Dakar 2027: quando arroganza e ipocrisia dominano su una cosa chiamata Etica

Esaurito il tempo degli annunci ufficiali, dei comunicati e dei commenti, dei festeggiamenti e delle condivisioni, arriva il momento delle considerazioni, quelle serie, quelle vere che analizzano tutti gli aspetti di questa nuova Dakar 2027, in Marocco, con partenza dal Portogallo. Un'analisi dei fatti, pura e semplice, senza schierarsi da una parte o dall'altra.
Primo Fatto: cominciamo dai cenni storici. Molti giornali hanno scritto ritorno alle origini, dimenticando che le Dakar, quelle delle prime edizioni, di fine Anni Settanta e inizio Ottanta non passavano dal Marocco, bensì da Algeria e Libia. Thierry Sabine - che riposi in pace - di far passare la sua Dakar dal Marocco non lo ha mai minimamente immaginato, nè tanto meno pensato, e infatti, la prima edizione della Dakar in Marocco è datata 1993, Parigi-Tangeri-Dakar e Thierry Sabine era ormai sepolto da 7 anni. Al volante della 'baracca' c'era suo papà, Gilbert e quella è stata l'ultima edizione nelle sue mani perché poi, dopo la sua abdicazione, si è passati attraverso la Parigi-Dakar-Parigi con Fenouil e dal 1995 è iniziata l'era Hubert Auriol.
Dunque, chiamare ritorno alle origini una gara che si corre solo in Marocco è il primo errore.
Ma andiamo avanti.
Secondo fatto: un rally di 12 giorni nel Paese più inflazionato dai rally raid non è cosa da poco: in Marocco si corrono già l'80 per cento dei rally raid del mondo. A cominciare dal Rally del Marocco, valido per il Campionato del Mondo, per proseguire con il Carta Rally, l'AddaxRally - tra l'altro appena conclusosi - il Marocco Desert Challenge, il Lamas Rally, il Fenek, la Baja SSV Marocco e molti altri ancora...pensate addirittura l'intelligenza artificiale se digitate rally raid in Marocco risponde : Il Marocco è una delle mete più iconiche al mondo per i rally-raid, grazie a una grande varietà di terreni (dune, piste sterrate, fiumi in secca, pietre e zone desertiche) e a una forte tradizione motoristica.
Inizialmente il rally di gennaio, una volta scritto e ufficializzato che non si poteva correre in Arabia Saudita data l'attuale situazione geopolitica, non doveva chiamarsi Dakar ma semplicemente rappresentare la prima prova del Campionato Mondiale, ma con ogni probabilità il Marocco ha 'costretto' ASO a chiamarla davvero Dakar per potersi di nuovo fregiare, giustamente, dell'onore di ospitare il rally raid più famoso del mondo. Marocco che aveva mal preso il soprannome Piano B comparso su diversi organi di stampa.
E già, a questo proposito, non si può fare a meno di porsi degli interrogativi...Ma come, nel 2008 questa stessa organizzazione ha dato al Marocco un calcio nel sedere, ha chiamato terroristi tutti gli abitanti dei tre Paesi che si sarebbero dovuti attraversare - Marocco, Mauritania, Senegal - se n'è andata via sbattendo la porta e ora, 19 anni dopo ritorna, come se nulla fosse, e con una arroganza che nel mondo dello sport raramente si vede, si risiede sul trono e con lo scettro in mano comanda, fa e disfa a suo piacimento? Avvertendo già tutti che il 23 gennaio al Marocco questa stessa società darà un altro calcio nel sedere, dicendogli 'tante grazie, noi torniamo in Arabia Saudita'. Terzo fatto !
Ma davvero questo è sport?
E dell'altra gara che ce ne facciamo? Di un'Africa Eco Race che nel 2009 è andata in soccorso di quei Paesi africani rimasti orfani della Dakar, che non li ha lasciati soli, che ha continuato la tradizione dei rally, che da 18 anni si corre in questi Paesi, addirittura con il Patrocinio ufficiale del Regno, una gara che aveva già depositato le sue date per la 18esima edizione nel febbraio 2026, che ne vogliamo fare? Niente, assolutamente niente.
Ignorati, calpestati, trattati come esseri minori. Golia vince in questo caso e schiaccia i suoi avversari deridendoli.
Arroganza pura, e chiara intenzione di danneggiare l'altra gara: si sarebbe potuto correre come previsto dal primo gennaio al 15, oppure dall'8 al 22...No, le date sono state spostate apposta per nuocere gli altri organizzatori, e con loro anche i fornitori, sul campo, che lavorano per entrambe le società che gestiscono i rally.
Golia non patteggia, Golia si prende tutto.
E la cosa più triste è che tutti sono dalla parte di Golia: le Federazioni che dovrebbero proteggere chi organizza, che dovrebbero - da regolamento scritto - obbligare al rispetto di almeno 15 giorni fra un rally e l'altro, specie quelli di lunga durata, e anche i Governi che non hanno esitato a spalancare le loro porte all'usurpatore, a chi è venuto non in pace ma per invadere e saccheggiare. Fatto numero quattro.
Saccheggiare un territorio, prima di tutto, che verrà martoriato dal passaggio di oltre 300 concorrenti che gireranno sempre intorno alle stesse zone - su 12 tappe ben sei sono ad anello - ma saccheggiare anche le tasche dei concorrenti perchè le tariffe di una Dakar di 12 giorni in Marocco saranno esattamente le stesse che i partecipanti avrebbero pagato per l'Arabia Saudita. Un traghetto di 6 ore costerà migliaia di euro, come se andasse in Arabia Saudita con un viaggio di circa 18 giorni: migliaia di euro per trasportare un camper, un camion o un semirimorchio, e non ci saranno ritocchi ai prezzi.

