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link.png A tu per tu con Heinz Kinigadner


Moto VerteQuesta intervista con il grande Heinz Kinigadner è stata realizzata alla fine del 2018, quando la Ktm Sport Factory Racing stava caricando i mezzi per andare in Sud America, a quella che sarebbe stata l'ultima Dakar da quel lato dell'oceano. Abbiamo parlato di tante cose e soprattutto molte delle cose dette dal grandissimo campione e personaggio, hanno rappresentato una vera e propria sorpresa, per non dire fulmine a ciel sereno in quel momento e si sono tramutate in realtà a distanza di pochi mesi! Purtroppo però, quando sono tornata in Italia, nessun giornale ha voluto questa intervista, giudicandola poco interessante e più di qualcuno si è detto disponibile a pubblicarla, ma senza alcun compenso per chi l'aveva realizzata, e cioè la sottoscritta...perchè si sa, noi giornalisti viviamo d'aria ! Così grazie all'aiuto di altri colleghi l'ho proposta in Spagna e loro - che hanno una sensibilità diversa nei confronti dei rally raid - hanno subito capito il potenziale di questa intervista e l'hanno pubblicata su Moto Verde. Oggi, a un paio di mesi di distanza, per rispetto dei colleghi spagnoli, la pubblico integralmente sul mio blog.

Heinz Kinigadner, 61 anni appena compiuti, è un pilastro del mondo del motociclismo mondiale. In tutti i sensi. Perchè è stato un pilota, un personaggio, un uomo Ktm. Ha avuto un ruolo importante nello sviluppo e nella crescita della marca austriaca e ricopre ancora oggi una posizione fondamentale in azienda.
Vogliamo parlare un po' del futuro dei rally raid?
“Ah però, che domandona ! - esordisce il campione di motocross – Attualmente, o meglio da molti anni io sto spingendo tantissimo in termini di sicurezza. Per me, al momento, in Germania, noi viaggiamo ad occhi spalancati nella notte”.
Strano concetto, cosa intendi?
“Ogni anno al termine della Dakar ringrazio il cielo se i piloti non si sono fatti male in modo serio perchè le velocità a cui viaggiano attualmente sono irreali. Per non dire folli! Le moto di oggi sono praticamente perfette, veloci, performanti, direi che in questo momento non sono poi così lontane da una moto da competizione da cross. La qualità dei piloti è molto molto migliorata rispetto al passato perchè allora avevamo fantastici piloti di rally raid, oggi invece abbiamo campioni del mondo di cross o di enduro, per esempio, che corrono nei rally raid. I migliori motociclisti del mondo insomma, ma qualche volta questi piloti non sono furbi come lo erano invece i 'volponi' dei rally raid...”
Furbi in che senso?
“Furbi nel senso che i piloti attuali non capiscono che una gara come la Dakar dura due settimane, con 500 chilometri da percorrere ogni giorno. E non è mica facile spiegarglielo o farglielo capire. Io ci provo, ma sono il primo a non essere così credibile perchè anche io, quando sono approdato ai rally raid ero uno stupidone, un pazzo. Ho paura, lo ammetto. Ogni cosa che facciamo in Ktm la pensiamo e la realizziamo per portare più sicurezza sui rally raid. Ogni cosa che proviamo e sperimentiamo, non tutte, ma alcune, ha però sempre un rovescio della medaglia. Pensiamo ai serbatoi di carburante, per esempio. Prima tenevano 50 litri, poi abbiamo ridotto a 30 e l'altro giorno parlando con Marc Coma - perchè io cerco di discutere di questi aspetti tutti i giorni con tutte le persone coinvolte – lui mi suggeriva la possibilità di aumentare il peso delle moto per costringere i piloti a rallentare e questo si potrebbe facilmente realizzare aumentando la quantità di carburante trasportato”.
E questo riporta Heinz a lontani ricordi...
“Molti incidenti, per esempio quello di Richard Sainct o anche di Fabrizio Meoni, sono avvenuti quando la moto aveva il pieno, dopo il rifornimento, quando il peso aumentava rispetto a prima di quasi 50 chili e c'è una bella differenza fra una moto che pesa cinquanta chili in più, o in meno. Oggi ne abbiamo trenta e possiamo asserire che i piloti vanno così forte perchè le moto sono così leggere. Quando decidemmo la riduzione di cilindrata a 450 cc lo facemmo convinti che le moto sarebbero andate più piano, ma oggi non è più così”.
