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link.png Stephane Peterhansel e Andrea Mayer vincono la Coppa del Mondo FIA


Steph e AndreaNon era esattamente nelle loro intenzioni, almeno inizialmente. E poi invece la possibilità di vincere la coppa del Mondo Rallyes Tout Terrain FIA ha cominciato a prender sempre più una forma concreta. E così Stephane Peterhansel, 13 Dakar al suo attivo vinte fra moto e auto, e sua moglie Andrea Mayer, motociclista e da un anno al suo fianco nel team X Raid, si sono impegnati a fondo per riuscire a portare a casa, per la prima volta nella carriera di tutti e due, un titolo mondiale FIA a bordo di un MINI John Cooper Works Buggy. 63 punti per il francese contro i 60 di Nasser Al Attiyah che stava già cantando vittoria quando è rimasto a piedi in Marocco.

La storia va vista e interpretata fin dal suo inizio e per farlo bisogna risalire a diversi anni fa. Il desiderio di correre insieme a sua moglie, da parte di Stephane esisteva da lungo tempo. E lo racconta lui stesso: "Quando un pilota vince tanto come me - spiega il campione francese in una intervista - ha sempre bisogno di trovare nuovi stimoli, nuove motivazioni. Correre insieme ad Andrea, in un rally, era una di quelle". Andrea aveva partecipato più volte alla Dakar - questo l'obiettivo prefissato dai due - sia in moto sia in auto ottenendo una quinta piazza assoluta proprio al termine di una Dakar, per la precisione quella del 2004 con Mitsubishi Pajero con lei pilota affiancata da Andrea Schulz.

Così, intorno al 2016 i due hanno cominciato a far pratica a bordo di un SSV Yamaha che hanno continuato a guidare fino allo scorso anno, proprio al Rally del Marocco nell'ottobre 2018. Fu proprio in quell'occasione che diedero l'annuncio ufficiale: Andrea non avrebbe disputato come speravano la Dakar con suo marito Stephane perchè aveva un problema di salute, legato a una labirintine all'orecchio, che non le permetteva di stare in macchina, nel ruolo di copilota, a velocità troppo elevate e soprattutto su terreni fortemente sconnessi.  Riusciva a resistere su un side by side, e magari in una Baja, ma non su una vettura, e di certo non sul buggy ufficiale di XRaid due ruote motrici. Così Peterhansel chiese a David Castera, suo amico, ed ex portatore d'acqua con Yamaha alla Dakar, di affiancarlo in questa nuova avventura - visto che Polo Cottret si era già impegnato con Cyril Despres - e i due partirono insieme per una esperienza, la Dakar 2019, che ancora oggi Stephane ricorda con grande simpatia. "Era la gara perfetta, con David ci siamo trovati immediatamente bene all'interno dell'abitacolo e la gara stava andando benissimo. Eravamo partiti per vincere ed eravamo sicuri di farcela. Una esperienza fantastica e tutti e due volevamo chiudere questa bella avventura insieme con la vittoria". Poi purtroppo quel volo e lo schiacciamento delle vertebre per David che costrinse i due al ritiro: "Che peccato - aggiunge oggi Stephane - è rimasto l'amaro in bocca a tutti e due per come è andata a finire. E purtroppo sappiamo già che non potremo riprovarci".

Ovviamente, visto che David Castera ora è il direttore generale della Dakar e visto anche che, grazie a delle cure a cui Andrea si è sottoposta il problema ora, per la tedesca, pare sotto controllo "se non risolto ancora al 100 per cento, almeno sotto controllo" annuncia Peter. Per provare le condizioni di salute di Andrea quindi i due insieme, hanno affrontato l'Abu Dhabi Desert Challenge ad inizio stagione: "Era un test importante - ricorda e racconta Stephane - perchè lì ci sono tante dune e noi avremmo trovato quelle condizioni del terreno che tanto fastidio davano ad Andrea". E invece le cose vanno talmente bene che i due vincono la gara. "Eravamo molto contenti e così abbiamo deciso di continuare e andare in Kazakstan, alla seconda prova del calendario FIA". Anche lì le cose vanno bene, con un terreno più congeniale e compatto, e sul traguardo arrivano secondi. Quando si ritrovano in Marocco per l'ultima gara dell'anno, nella classifica iridata Nasser Al Attiyah con la sua Toyota è primo con nove punti di vantaggio derivanti dalla vittoria in Qatar, alla prima gara della stagione a cui Stephane e Andrea non avevano partecipato, e dalla vittoria in Kazakhstan.

"Dopo il Kazakhstan - riprende a raccontare Mister Dakar - Andrea aveva tralasciato un po' gli esercizi che aveva portato avanti per il suo problema di salute, così quando siamo arrivati in Marocco e abbiamo cominciato ad affrontare i primi test, in vista della Dakar, prima del rally,  lei non si è sentita bene. Ci siamo un po' allarmati e lei ha ripreso subito gli allenamenti, per l'interno dell'orecchio, per il collo, per la schiena...insomma non è stato facile". E forse proprio per questo quando la gara è cominciata, entrambi non erano poi così convinti di poter vincere il titolo.

