link.png Stephane Peterhansel, versione SSV


Peter e AndreaStephane Peterhansel è sorridente e apparentemente sereno mentre sua moglie, Andrea Mayer affronta le verifiche di questo Rallye du Maroc da sola. Stephane saluta a destra e a manca, sposta il loro Yamaha YXZ 1000, si sottopone alle sessioni fotografiche. Per lui questa sarà una gara diversa dalle altre, ma comunque sempre una gara. Perchè quando si è campioni non si fanno differenze: l'obiettivo è sempre lo stesso, vincere. E sua moglie la pensa esattamente nello stesso modo.

A sorpresa proprio ieri X Raid ha ufficializzato la notizia del ritorno di Mister Dakar - 13 vittorie in moto e auto - al team tedesco. Un rientro - dopo le due vittorie consecutive del 2012 e 2013 - su cui non avrei sinceramente scommesso e quando stamattina l'ho confessato a Stephane lui sorridendo mi ha risposto "Neanche io!".

Adesso affronta questo rally, la nuova creatura di David Castera, al volante di un SSV copilotato da sua moglie, e non è la prima volta. Due anni fa, in condizioni comunque diverse, i due avevano fatto il loro debutto all'interno di un abitacolo proprio in Italia, alla Baja a Pordenone, sempre con Yamaha, in quella che era la prima uscita di questo mezzo che ora invece si sta facendo largo nel mondo degli SSV agonistici e competitivi. "La situazione è diversa, e molto - esordisce Peter - prima di tutto perchè è la prima volta che corriamo insieme in un vero rally raid con la navigazione e tutto il resto. Fino ad oggi avevamo affrontato insieme delle Baja e invece qui siamo nel mondo dei rally raid, diverso quindi e soprattutto è cambiata l'ottica con cui affrontiamo la gara perchè adesso pensiamo al nostro futuro".

Un rally raid dal gusto particolare poi, visto che è organizzato da David Castera, ex motociclista e direttore sportivo della Dakar per dieci anni e infine compagno di squadra in Peugeot di Peter: "Vero ! Sono un sacco di anni che non corro più al rally del Marocco, forse sei o sette anni, mi sembra. E' un buon rally perchè il Marocco è un Paese che ti permette di fare una specie di Dakar in miniatura con questi terreni così vari e completi e l'accoglienza è sempre fantastica. E anche i paesaggi sono belli. E poi con David Castera che riprende il posto di comando...sappiamo tutti quello che lui ha fatto come organizzatore e quali sono le sue qualità, a cominciare dalle gare di enduro, e poi alla Dakar, e oggi ritrovarlo qui è un piacere. Mi fido ciecamente di lui e delle sue possibilità e sono sicuro che avrà organizzato una gara davvero interessante".

E farla con un SSV offre diversi spunti ad un campione del volante: "Abbiamo già fatto qualche corsa con questo mezzo ma non siamo in realtà dei veri specialisti. Abbiamo fatto una gara, poi per sei mesi non ci siamo più risaliti, poi ancora un'altra gara...è per questo che dico che non siamo degli specialisti. Non sappiamo se abbiamo fatto una buona scelta per quello che riguarda i pneumatici, oppure se abbiamo scelto le giuste regolazioni, o ancora se il mezzo è stato adattato alle piste africane oppure ancora no. Ci sono un sacco di punti di domanda che restano in sospeso al momento, è per questo che non possiamo dirci dei veri esperti". E sul loro Yamaha in questo momento sono montate delle Arisun che Stephane ha provato e testato nei mesi scorsi, "al momento sì, però BF Goodrich ha sviluppato in America un nuovo pneumatico e ce lo ha messo a disposizione in questa gara se vogliamo testarlo".

Rallye du Maroc a parte non si può non parlare con Stephane del contratto appena firmato con Sven Quandt e del suo rientro in X Raid, al volante di un Mini John Cooper Works Buggy : "Quandt mi chiamò appena finita la Dakar, a gennaio, proponendomi di tornare con lui e aprendomi la porta. In passato, quando collaboravamo insieme, abbiamo fatto delle cose che non andavano bene, io da parte mia e lui da parte sua, e non posso negare che ci siano state delle tensioni. Però entrambi abbiamo saputo mettere da parte quanto era successo e capire che quello che conta ora è ottenere il miglior risultato possibile. Conosco l'equipe, e questo è importante. Non è come quando arrivi in un team nuovo dove ognuno ha i suoi equilibri, le sue convinzioni e ti basi sui 'sentito dire'. Conosco questo team, lo conosco bene e anche Quandt mi conosce, e io soprattutto conosco le qualità di questa squadra. Se abbiamo deciso di rilavorare insieme è perchè entrambi abbiamo ritenuto che le cose possano funzionare bene. Quindi tutto è ripartito". Per quanto tempo? "Intanto il contratto parla di un anno e della Dakar 2019, poi c'è una eventuale opzione per il prossimo anno ma vedremo, se lui sarà convinto di continuare, o se lo sarò io. Intanto posso continuare a correre altre gare con Yamaha e con il mio SSV, questa era una delle condizioni del contratto".

E in Marocco, mentre Stephane correrà con Andrea Mayer, sua moglie, Polo Cottret - il suo fido copilota di sempre - salirà accanto a Cyril Despres. Geloso ? "No assolutamente. Con Jean Paul avevamo parlato dopo la Dakar 2018 e io sinceramente gli avevo detto che non ero convinto di continuare a correre. Ero stato sincero e gli avevo detto che se lui invece voleva continuare a correre bisognava trovare una soluzione...Sapevo che Cyril era interessato e gli ho detto che pensavo potesse funzionare fra loro due. Abbiamo veramente analizzato la situazione cercando di capire che cosa fosse meglio per entrambi. Poi le cose sono cambiate. Ho ricominciato a pensare alla Dakar, e alla voglia che avevo di farla, ma con Andrea al mio fianco e la cosa è ripartita, semplicemente". Purtroppo però questo desiderio al momento non potrà essere esaudito: "Purtroppo Andrea ancora non è pronta, ci sono delle cose da risolvere e quindi non potremo correre insieme e bisogna trovare adesso un'altra soluzione. Però con Polo va tutto bene, siamo nello stesso team e quindi ci scambiamo ancora idee, pareri, ci confrontiamo sovente. Siamo rimasti insieme per vent'anni senza mai un solo problema e siamo ancora molto uniti. In questi tre giorni di prove che abbiamo fatto qui in Marocco è stato lui che è salito accanto a me e mi ha fatto da copilota".

A che punto è lo sviluppo del 2 ruote motrici di Mini, va bene ? "Non male direi. La vettura è arrivata alla sua seconda generazione rispetto a quella presentata a Parigi a novembre dello scorso anno e vista alla Dakar in gennaio. Ora Cyril e Carlos correranno qui in Marocco e ne approfitteranno per portare avanti ulteriori migliorie. Ci sono stati dei progressi e io resterò qui anche dopo il rally per portare avanti il programma di test. La vettura va bene, lo confermo".