E cita ad esempio Matthias Walkner, il pilota austriaco, vincitore della Dakar 2018.
“Quando Matthias va ad allenarsi nella pista da cross usa entrambe le moto, quella da cross e quella da rally raid. Non dimentichiamoci che lui è campione del mondo cross. Beh, la differenza in termini di tempo sul giro è di meno di 2 secondi, ovviamente non con il serbatoio pieno ! Io credo che oggi la nostra sia la moto migliore ma, quando noi investiamo nello sviluppo dei mezzi il mio capo mi dice “Heinz, non importa quanto ci costerà, ma prima di tutto dobbiamo badare alla sicurezza” e io sono libero di lavorare e di ricercare soluzioni”.
A novembre, nel 2018, a Parigi, si è svolta una riunione voluta da ASO proprio per discutere del futuro dei rally raid ed Heinz era ovviamente uno dei protagonisti del meeting insieme a Yamaha ed Honda:
“Abbiamo discusso e ci siamo trovati d'accordo su diverse cose. Io per esempio ho chiesto di non usare più le mousse per la gomma posteriore perchè questo, sono sicuro, ridurrà le velocità in modo drammatico. 'I top rider perderanno almeno 30 minuti al giorno per questo' mi ha detto qualcuno, e io ho risposto, ok, è quello che vogliamo. L'idea è piaciuta ma ovviamente non era proponibile per la Dakar 2019. Bisognerà prima fare dei test e poi eventualmente applicare questa soluzione su altri rally, più corti. ASO ha promesso che già al Merzouga Rally adotteranno questa iniziativa per portarla poi sulla Dakar del 2020. Un test è necessario, forse anche più di uno, lo capisco, perchè i piloti devono capire cosa significa correre senza mousse, devono comprendere che dovranno andare più piano e gestire in modo diverso lo pneumatico”.
E non solo...
“Dovranno anche imparare a sostituire la camera d'aria perchè è quella che avranno a disposizione nel caso buchino o abbiano qualche problema alla gomma. Io ricordo ai miei tempi, quando mi cambiavo in speciale la gomma, con la camera d'aria, ci mettevo al massimo 20 minuti, non di più, perchè mi ero preparato e sapevo come fare”.
Sempre in tema di sicurezza poi, si è discusso a proposito di una riduzione delle velocità:
“Esatto, vogliono introdurre un limite di velocità per le moto che hanno proposto sia di 155 km/h in prova speciale e noi abbiamo detto che eravamo d'accordo anche se in realtà non credo che la velocità rappresenti un problema. Raramente abbiamo avuto, in questi ultimi anni, delle cadute mentre il pilota viaggiava a più di 150 km/h. Però va bene, facciamolo, aumenterà la sicurezza nei confronti degli spettatori”.
E potrebbe arrivare anche l'introduzione del parco chiuso, ogni sera, a fine tappa?
“Sì, anche il parco chiuso alla sera è un'opzione. Però non tutte le sere, ovviamente, ma solo in certe occasioni, quando per esempio l'arrivo della speciale è al bivacco e non ci sono trasferimenti di mezzo. E nel parco chiuso non potrai cambiare pneumatico, neanche con un tuo compagno di squadra. O meglio, potrai farlo, ma ovviamente incapperai in una penalità, per esempio di 20 minuti. La prima volta questo regolamento sarà valido solo per la classe Elité, poi si vedrà. Etienne Lavigne, direttore generale della Dakar, ci rispose però nella riunione di novembre che questo sarebbe stato possibile, nella Dakar 2019, solo in un caso, in una unica tappa e noi abbiamo detto va bene, facciamolo però, così vedremo anche se è una buona idea e se sarà praticabile per il futuro. La proposta era: arrivi a fine speciale, entri in parco chiuso e hai solo 30 minuti a tua disposizione per sistemare la moto, per esempio fare il pieno, cambiare il filtro, le cose essenziali insomma. La mattina dopo il pilota avrà il diritto di entrare in parco chiuso solo 15 minuti prima della sua partenza, per montare il road book e partire. Se invece avrai qualche problema meccanico, eredità della tappa del giorno precedente, una rottura o un guasto, prenderai comunque il via e poi avrai il diritto di tornare al bivacco per lavorare sulla moto ma il tutto accadrà all'interno del tempo cronometrato della tappa. Tutto questo secondo me, creerà molto pathos e anche storie per la televisione, per i media, per la gara in generale”.
