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link.png Che fine ha fatto Polò Cottret ? Dakar 2020, lui ci sarà, eccome se ci sarà !


Il 22 Polo Cottretdicembre un comunicato ufficiale siglato X Raid informava che il copilota di Stephane Peterhansel alla Dakar sarebbe stato Paulo Fiuza, in sostituzione di sua moglie, Andrea. La notizia in realtà era già nota perchè Stephane aveva corso in Arabia Saudita, a fine novembre con il MINI John Cooper Works Buggy, il Riyadh Rally chiudendo secondo assoluto proprio insieme al portoghese. Il primo sospetto era emerso in quel momento. Perchè non c'è Andrea con Mr Dakar? E circa 20 giorni dopo è arrivata la conferma ufficiale. Problemi di salute che sembravano essersi risolti - la moglie del pilota francese soffre di disturbi di equilibro legati all'orecchio, come già ampiamente spiegato in questo stesso sito - e che invece hanno portato i medici a sconsigliare la partecipazione alla Dakar per la pilota tedesca. Inutile stare a spiegare la delusione dei due che insieme avevano appena vinto la Coppa del Mondo FIA e che, sempre insieme, stavano per coronare il sogno più grande, più immenso che una coppia così affiatata possa avere: correre la Dakar, e magari vincerla, insieme.


Ma una volta appurato che Andrea non avrebbe partecipato un altro dubbio mi attanagliava e continuava a inseguirmi. Ma perchè mai Stephane non aveva chiamato al suo fianco Polò Cottret? Il suo fido navigatore di sempre, colui che lo aveva affiancato in tutte le sue vittorie su quattro ruote, il copilota di cui Stephane si fida più di chiunque altro. Dando una letta alla lista degli iscritti ho cercato il nome di Cottret ovunque, senza però mai trovarlo. Segno che Polò sarebbe dunque rimasto a casa? Impossibile. Così mi sono rimboccata le maniche e ho cominciato a cercare una risposta...

A quel punto mi sono tornate in mente le parole di Stephane Peterhansel a ottobre, quando lo avevo intervistato a lungo, spaziando a 360 gradi sui più svariati argomenti: uno dei principali temi che avevamo affrontato parlava del road book e della grande innovazione che prenderà il via sulla Dakar con la prossima edizione 2020. Consegnare il road book pochi minuti prima della partenza si era rivelato, a ottobre, al Rallye du Maroc, fatale soprattutto per le auto, molto più rispetto alle moto. E così avevo voluto sentire il parere di Peter sull'argomento: "Penso che consegnare il road book alla mattina per qualcuno potrà essere uno svantaggio, per noi in Marocco non lo era stato" aveva spiegato Stephane: "Uno svantaggio per chi imbrogliava, di sicuro, per chi tagliava e accorciava il percorso. Per coloro che facevano le cose fatte bene invece sarà un vantaggio perchè il road book sarà lo stesso per tutti, sarà preparato bene e, soprattutto, potremo dormire. Questa è la grande novità!"

E già perchè finalmente pilota e copilota, e soprattutto quest'ultimo, potranno riposarsi alla sera: "Quando usavamo il road book normale ci volevano almeno tre o quattro ore per prepararlo, segnare tutto e colorare le cose principali, un tempo ovviamente legato alla lunghezza della prova. Nel frattempo il Map Man con il road book in mano poteva studiare il terreno e la traccia. E alla fine della giornata c'era il consueto briefing con il Map Man che con il road book alla mano e Google Earth spiegava ai navigatori la tappa del giorno dopo: per un tempo mai inferiore alle due ore. Quando andava tutto bene Andrea, quest'anno, veniva a dormire alle due di mattina e metteva la sveglia alle cinque (per esempio nelle prime tappe del Marocco a ottobre) per studiare ancora il road book e ripassare tutto quello che avevano discusso la sera prima. A questo punto cambia tutto. Non abbiamo più il Map Man, il road book viene consegnato già preparato, e alla sera, quando arrivi al bivacco, per esempio alle cinque di pomeriggio, avrai tutto il tempo per la tua seduta fisioterapica, il massaggio, la cena e poi via, a letto".

