link.png Paolo Ceci e Sara Bioli: obiettivo Dakar


Ceci AERSe non ci fossero bisognerebbe inventarli. Due come loro non si trovano dietro l'angolo, e anzi, non si trovano proprio da nessuna parte.
Perchè la vita, l'avventura, le gare, vanno prese in questo modo.

Amodjar –  Anche quando la rabbia ti scava dentro fino a farti male, quando la delusione si attacca dappertutto e fai fatica a scrollartela di dosso. E' lì che la forza di una coppia tanto affiatata come Paolo Ceci e Sara Bioli viene fuori.
Nei momenti di disperazione, con il loro Polaris fermo al 65° chilometro della speciale numero otto, solo due persone forti come loro avrebbero saputo reagire, senza lasciar posto alla depressione.
La loro è stata molto più di una odissea, e di tutte le avventure che hanno vissuto fino ad oggi, in una Africa Eco Race che da sola varrebbe un libro, quella di ieri e oggi è stata davvero la più sensazionale.
Fermi nella speciale di ieri, da Chami ad Amodjar, i due hanno visto arrivare il camion balai, pronto a recuperarli a mezzogiorno e lì per lì hanno pensato che la loro giornata potesse solo migliorare...invece no. Davvero no.
Una volta caricato il Polaris a bordo Paolo e Sara sono saliti sul camion scopa e si sono avviati, per andare a recuperare altri equipaggi in panne. Dieci chilometri percorsi e poi uno stop, durato circa 10 ore ! “In realtà no – dice Sara al bivacco di Amodjar, stamattina verso le 10 – abbiamo un po' alternato. Ogni tanto si andava a tirare fuori una moto in mezzo alle dune, oppure una macchina, in particolare quella di Kenjiro Shinozuka e infine un camion, che stava messo davvero male, in mezzo alle dune, ma non solo, era coricato su un lato e inoltre aveva stallonato una gomma e rotto la trasmissione”. Per aggiustarlo, perchè ovviamente questo è il compito del balai, e poterlo così trainare fuori dalla speciale c'è voluta tutta la giornata di ieri, e Paolo e Sara hanno dato una mano, a tutti, in ogni momento. “Hanno lavorato fino alle 21,30 per tirarlo fuori da lì e poi hanno cominciato ad aggiustarlo”. Quando il tutto è terminato erano le tre di notte e da quel momento tutti a bordo per rientrare al bivacco , recuperando altre due vetture ferme, piantate nelle dune poco più in là.
Arrivando ad Amodjar alle sei di mattina non è stato possibile fare nulla per poter ripartire per la nona tappa. E a questo punto la giornata ha preso una piega diversa, condivisa da tutti i meccanici e gli amici al bivacco oggi perchè, essendo una tappa ad anello questa nona, non c'è stato trasferimento da una città ad un'altra. Così ci si è dedicati alla cucina, con la preparazione dei borlenghi, e agli aperitivi, aggiungendo anche il bucato e altre 'facezie'. Nel frattempo due giorni fa, al bivacco di Chami, si era tentato di realizzare un vero miracolo: i ragazzi dell'assistenza del team Rossi 4x4 si erano inventati un trucco, da veri e propri maghi della meccanica, e partendo da un'idea semplice hanno cercato di risolvere tutti i problemi in un colpo solo. Hanno ingannato cioè il turbo e la valvola wastegate del mezzo, facendo creder loro che il mezzo stesse funzionando come previsto ed eludendo così tutti i problemi degli ultimi giorni. I pezzi per fare tutto questo, sfiati e rubinettini, sono stati presi dal compressore che è stato sacrificato per una giusta causa. Così con un rubinettino di colore rosso a regolare la pressione il mezzo ha ricominciato a funzionare, non al 100 per cento, ovvio, ma abbastanza per poter assicurare a Paolo Ceci quella coppia ai bassi regimi necessaria per superare le dune. 
Peccato che il turbo non abbia gradito e, appunto, si sia rotto poi nella speciale di ieri al 65° chilometro.
Che succede adesso? Difficile dirlo. Paolo spera di riuscire a ripartire, a questo punto per raggiungere almeno il Lago Rosa e sfilare sul palco d'arrivo di questa Africa Eco Race 2019.