Il pensiero però c'era: "Perchè no, in fondo eravamo secondi e ci siamo detti aspettiamo un errore di Nasser, che è in testa: appena lo farà noi saremo pronti e passeremo davanti. Sapevamo che non sarebbe stato facile, Nasser è veloce, la loro vettura va benissimo e con Mathieu hanno un'ottima intesa ma l'errore di guida, o di navigazione, o un problema tecnico avrebbe consentito a noi di passare davanti. Siamo stati fortunati però..." E si riferisce non tanto al ritiro di Al Attiyah quanto all'incidente di cui sono stati vittime loro nella penultima tappa: "Ho fatto un errore io - ammette Peterhansel - solo io, e un errore terribile, da debuttante" e mentre ne parla mi mostra sul suo smartphone lo scalino da cui sono caduti...saranno almeno 5 metri di altezza, una piccola falaise in mezzo al deserto da cui loro sono venuti giù con il buggy : "Il mio errore è stato di allargarmi un po' rispetto alla traiettoria che stavamo seguendo perchè mi sembrava più piatto il terreno...stavamo andando a cinque, dieci km/h non di più ma quando abbiamo visto il vuoto davanti a noi era troppo tardi e siamo volati giù".

A quel punto tutto sembrava finito. "Eravamo in testa al rally in quel momento, alla classifica assoluta. Poco prima avevamo avuto una neutralizzazione e io avevo visto gli altri e fatto un po' di calcoli. Al momento di ripartire avevo detto ad Andrea 'siamo in testa alla gara e anche della Coppa del Mondo' e dopo quaranta chilometri ho fatto un errore stupidissimo, al duecento per cento colpa mia. C'erano delle dune a sinistra e a destra il terreno scendeva più progressivamente, o almeno così pensavo. Quindi mi sono tenuto più basso, spostandomi a destra ma quando sono arrivato sopra alla zona che mi sembrava più piatta ho visto il vuoto. Ormai il cofano del buggy era troppo in là e noi siamo piombati di sotto". E poco prima era toccato a Nasser: "Lui aveva preso una pietra e aveva rotto qualcosa nel motore. Noi dopo un po' di chilometri avevamo combinato questo pasticcio...la gara non finisce mai, bisogna sempre crederci. Per questo in un primo momento ci siamo fatti prendere dallo sconforto. Ho preso il telefono satellitare e stavo già chiamando il team per chiedere che il camion recuperasse la nostra vettura e che David ci mandasse un elicottero per rientrare al bivacco...Ma non ho chiamato subito, no. Ho aspettato qualche minuto e poi mi sono detto...forse possiamo trovare una soluzione...proviamoci". Facile a dirsi...l'ammortizzatore era spezzato in due, di netto, e ci è voluta un'ora per riparare il tutto con le cinghie e coprire poi gli ultimi 18 chilometri della speciale. "Abbiamo lavorato in velocità e devo dire che è stata una bella faticata, ma ce l'abbiamo fatta. Per vincere la Coppa del Mondo, una volta fuori dai giochi Nasser Al Attiyah, bastava finire in quinta posizione. Noi siamo arrivati quinti, e ci bastava per vincere, ma dopo la squalifica di Serradori siamo risaliti in classifica, quarti, e abbiamo vinto il titolo mondiale con tre punti di vantaggio su Al Attiyah".

Peter e QuandtAlla luce di tutto questo la vittoria del titolo è ancora più grande in termini di soddisfazione "Assolutamente sì, soprattutto per Andrea che ha investito tantissimo in questo nuovo ruolo di copilota, e ci si è messa d'impegno, sacrificando moltissimo tempo e allenandosi senza sosta. Siamo contenti perchè abbiamo lavorato davvero tanto e la gente non lo sa, e non può capirlo. Ma i problemi di equilibrio sono brutti e difficili da risolvere. Vincere è una bella ricompensa per tutto quello che abbiamo, ma soprattutto che lei ha fatto. Se la Dakar non andrà come speriamo almeno avremo vinto la coppa del mondo e questo resterà per sempre. E' stato bello, e ci siamo tolti una grossa soddisfazione. Polo Cottret  (il copilota storico di Peterhansel) correva da trent'anni e aveva una enorme carriera alle spalle. Andrea è arrivata da pochissimo nel team e ha appreso tutto nel giro di pochi mesi e non è stato certo semplice". E aggiunge: "Durante il rally del Marocco ci siamo resi conto che eravamo in bagarre con i più forti piloti, ma soprattutto copiloti del mondo, da Mathieu Baumel a Lucas Cruz, persone che hanno un'esperienza ventennale sulle spalle. Sono contento, lo sono soprattutto per lei".

E questa felicità, questa condivisione, questo rapporto così profondo si sente, tantissimo, all'interno dell'abitacolo. "Andrea è brava, ha imparato velocemente e quando sta bene ed è concentrata mi dà le note con grande precisione e in velocità. Lo sento quando non sta bene, quando comincia a perdere lucidità e sta poco bene e allora rallento, adatto la velocità alle sue condizioni...Di certo sarà qualche cosa che dovrò imparare a gestire perchè non l'ho mai fatto prima. Con un copilota come Polo Cottret non devi riflettere, sei sempre a manetta, tutto il tempo al cento per cento; con lei è diverso, la situazione va gestita diversamente, ma va bene. E' una sfida nuova, diversa. Ho già vinto in condizioni normali, ottimali per l'equipaggio, l'ho fatto un sacco di volte... ora ho una nuova motivazione, uno stimolo diverso".