Ciò non toglie però che il road book debba essere perfetto: "Ah sì, assolutamente. Bisognerà prima di tutto che il road book iniziale sia già di suo, fatto molto bene e bisognerà anche che l'equipe di apertura, quella che viaggia con due giorni di anticipo rispetto alla tappa faccia il suo lavoro in modo praticamente perfetto. E la persona che andrà a inserire le modifiche nel road book originale dovrà ugualmente esser una persona molto professionale, e non solo. Quando ci sono delle modifiche al road book oltre a inserirle bisogna anche controllare se ci sono cambiamenti nei way point. A quel punto anche la compagnia che si occupa dell'inserimento dei punti nel Gps - ERTF - dovrà essere veloce e lavorare sulla nuova traccia acquisita. E' fondamentale che facciano il loro lavoro nel migliore dei modi. In passato è successo spesso che i nostri copiloti, professionisti veri, si accorgessero di errori madornali da parte dell'organizzazione, proprio legati al trakking, e se ne accorgevano quando veniva consegnato il road book, magari al pomeriggio e avevano il tempo di studiare la traccia. Ora invece bisogna che gli errori dell'organizzazione siano ridotti a zero. So che non sarà facile, ma questa è la sfida numero uno che l'organizzazione della Dakar, e David Castera in primis, si troveranno ad affrontare. Penso però che questo tipo di road book sia la soluzione giusta".

E aggiunge: "Bisognerà che l'organizzazione faccia piccoli aggiustamenti, che faccia perchè no ancora qualche piccolo errore, come è normale che sia, ma solo così si arriverà alla perfezione. La direzione intrapresa è quella giusta, ne sono sicuro, e questo sarà il futuro dei rally raid. Perchè altrimenti ci sarebbero stati troppi imbrogli...sono sicuro che le vetture che aprivano la strada utlimamente avevano il telefono aperto (senza i blocchi imposti alla connessione, e comunque già solo avere il telefono a bordo è vietato dal regolamento), il trakking, il punto della vettura e quando avevano qualche esitazione era facile trovare la pista giusta da seguire. Noi ci siamo sempre attenuti ai regolamenti, non abbiamo mai preso lo smartphone con noi all'interno della vettura, mai, è vietato e non abbiamo mai trasgredito. Ma sono sicuro e persuaso che gli altri ce l'avevano. Posso fare un esempio abbastanza lampante: in Marocco quest'anno Nasser Al Attiyah ha vinto la prima e la seconda tappa in maniera davvero facile, la terza tappa, quando è stato consegnato il road book alla mattina, subito prima del via, Nasser non ha vinto e il giorno dopo ha rotto in un momento in cui non era comunque in prima posizione. Non accuso nessuno, si tratta solo di una semplice constatazione".

Così, alla luce di tutte queste dichiarazioni, e sempre più convinta che non si poteva lasciare a casa un personaggio come Jean Paul Cottret ho fatto due + due e il risultato è apparso lampante. Da due mesi Cottret è entrato a far parte dell'organizzazione ASO, al fianco di David Castera, e sono sicura che il compito di rendere perfetto il road book sia stato affidato proprio a lui. A ottobre un giornale locale francese, il quotidiano L'Yonne republicaine, aveva intervistato Cottret che aveva dichiarato di non aver ancora preso alcuna decisione. 56 anni, il francese aveva sorvolato sulla possibilità di ritirarsi, o forse di partire all'interno di un team, o ancora di valutare altre opzioni. Aveva aggiunto: ...ouvrir un nouveau chapitre sur de nouveaux horizons en restant dans l’activité automobile. Je veux me projeter dans l’avenir du rallye-raid et la vision future qu’il va falloir s’en donner. À partir de là, je vais voir ce que je fais. La décision sera prise dans une quinzaine de jours." Traduzione: potrei aprire un nuovo capitolo su nuovi orizzonti, restando nell'attività automobilistica. Potrei proiettarmi nel futuro dei rally raid e in quella visione che se ne sta dando. Vedrò il da farsi e prenderò una decisione entro quindici giorni". Ed esattamente allora Jean Paul Cottret ha firmato con ASO.

A tutti coloro che correranno la Dakar questa notizia deve far spuntare un bel sorriso sul viso. Ora siete davvero in buone mani !