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link.png Dakar 2020: dietro il fumo c'è l'arrosto


Nasser Al AttiyahFumo negli occhi. O forse strategia. Avete presente quando l'allenatore di calcio fa scaldare accanto alla panchina tre o quattro giocatori per non far capire agli avversari chi farà entrare in campo scoprendo così la sua tattica di gioco? O ancora, la strategia militare per esempio di Alessandro Magno nella battaglia di Gaugamela quando spostandosi verso nord ingannò i persiani e poi vinse definitivamente sconfiggendo il re Dario? Magari non sarà così storica l'impresa però ASO sta facendo proprio questo...confondendo le acque per non far capire dove si correrà la prossima Dakar. Ecco il perchè !

I giornali e i siti sudamericani, ma anche quelli europei e da qualche giorno quelli arabi stanno gridando a gran voce che la Dakar 2020 si correrà in Sud Africa, o meglio ancora in Arabia Saudita, o meglio ancora in Angola. Una semplice cortina di fumo creata ad arte e con maestria per far parlare della gara più famosa del mondo ma senza poi in realtà rivelare nulla. Ma grazie al cielo per noi giornalisti le fughe di notizie ogni tanto avvengono e qualche semplice chiacchierata a volte fa spalancare gli occhi molto più di un comunicato stampa o di un articolo.

Partiamo dall'Arabia Saudita di cui in questi ultimi giorni si fa un gran parlare. La notizia è la classica boutade, o per dirla in italiano, una bufala.  Non tutti forse conoscono gli usi e le tradizioni di questo Paese, e soprattutto le leggi che sono particolarmente restrittive, soprattutto per le donne, ma non solo. Volete qualche esempio? Eccoli qui, e sono sotto gli occhi di tutti, basta cercarli presso i propri ministeri : "L'Arabia Saudita non concede visti turistici e rimane pertanto un paese chiuso agli stranieri. Tuttavia, il regno ha dato segni di apertura creando un organismo per incoraggiare il turismo "archeologico e culturale" di gruppi organizzati. Nel frattempo, gli unici stranieri autorizzati a entrare nel paese sono gli uomini d'affari e i musulmani in pellegrinaggio alla Mecca. Si può ottenere un "visto di visita" a condizione che si abbia un padrino in loco (un Saudita o un espatriato) che effettui le pratiche richieste sul posto e, qualora l'esito sia positivo, vi trasmetta il numero di visto... Attenzione: l'accesso alle città della Mecca e di Medina è vietato ai non musulmani. Le donne devono obbligatoriamente essere accompagnate dal consorte o da un parente di sesso maschile. Qualora non fosse possibile, il loro padrino dovrà venire a prenderle all'aeroporto. Tuttavia esistono altre restrizioni sul fatto che un uomo e una donna, senza alcun legame di parentela, viaggino nello stesso veicolo".

E dal 2017 indovinate chi non può entrare in Arabia Saudita...i cittadini del Qatar !! Ora provate a fare due più due. Potrebbe esistere una Dakar senza Nasser Al Attiyah? Assolutamente no e questa è la prima risposta a coloro che continuano a parlare della Dakar 2020 in questo Paese. Im.po.ssi.bi.le !

Problemi logistici, di passaporto, di cittadinanze, di sesso, e sicuramente di molto altro ancora e, se è vero che ASO e la potenza mediatica della Dakar potrebbero in qualche caso poter risolvere alcune di queste restrizioni, è anche vero che questo richiederebbe molto più tempo e certo non pochi mesi. 

Eppure ASO si sta muovendo con i suoi 'battitori' gli scout per capirci, alla ricerca di nuovi terreni anche in questo Paese, oltre che in Angola e comunque in Sud Africa.

E allora che accadrà nel 2020? Beh, ecco a questo punto dissiparsi la nebbia che saputamente si sta creando intorno al percorso 2020...Forse la Dakar potrebbe restare in Sud America, almeno ancora per un anno e allora tornerebbe utile quanto scritto da questo stesso sito esattamente un anno fa, quando la teoria di Cile, Perù ed Ecuador restava la più accreditata. Non vi sembra possibile? Oh sì invece, eccome. E sulla carta sembra ci sia già molto di più che una semplice logistica azzardata. La gara tornerebbe in Cile, con la benedizione di Chaleco Lopez vincitore della Dakar 2019 in SSV e quindi tornato in auge nel suo Paese al punto da poter pesare non poco sulle decisioni del Governo in carica e da lì si sposterebbe poi in Perù, per raggiungere infine l'Ecuador e qui terminare definitivamente. In questo modo Etienne Lavigne, direttore generale della Dakar avrebbe mantenuto la sua promessa, coinvolgendo più Paesi di nuovo nel percorso della Dakar e non uno solo come accaduto quest'anno e come sarebbe accaduto in Arabia Saudita. Ma come ci si va in Ecuador dal Perù? Ed è qui che le proposte si stanno concentrando in questo momento e la Bolivia potrebbe tornare a giocare un ruolo con un semplice attraversamento, senza tappe. Certo di strada da fare ce n'è ancora molta e non bisogna dimenticare che il Perù confina anche con Brasile e Colombia ma bisogna pensare che contornare a volte potrebbe essere più semplice che attraversare.

E poi? Se davvero nel 2020 si resterà in Sud America dopo che cosa accadrà? Dopo c'è il Sud Africa e sembra che proprio il Kalahari Rally possa essere la cartina tornasole per ASO, la prova decisiva per vedere se si può tornare a correre (nel 1992 la Dakar terminò proprio a Città del Capo dopo aver attraversato tutta l'Africa per lungo, concludendo attraverso Angola, Namibia e Sud Africa appunto) in queste zone. La trattativa con l'Angola è reale e attraversare la Namibia è possibile perchè ci sono intere zone, soprattutto se si resta concentrati inzialmente a nord e poi ad est, senza parchi naturali e quindi percorribili con prove speciali.  Non dimentichiamo poi che il Sud Africa è la terra d'origine delle Toyota Hi Lux e proprio del team di Nasser Al Attiyah e le decisioni di ASO stanno passando tutte al vaglio delle principali squadre coinvolte nella gara.