• Elisabetta Caracciolo

Un solo Paese, l'Arabia Saudita. Percorso nuovo all'80 per cento e il più grande deserto del mondo

La Dakar 2022 arriva trent'anni dopo quella del 1992, la più lunga nella storia di questa competizione, ma anche quella con il maggior numero di Paesi attraversati: undici. Non è un caso quindi, che questo anniversario dei trent'anni ci faccia riflettere di fronte a una gara che per il terzo anno consecutivo abbraccia un solo Paese, e lo fa per la quarta volta in tutta la sua storia composta di 44 anni. David Castera intervistato a tal proposito ha spiegato che la colpa, ancora una volta, è del Covid e che, siccome la decisione di espandersi in altri Paesi viene presa fra febbraio e marzo, quest'anno le acque non erano abbastanza calme, ancora, per affrontare una decisione del genere. Quindi addio Giordania, addio Emirati Arabi, ancora una volta. In compenso si parla dell'80 per cento di percorso inedito e poi, benvenuto al famoso Empty Quarter che tradotto letteralmente significa il Quarto vuoto, a significare la quarta parte dopo cielo, terra e mare. Si chiama in realtà Rub'al-Khālī ed è il più grande deserto di sabbia del mondo.

Se si cercano informazioni sui motori di ricerca si scopre che è ancora inesplorato e anche disabitato e misura circa mille chilometri di lunghezza e 500 di larghezza: la sua area totale è di circa 650 mila chilometri quadri. Una desertificazione in avanzata rapida, progredita nel corso dei secoli porta quindi di nuovo d'attualità il tema della salvaguardia dell'ambiente tanto caro ad ASO al punto da ribadire nuovamente ieri il programma verso un 2030 - il famoso anno della Visione araba - composto di soli veicoli in gara a basse emissioni. Un programma che a ben guardare è stato ritoccato rispetto a quello di cui si era parlato non più tardi di gennaio, perchè probabilmente ci si è accorti che il 2026 e poi il 2030 sono davvero dietro l'angolo.




Così allo specchietto presentato ieri, nel corso della diretta streaming, dopo il 2030 è comparso un altro tassello che sottolinea "negli anni a seguire adattamento continuo dei regolamenti in funzione dell'evoluzione tecnologica". Ma intanto nel 2022 arriverà il nuovo progetto Audi e anche la Thunder di GCK a bioetanolo, costruita su base Peugeot DKR guidata da Guerlain Chicherit. Di chi guiderà l'Audi invece non c'è ancora notizia, ma in tutta sincerità io un'ideina ce l'avrei, magari mi sbaglio, ma chissà...date le sue abilità di sviluppatore e anche di pilota della Extreme E, non ultima poi la sua continua voglia e ricerca di fare qualche cosa di nuovo e di affrontare nuove sfide. Avete capito vero di chi sto parlando? Vi aiuto...vive a Madrid.

Nel 2022 dunque, arriveranno i primi equipaggi ibridi, anche se in realtà vetture ibride, anche elettriche alla Dakar si sono già viste: a metano, a gpl e anche appunto, elettriche, in Sud America. Nel 2023 invece si aggiungeranno mezzi a idrogeno - un camion Gaussin, per esempio, sembra sia in stato già avanzato di sviluppo - e nel 2024 e 2025 si inseriranno formati innovativi a livello sportivo.

Ho notato solo io ieri che David Castera non ha detto una sola parola relativa al Campionato del Mondo FIA? Ha parlato di Federazione moto, di giubbotto airbag ancora in via di sviluppo, di road book elettronico per le due ruote, solo per gli Elite nel 2022 e poi obbligatorio per tutti, di regole e norme attualmente allo studio con FIM ma non ho sentito nulla su FIA. Eh sì che nel 2022 ASO diventerà promoter di tutto il Campionato, di quello appunto che in questo momento si chiama Coppa del Mondo e che dovrebbe assurgere a diventare un Campionato, con la Dakar come prima gara in calendario.

Certo si è parlato delle nuove norme per i T1 e i T3 (nel dettaglio in un altro articolo), ma niente sul Campionato. "La FIA evidentemente lavora con noi al regolamento per le nuove energie - ha detto Castera - anche per quanto riguarda i camion, con un regolamento più evoluto, sempre di concerto con la FIA, che sarà applicato dalla Dakar 2022". Nient'altro.