E infine, ancora un'altra proposta:
“Preparare un road book a colori uguale per tutti - come già proposto e realizzato al Rally du Maroc da David Castera l'ottobre scorso – e consegnarlo ai piloti solo mezz'ora prima della partenza in modo tale da eliminare l'operato dei Map Man. ASO ci ha detto subito 'toglietevelo dalla testa, FIA non ce lo permetterà mai per le auto' però ci hanno promesso che invece per le moto potrebbe essere una strada percorribile”.
Tutti d'accordo, dunque?
“In quel momento sì, ma dopo soli 3 giorni è arrivata una mail a tutti coloro che erano presenti da parte di Honda in cui si diceva dispiaciuta ma la questione mousse non era applicabile per la loro squadra perchè avevano portato avanti un sacco di test con un produttore di pneumatici e la Casa non era stata davvero contenta di queste proposte fatte due mesi prima della partenza della gara più importante dell'anno. A quel punto siamo partiti tutti all'attacco. Noi abbiamo scritto, se voi non siete d'accordo per le mousse noi non siamo d'accordo con la riduzione delle velocità e così alla fine di tutte le nostre belle proposte non se n'è fatto più niente !”
Ma la speranza è sempre l'ultima a morire, si dice anche in Austria?
“Oh sì, certo. Io spero davvero tanto che adesso, terminata la Dakar e prima del Merzouga, ASO cominci a pensare seriamente a quanto abbiamo discusso e realizzi almeno alcune delle nostre proposte. Magari anche nel Campionato del Mondo FIM possiamo pensare di applicarne qualcuna”.
Ma Heinz Kinigadner, come pilota, come responsabile Ktm, che idea si è fatto?
“Io sono dell'idea che bisogna bandire le mousse, mettere il parco chiuso al termine delle speciali, non permettere lo scambio di pneumatici fra piloti, ed utilizzare sempre meno meccanici e questo deve valere per tutti e per tutta la gara!”.
Magari !! Mi sembra un po' azzardata questa tua speranza...
“Vero. Questo infatti, lo ammetto, è il mio sogno. Oggi come oggi le differenze fra i piloti nei rally raid si contano in secondi ed è impossibile dimostrare che la nostra Ktm va più veloce della Honda, per esempio. Questa è una delle ragioni per cui abbiamo decido di correre nel Moto Gp. La maneggevolezza di una moto non ti è chiara perchè qui ognuno corre da solo, uno contro uno, non come lo puoi vedere nel cross o nell'enduro. I rally raid per me sono molto più Camel Trophy e panorami. L'immagine è tutto. Voglio mostrare ai nostri clienti panorami incredibili, dune, deserti, posti dove non penseresti mai di andare da solo ma dove invece, vorresti andare con la tua moto. Questo pensiero è stato alla base della decisione di Ktm di entrare nel mondo dei rally raid, a metà degli anni Novanta”.
Ma allora perchè non creiamo solo una grande categoria Malle moto, senza meccanici, per tutta la categoria moto?
“Esatto, è questo che mi piacerebbe fare. Ma mi hanno preso per un pazzo visionario. Prova a pensare se io dicessi a un Toby Price o un Matthias Walkner “Ehi, alla prossima Dakar ti iscrivo nella Malle moto”, lui mi risponderebbe “Sei matto? Io vado alla Dakar per vincere”. E nello stesso tempo ASO mi ha detto “Ehi, i meccanici per noi sono business, noi guadagniamo con le iscrizioni delle squadre numerose, calcoliamo almeno due meccanici per moto, se tu li elimini noi come facciamo a guadagnare da questa gara?' Lo capisco ovviamente – si giustifica Kini – però io rispondo loro con un semplice “Aumentate le tasse d'iscrizione”.
Scusami...questa volta tocca a me dirtelo, tu sei un pazzo visionario !
“Sì, lo so – ride l'austriaco – però io amo talmente tanto questo sport che vorrei vederlo crescere nei prossimi dieci o quindici anni fino ad arrivare ad un livello altissimo e invece ho paura...Mi ricordo quando abbiamo perso i nostri piloti, in gara, per esempio Fabrizio Meoni. Il mio capo era a pezzi perchè aveva perso qualcuno che aveva fatto tanto per noi, che aveva sviluppato le nostre moto, per renderle vincenti, ci aveva aiutato a diventare invincibili e noi li avevamo persi, durante il cammino...Se questo accadesse oggi, con i Social, Facebook e tutti gli altri, credo che sarebbe davvero la fine di Ktm in questa specialità”.