link.png Paolo Ceci, ancora problemi al suo Polaris


ceci azioneAssa - Capita di rado di vedere Paolo Ceci scoraggiato ma oggi è uno di quei giorni. Le cose non stanno andando come Paolo e Sara speravano e di conseguenza il morale si è un po' abbassato anche se i due stanno reagendo bene.

Oggi la terza tappa dell'Africa Eco Race 2019, di 400 chilometri doveva essere sulla carta più veloce rispetto alle due precedenti e così è stato. Quasi per tutti. Il Polaris di Paolo Ceci infatti ha cominciato fin dai primi chilometri ad evidenziare quei problemi che le oltre 5 ore di lavoro stanotte sembravano aver risolto. “Era tutta una incognita fin dall'inizio di questa gara, sicuramente, ma non posso nascondere la mia delusione. Dobbiamo ancora riuscire a vivere una giornata serena, senza problemi e questo non mi piace molto. Il nostro Polaris soffre un po' da due giorni e consuma moltissima acqua, cosa che non ci aspettavamo. Temevamo i consumi alti di benzina, ma non di acqua”. Trova ancora la forza di scherzare Paolo Ceci mentre parla dal bivacco di Assa dopo aver mangiato un bel piatto di spaghetti aglio, olio e peperoncino preparati dalla sua assistenza tanto premurosa. “Chiaramente dobbiamo ancora capire dove finisce tutta l'acqua che buttiamo dentro, fermandoci in media ogni cinquanta chilometri. Il nostro Sidebyside non va come ci aspettavamo e le soste continue non ci aiutano. Come se non bastasse passiamo le tappe a chiedere acqua a tutti. Gli altri concorrenti, i militari, le poche persone che troviamo sul percorso”.
Stamattina la coppia era partita con una tanica da cinque litri di acqua legata sulle due ruote di scorta ma quando si sono fermati per utilizzarla hanno avuto una brutta sorpresa. L'acqua e quindi la tanica, era scomparse, cadute probabilmente sulle piste pietrose del Marocco: “Il rammarico maggiore è che mi rendo conto che fino a che la macchina non si ferma noi siamo competitivi, facciamo i tempi degli altri concorrenti. Sono straconvinto che se la macchina andasse e non avessimo tutti questi guai potremmo davvero fare un buon risultato”.
E poi Paolo elogia il lavoro di Sara, sua moglie, che sta diventando giorno dopo giorno davvero una buonissima copilota: “Devo ammettere che Sara è davvero bravissima. Riesce a vedere le note prima di me. Quando siamo ancora ad un chilometro di distanza lei mette a fuoco le note e quello che dobbiamo fare quindi me le chiama con un ottimo anticipo”.
Nessun errore di navigazione quindi per la coppia modenese ma in questo momento quello che conta è sistemare il problema di surriscaldamento e alimentazione del mezzo.
Paolo Bressan ormai non dorme da due giorni e lavora ininterrottamente alla ricerca della causa di tutto questo surriscaldamento.
Domani si riparte per la quarta tappa e non sarà una passeggiata: da Assa fino a Fort Chacal con una tappa di 494,57 chilometri e una speciale di poco più di 492. Le dita restano sempre incrociate.