Fatto numero 5. Quindi una moto per correre in tondo, in Marocco pagherà 20800€ e un camion in gara 46800€ che divisi per 12 tappe significa 3900 euro al giorno...Ma non sarebbe meglio una vacanza ai Caraibi? O alle Hawai?
E non è tutto. Ovviamente non siamo più in Arabia Saudita, quindi a questa cifra va aggiunta la benzina - per alcuni, non per tutti - e poi altra curiosità...così tanto per parlare, alle verifiche in Portogallo, per tre giorni, niente catering, il mangiare te lo devi pagare...Ma sì, ma tanto che cambia, euro più o euro meno?
L'ipocrisia, di cui si parla nel titolo, viene da chi festeggia il ritorno in Africa della Dakar...e che probabilmente non ha capito bene. 'La Dakar torna in Africa' hanno scritto, detto, commentato, ripetuto in ogni dove ma in realtà la Dakar torna in Marocco, dopo circa 19 anni, e fa quello che un alto numero di rally fa già da diversi decenni. Quindi qui non si tratta dell'exploit Sud America, o Arabia Saudita, posti nuovi, da esplorare, scoprire, vivere, ma di un Paese trito e ritrito che puoi visitare con qualsiasi tour operator in moto, quad, SSV. Alcuni la chiamerebbero minestra riscaldata, un po' cara per la verità.
Fatto numero sei. Con una cifra di poco superiore al 50 per cento dell'iscrizione alla Dakar 2027 in Marocco, ci si va all'Africa Eco Race, e ci si gode le dune della Mauritania e il leggendario, quello sì, Lago Rosa.
Eeee, ma la Dakar è la Dakar. Ma certo, è ovvio, un nome che evoca avventura, leggenda, sfida con se stessi...ma di certo non per il 2027. Se aggiungo ancora qualche migliaio di euro magari riesco ad andare sulla luna, chissà si potrebbe chiedere consiglio a Elon Mask per la prossima edizione.
Ironia a parte ora arriva la parte dedicata a questa grande sconosciuta: l'etica.
Fatto numero sette. Quando venerdì mattina è uscita la notizia del percorso e delle date della Dakar si è scatenato un inferno mediatico: messaggi, post, video, foto, condivisioni, e ovviamente fra giornalisti, ci si parla, senza limiti di Paese. Il commento che più mi ha colpito per la sua veridicità e la sua semplicità è arrivato da un mio collega e amico spagnolo. Ha detto semplicemente 'Qui vale tutto' ed è vero. Con tre semplici parole ha riassunto la legge della giungla, del più forte, del prepotente di turno che arriva e si prende il pallone, o i soldatini, o la ragazza più bella.
Vale tutto perchè l'etica, il rispetto, il 'parliamone insieme e troviamo una soluzione' non esistono più. Siamo nemici - è vero - ma magari cerchiamo una soluzione che non scontenti nessuno, bastava dire questo, ma forse la mia visione è troppo romantica, vero?
Facciamo qualcosa che faccia contenti tutti, a cominciare dai fornitori di servizi sul territorio che faranno fatica a far fronte a due eventi così lunghi, sovrapposti, e continuando con team e piloti, quelli che pagano cioè, quelli che tengono in vita questo sport e le Federazioni, quelli che con le loro licenze e le loro iscrizioni permettono ai propri sogni di avverarsi.
A proposito, per chi non fosse pratico con la parola etica eccone una semplice spiegazione: una branca della filosofia che studia la condotta umana e analizza i fondamenti razionali per distinguere il bene dal male, il giusto dall'ingiusto e ovviamente deriva dal greco - êthos e dal latino ethĭca. Insomma un modo di riflettere in modo critico e teorico sui comportamenti, sui valori e sulle norme che guidano le azioni degli individui o dei gruppi.
Già, ma in questo caso, di che valori parliamo?
ASO ha vinto, e vero, e quindi W la Dakar. Ma lo ha fatto senza alcun rispetto, per gli altri e per le regole, non è stata corretta - eppure bastava davvero poco - e non ha rispettato la dignità di nessuno - piloti, team, governi, federazioni, altri organizzatori.
Lo sport, nel senso di spirito sportivo, è morto.
Amen.
Lunga vita allo sport.

Fatto numero 8 . Significato di spirito sportivo. secondo la IA: lo spirito sportivo, e olimpico, rappresenta l'insieme di valori morali, educativi e sociali che vanno oltre la semplice competizione e la conquista di una medaglia.
Tra i principi fondamentali:

Il Fair Play (Gioco Leale): significa gareggiare con correttezza, rispettando le regole scritte e non scritte, l'avversario e gli ufficiali di gara. La vittoria non ha valore se ottenuta con l'inganno o a scapito della dignità altrui.
I tre valori olimpici ufficiali: eccellenza, rispetto e amicizia, promossi dal Comitato Olimpico Internazionale per costruire un mondo migliore attraverso lo sport.





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