HUG-S Motorsport

link.png Africa Eco Race 2019: primi giorni in nave


DSC_1175.JPGLe prime tre giornate dell'Africa Eco Race sono trascorse davvero nel miglior dei modi. E' stato come rientrare in famiglia. Trovare tanti amici, coloro con cui abbiamo lavorato per anni insieme in cucina con JDB, coloro con cui abbiamo condiviso le vecchie Dakar, e ancora la Transafricaine Classic o la Heroes Legend, e ancora la Serenissima Run di Louis Vuitton o ancora il Pharaons Rally quando al mio fianco avevo gli operatori video francesi, Patrick e Igor che ovviamente sono anche qui in Africa.

Lavorare al loro fianco è un piacere che avevo quasi dimenticato e l'atmosfera che si respira in questa Africa Eco Race è esattamente quella che speravo, ma che non osavo aspettarmi.
Bello, semplicemente bello. Basta uno sguardo, una battuta, un sorriso e tutto riparte, come dieci anni fa.
Niente tensioni, non ancora, ma solo tanta voglia di lavorare e di regalare a tutte le persone che sono qui una bella gara.
E l'inizio è stato davvero dei migliori. Le due giornate primaverili che Mentone ha regalato a tutta la carovana del rally, le verifiche amministrative e tecniche che sono filate via lisce e veloci, le interviste, gli ultimi interventi tecnici sui mezzi, il carico e scarico dei mezzi dopo la partenza da Montecarlo che è sempre una bella emozione.
Per non parlare dei tantissimi italiani che sono venuti a salutarci e quando li vedi, quando ti chiamano al telefono e ti dicono “dove sei? Noi siamo qui” è una gioia infinita. Perchè aver spostato la gara in Sud America significa anche questo, aver privato la popolazione europea della Dakar e del rally raid più grande e numeroso della specialità.  Tutte le migliaia di persone che venivano a Parigi, e che si assiepavano nonostante un freddo polare sulle autostrade solo per salutare il passaggio della carovana, arrivando fino in Spagna e a volte al porto d'imbarco: tutti loro erano rimasti orfani di una gara che smuoveva, e  smuove ancora l'anima e l'immaginario. Ora hanno ritrovato tutto questo, più in piccolo, a pochi chilometri da casa, a Mentone prima e a Montecarlo dopo: tante persone passavano in questi giorni e dicevano ma che cos'è? Una gara? Ma dove andate? E quando sentivano la frase magica “Andiamo a Dakar” restavano dapprima un po' perplessi e poi sorridevano dicendo, “Davvero? Che bello!”.
Il trasferimento verso Sete per una parte di noi è avvenuto in pullman e anche in quel caso si è chiacchierato dei vecchi tempi rendendosi conto che gli anni non sono passati – se non per qualche capello bianco in più – per nessuno di noi. Che le passioni, gli interessi, il carisma sono rimasti intatti.
Questa, al momento è l'Africa Eco Race. La prima per me, l'undicesima per molti di quelli che sono qui e che non vedono l'ora di salire sulle proprie vetture per mettersi al lavoro. Per entrare in speciale e andare a posizionarsi sui controlli timbri, i rifornimenti, gli arrivi e le partenze. Ieri in nave è stata la giornata dei briefing, del controllo passaporti – avevo dimenticato le lunghe file in nave – delle strategie e delle spiegazioni. Poi stamattina, alle 6, quando abbiamo attraccato a Nador la modalità è cambiata, e siamo entrati in quella Gara. Lo sbarco è stato lungo ed  estenuante, ma ad accoglierci come sempre abbiamo trovato la colazione marocchina allestita sotto i loro tendoni variopinti al porto, e poi una volta usciti dai cancelli che conosciamo tanto bene il primo controllo orario, quello di inizio trasferimento. La tappa di oggi, Nador La Momie misura 648,68 km così suddivisa 63 km di trasferimento iniziale, poi una speciale da 82,57 km e infine un lungo trasferimento da 503,32 km fino al primo bivacco marocchino.