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link.png Alessandro Botturi vince la sua seconda Africa Eco Race


bottu primo pianoPer il secondo anno consecutivo Alessandro Botturi vince l'Africa Eco Race.
Ed è la quinta volta in dodici anni di competizione che un italiano sale sul gradino più alto del podio.
E come sempre avviene in questa splendida gara, anche l'ultima prova speciale, la undicesima, non è stata una cosa semplice. Botturi ha vinto una delle edizioni in assoluto più difficili di questi dodici anni come ammesso dagli stessi organizzatori.

“Ma questa gara non ha nulla a che vedere con la gara dello scorso anno – ci tiene a specificare Botturi. - L'organizzazione, capitanata da due campioni della disciplina come Jean Louis Schlesser e René Metge, ha disegnato dei percorsi molto diversi per questa edizione e il vento di sabbia che abbiamo trovato quasi costantemente in Mauritania non ci ha reso la vita facile. Ci sono state due tappe, annunciate come le più difficili, che davvero ci hanno piegato”.
Supportato da un fisico possente, eredità del rugby, Botturi non è certo uno che si stanca quando corre e ritrova in sella alla sua Yamaha 450 una leggerezza e un'agilità che ne fanno un pilota completo. E anche quest'anno gli organizzatori non si sono smentiti disegnando un percorso impegnativo, finanche nell'ultima speciale dove era  facile perdersi nei primi chilometri e facile insabbiarsi in uno dei tre cordoni di dune che ancora andavano attraversati. 187 chilometri di patema, sempre in terra mauritana, dove tutto poteva ancora succedere, senza calcolare i quasi trecento chilometri dopo di trasferimento fino a raggiungere il parco chiuso allestito nel bivacco di Saint Louis, in Senegal. Botturi alza le braccia al cielo quando arriva il giorno dopo, il 19 gennaio, al Lago Rosa e gli occhi brillano dalla felicità, soprattutto perchè quest'anno è stata veramente difficile: “ Si è alzato il livello degli avversari e si è alzato anche moltissimo il livello delle prove speciali, stavolta ho davvero visto territori immensi e spettacolari, ma ho fatto fatica, tanta. Sono arrivato al bivacco più di qualche volta davvero stanco. E questo mi dà ancora più soddisfazione”.
E mentre festeggia Alessandro si commuove come sempre: “Ora lo posso confessare, avevo un magone in questi ultimi giorni. La scomparsa di Paulo Goncalves mi ha toccato tantissimo ma ho cercato di non darlo a vedere. Ho sofferto in silenzio ma è stato qualche cosa di profondo. Voglio dedicare a lui questa vittoria, al mio vecchio compagno di squadra”.
E sul traguardo dell'ultima prova speciale dell'Africa Eco Race – quella del lago Rosa che non ha validità per la classifica assoluta – confessa qualcos'altro. “Ora posso dirlo, quando sono arrivato qui all'Africa Eco Race mi sentivo molto diverso dall'anno scorso. Non ero più lo stesso e la caduta del Panafrica aveva influenzato molto il mio modo di guidare. Non mi sentivo sicuro, continuavo a rivivere il brutto volo di fine settembre, e non acceleravo come avrei voluto. Poi piano piano mi sono sciolto, mi sono rilassato e ho ritrovato la voglia di guidare la moto”.
E in effetti sciolto Botturi lo è stato fin dal terzo giorno, e il gioco dei due minuti scambiati ogni giorno con Pal Anders Ullevalseter - secondo al traguardo – lo provano. “Voglio fare i complimenti a tutti: organizzazione, il mio meccanico, Paolo Lucci che è stato davvero bravo e Giovanni Gritti che non ha esitato ad aiutarmi quando ne avevo bisogno. E voglio farli anche a Ullevalseter – dice abbracciandolo – perchè è un osso duro, uno che non molla mai. Un vero vichingo!”.