa devo tradurre e poi dare la nota a Stephane e questo inevitabilmente ritarda un pochino l'immediatezza. E' vero poi che Jean Paul Cottret mi ha dato una mano e anche Lucas Cruz visto che siamo tutti nella stessa equipe; mi aiutano tantissimo, mi danno consigli e mi chiariscono gli eventuali dubbi, e poi qui c'è anche David, Castera, con cui abbiamo mantenuto un ottimo rapporto ed è sempre disponibile".

Ma c'è una cosa in particolare che ti risulta più difficile? "Non tanto la navigazione, in tutta sincerità, anche perchè in macchina siamo in due e quindi quando c'è un passaggio particolarmente difficile, o bisogna cercare un punto di riferimento o una nota poco chiara quattro occhi sono meglio di due e Stephane è pratico in questo genere di cose e soprattutto è più rapido di me. In fondo lui fa questo 'lavoro' da trent'anni e ovviamente ha una capacità di reazione migliore della mia. La parte più difficile è quella della preparazione. Sai, quando lavori in un'equipe di professionisti devi attenerti al loro livello e dietro il 'semplice' mestiere di copilota ci sono moltissime cose da fare. Prima di tutto le liste da preparare e da controllare, per esser sicuro che tutto sia in ordine, prima di salire in macchina. E poi una volta a bordo devi ugualmente controllare ogni cosa, lavorare all'interno del mezzo. E' vero che adesso corriamo con un SSV ma il nostro obiettivo è quello di correre con una vettura di alto livello, vincente, e quindi bisogna attenersi strettamente ad un programma. La preparazione del road book poi è molto più minuziosa di quando correvo io, diversi anni fa. Devi relazionarti anche con il Map Man, prima di tutto capire quello che ti spiega e trasmettere poi le informazioni dalla testa al terreno che stai affrontando. Per non parlare poi degli eccessi di velocità, da tenere costantemente sotto controllo e da ricordare e infine i WPT, i C e gli M, quelli mascherati che ancora sto cercando di capire bene".

In effetti con le ultime Dakar Andrea aveva avuto poco a che fare, a parte un anno, quando Peterhansel ancora correva con la Mini e Sven Quandt aveva affidato alla guida della tedesca un camion assistenza veloce, T4. "E' vero, quella è stata la mia ultima esperienza alla Dakar ma io guidavo e basta, non guardavo neanche il road book, per quello a bordo c'era un navigatore esperto e io facevo semplicemente quello che lui mi diceva da fare. In realtà non ho mai fatto una Dakar o un rally raid nel ruolo di copilota, questo sarà il mio primo".

Il primo di una lunga serie dunque, almeno stando a quanto si dice: "Sì, è vero. Stephane almeno si augura proprio questo, di poter correre insieme. Ma in questo momento ho un problema di equilibrio all'interno della vettura, e anche del nostro SSV. All'inizio non me ne rendevo conto, stavo male, vomitavo, e non riuscivo a comprendere il motivo. Poi abbiamo fatto delle ricerche e abbiamo scoperto che ho un disturbo dell'equilibrio legato ad una patologia dell'orecchio interno. In realtà ce l'ho già da diverso tempo tanto è vero che anche durante le Baja ne ho sofferto. Ho cercato di controllare la cosa con dei medicinali ma non ha funzionato. Per questo siamo andati più a fondo del problema e abbiamo scoperto che dipendeva dall'orecchio. E' gestibile, con la terapia e i medicinali. Ho già cominciato da circa un mese il trattamento e le cose stanno effettivamente migliorando". Migliorando quanto? "Purtroppo non abbastanza, non potrò correre alla Dakar, questo è certo. Cercheremo di vedere durante questo Rally del Marocco ma di sicuro non sono ancora in grado di affrontare una gara lunga e impegnativa come la Dakar.  Il rischio è troppo grande, non ti iscrivi ad una gara come la Dakar se non ti senti sicuro di te stesso".

Oltre a questo rally continueranno ad allenarsi insieme nelle prossime settimane e Andrea andrà avanti anche con le cure di idrokinesiterapia. "Il peggio per me arriva quando ci troviamo nelle dune, lì sto davvero molto male ed è per questo che faremo poi dei test a Dubai, o comunque in zone fatte di deserto e di dune. Se la prova generale andrà bene allora potremo davvero pensare di correre insieme, ma prima di allora è impossibile prendere una decisione. Di certo sarà una bella sfida per noi".

A proposito di sfida, sapete bene che tante volte quando si corre insieme al proprio compagno o alla propria compagna in macchina volano parole pesanti, a volte ci si arrabbia e i rapporti si compromettono, non avete un po' paura di questo? "In effetti no, noi siamo molto stabili e anche se è vero che siamo una coppia, siamo anche una coppia di professionisti che si concentra e resta focalizzata sull'obiettivo. Il momento di nervosismo ci sta e lo scatto da parte di uno dei due può accadere. L'importante è che resti dentro la vettura e che non te lo porti poi dietro, a casa. Credo che noi saremo capaci di farlo".