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Extreme E: non si vive di sole gare. Inquinamento, ambiente, plastica e le soluzioni possibili

Il Campionato Extreme E, le Series elettriche off-road, affronta la sua seconda prova dell’anno in Senegal: una gara denominata Ocean X Prix sul Lago Rosa di Dakar (siamo sul Lago Rosa ma la gara in effetti si corre accanto all'Oceano) che affianca all’evento sportivo e motoristico ancora una volta – questo è l’obiettivo della specialità – l’ambiente e la sua salvaguardia. Certo, qui in Senegal c’è da lavorare parecchio visto che la cultura del popolo, da sempre è quella di una totale mancanza di rispetto nei confronti dell’ambiente, dell’oceano, della natura. Non esiste raccolta differenziata dei rifiuti, ma in realtà non esiste neanche una raccolta dei rifiuti perchè qui tutti sono abituati a buttare per terra qualsiasi cosa. E non esiste neanche la cura del verde, anche semplicemente considerato come abbellimento di una casa, o di un giardino, così come non esiste una coscienza ambientale che porti la popolazione a non utilizzare la plastica. Nel 2015 il presidente del Senegal ha emanato una legge che vieta la plastica leggera in Senegal, per esempio i sacchetti della spesa, ma questa cosa è emersa solo in questi giorni. Personalmente mai mi sono accorta di questo accorgimento e infatti, ieri, mi è stato confermato che nessuno ha mai smesso di utilizzare i sacchetti di plastica, così come nessuno ha mai controllato che fosse stato fatto. Cosa che non è impossibile visto che avviene in Marocco, per esempio, dove dal 2018 il re ha bandito i sacchetti di plastica, e lo ha fatto con successo dato che non sono più utilizzati da nessuna parte.

Nelle scuole dunque, a Niaga, a pochi chilometri dal Lago Rosa e da Rufisque, si è affrontato il tema pulizia, coltivazioni e agricoltura, e raccolta rifiuti perché è esattamente dai piccoli che bisogna partire per

inculcare questo tipo di cultura: cosa non facile visto che nessuno degli adulti, e quindi l’ambiente in cui crescono i bambini, rispetta quello che gli sta intorno. All’interno di questo contesto la Extreme E ha approfondito tutti gli argomenti che girano intorno ai rifiuti, alla plastica e all’oceano, una risorsa che molti tendono a considerare come inesauribile, ma che invece sta già soffrendo per l’inquinamento, costantemente in crescita. Un dato su tutti: il 32 per cento della plastica gettata via finisce abbandonata nella natura e l’80 per cento in mare. E’ una percentuale spaventosa e ancora più spaventosi sono i numeri presentati in questi giorni dalla scienziata marina Sheena Talma che ha snocciolato una serie di dati significativi: 12 milioni di tonnellate di plastica scaricate in mare ogni anno, 5,25 trilioni di macro e microplastiche galleggianti in tutti gli Oceani, in mare aperto, 100 mila – fra pesci e tartarughe – oltre a un milione di uccelli marini, uccisi dalla plastica ogni anno, perché la ingeriscono o perché ne vengono soffocati. Produrre meno plastica al momento è l’unica cosa che sembra poter garantire una soluzione e per questo molti Paesi hanno messo in atto – e fra questi l’Italia – una riduzione drastica della produzione e utilizzo di plastica nei prossimi anni. Nonostante l’impegno di diverse Nazioni però, i dati non sono confortanti e si stima che entro il 2030 l’inquinamento determinato dalla plastica crescerà del 60 per cento.

Se plastica deve essere, allora ragioniamo sulla possibilità di riciclarla e in questo senso va il progetto presentato in anteprima mondiale proprio oggi sulle spiagge di Niaga. Una sorta di laboratorio vivente che concentra tutti i prodotti in polymateria gettati via, in una capsula, così è stata soprannominata, LyfeCycle, una nuova soluzione per l’azienda britannica che si propone di risolvere, se l’esperimento funzionerà, l’eliminazione e il riciclaggio della plastica utilizzata. Si tratta della prima plastica al mondo, appunto, che degrada rapidamente e in tutta sicurezza nell’ambiente naturale, senza lasciare traccia di tossine o microplastiche, le due cose altamente inquinanti appunto. Extreme E e quindi tutto il suo staff e i partecipanti coinvolti nella competizione, utilizzeranno tazze Lyfecycle, pellicole, posate per tutta la durata del weekend e dimostrerà anche come questi prodotti si disintegrino disperdendosi senza inquinare: per far questo ecco che ha fatto la sua comparsa una sorta di enorme scatola: iI fondatore di Extreme E, Alejandro Agag ha ideato il concetto di Livinglab dopo essere venuto a conoscenza della tecnologia Lyfecycle di Polymateria. Il Livinglab è stato

costruito da Pinewood Studios fuori Londra, per soddisfare le complesse esigenze tecniche della necessità di aiutare e sostenere l'ambiente naturale e proteggere l'integrità scientifica dell'esperimento.

Il Livinglab è una scatola di vetro di 1800 x 1200 x 1200mm, coperta con acciaio perforato e una rete interna a zanzariera: la parte superiore permette alla luce, all’aria e all’umidità di passare liberamente, ma assicura anche che gli insetti non riescano a entrare. La base invece è porosa perché acqua, microbi e piccole creature (lombrichi) possano passare attraverso. Per tutta la durata delle gare funzionerà come un enorme cassonetto dove tutti noi potremo buttare i rifiuti e questa plastica particolare appunto. Fra un anno poi si aprirà la scatola gigante e, se l’esperimento sarà riuscito, al suo interno non dovrebbe esserci più niente. Ogni mese, comunque, la scatola verrà aperta e un pezzo del materiale all’interno verrà prelevato per essere studiato e sottoposto a controllo sperimentale.