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link.png Arabia Saudita: terreno di gara o business?


Al RahjiMa tutto questo parlare intorno all'Arabia Saudita e alla Dakar non starà generando un po' troppa confusione? Piuttosto che di terreni e di località per creazione dei percorsi di gara nei prossimi anni, non si starà invece parlando di compravendita? Il dubbio si insinua facilmente in questa trattativa che al momento commentano solo i giornali e i giornalisti, oltre a qualche pilota che tirato in ballo risponde con e anche senza, cognizione di causa. Come ormai accade a qualsiasi livello dell'informazione l'importante è dire la propria in questi giorni, sia che si tratti di una notizia realmente basata su qualche verità, e conoscenza, sia che non ci siano invece solide basi. 

Ecco allora insinuarsi, spontaneamente, un dubbio. Ma non è che gli arabi, quelli dell'Arabia Saudita, cioè, stiano invece trattando l'acquisto della gara?

La Dakar appartiene alla ASO, e cioè la Amaury Sport Organisation che è a sua volta una impresa che crea e organizza eventi sportivi internazionali di ampio respiro e risalto. ASO organizza, mediatizza e commercializza le competizioni sportive e fra queste il Tour De France, l'Arctic Race in Norvegia, la Paris-Roubaix e la Parigi- Nizza, la Dakar (acquistata alla Thierry Sabine Organisation nel 1992), il Tour Voile di vela, la Schneider Electric Maratona di Parigi (i cui diritti il gruppo acquistò nel 1998) e a livello golf l'Open di Francia Lacoste Ladies.

A.S.O. organizza 210 giorni di competizioni all'anno, per un totale di circa 75 eventi in 25 Paesi al mondo. Amaury Sport Organisation è una filiale del Groupe Amaury, gruppo di media e sport proprietario fra l'altro anche dell'Équipe, l'equivalente della Gazzetta dello Sport in Francia, e qualche anno fa, forse addirittura sei aveva messo in vendita la Dakar. I ricavi non soddisfacevano più la casa madre, non se messi in relazione alle spese necessarie di gestione e di organizzazione e in più, si vociferava, servivano liquidi per comprare altre competizioni, soprattutto nel settore della vela. Dopo la rinascita della gara all'inizio appunto del suo periodo sudamericano, la proprietà ha cominciato ad accarezzare l'idea di vendere la Dakar e inizialmente alcune offerte erano arrivate dal Brasile. Poi non se ne parlò più ma la crisi di quest'anno potrebbe in effetti aver rimesso in discussione i diritti sportivi della competizione motoristica.

Ecco dunque, che le offerte degli Arabi potrebbero essere lette in questo senso. Se davvero per comprare la gara basteranno cinquanta o sessanta milioni di euro, perchè non avviare una discussione con l'Arabia Saudita, le cui risorse economiche non sono certo oscure? Forse le trattative di cui si parla tanto in questi giorni potrebbero essere basate non sui terreni che ospiteranno la gara quanto piuttosto sull'acquisto dal gruppo Amaury della gara stessa. Questo sarebbe sicuramente più accettabile rispetto ad una competizione da corrersi in un territorio dove le donne non hanno alcun diritto (addio Laia Sanz e addio Camelia Liparoti dunque, solo per citarne alcune?) e dove diversi cittadini di altri Paesi non possono mettere piede, per esempio quelli del Qatar.

E per finire questa 'amena chiacchierata'  una curiosità, anzi una vera coincidenza. Il pilota arabo che tutti citano in questi giorni per aver pubblicato su Instagram frasi che hanno fatto pensare ai più che l'affare fosse ormai concluso fra ASO e Arabia Saudita si chiama esattamente come il ministro dell'Economia... Mohammed Al-Tuwaijri.